Il 28 novembre, due mesi dopo lo svolgimento delle elezioni legislative, l’Islanda si è dotata di un nuovo governo, con al vertice sempre il primo ministro Katrín Jakobsdóttir, che ricopriva l’incarico già dal 2017. La formazione del nuovo esecutivo è stata rallentata dalle operazioni di verifica che sono state necessarie per attestare la regolarità del voto nella circoscrizione nordoccidentale, in cui le schede elettorali sono state lasciate non sigillate e non controllate tra il conteggio iniziale e il riconteggio avvenuto il giorno successivo.

A comporre il nuovo governo saranno le stesse forze politiche che hanno sostenuto Jakobsdóttir nella precedente legislatura: Sinistra – Movimento Verde (Vinstrihreyfingin – grænt framboð, VG), la formazione da cui proviene il primo ministro, Partito dell’Indipendenza (Sjálfstæðisflokkurinn, SSF) e Partito Progressista (Framsóknarflokkurinn, FSF). Si tratta di tre compagini che provengono da aree ideologiche molto diverse, ma che sono accomunate dalla posizione fortemente antieuropeista. Questo ha permesso ai socialdemocratici-ecologisti di VG, ai conservatori di SSF ed ai liberali di FSF di convivere per quattro anni alla guida dell’isola nordica, tanto da ottenere una netta riconferma alle elezioni, che permetterà alla maggioranza di avere dalla propria parte 38 dei 63 deputati che siedono nel parlamento di Reykjavík, cinque in più rispetto alla precedente legislatura.

Questa scelta, va detto, ha portato non poche critiche proprio nei confronti del primo ministro Jakobsdóttir, che secondo i suoi detrattori avrebbe snaturato le posizioni del suo partito, che si proclama di “sinistra radicale”. Tuttavia, secondo la stampa locale, kobsdóttir ha avuto anche il merito di riportare stabilità politica al Paese dopo un decennio di governi di breve durata che si sono alternati al potere senza riuscire davvero a poter contare su una solida maggioranza. 

È stato complicato negli ultimi quattro anni e continuerà ad essere complicato. Ma forse è anche salutare dover lavorare con persone che non sono d’accordo con te su tutto“, ha dichiarato il primo ministro dopo aver annunciato il raggiungimento dell’accordo di governo. “Il messaggio delle elezioni parlamentari è stato molto chiaro, dando al governo una maggioranza molto netta“, ha aggiunto.

Il nuovo governo è composto da dodici membri, di cui cinque provengono dal Partito dell’Indipendenza, quattro dal Partito Progressista e solo tre dalla formazione Sinistra – Movimento Verde, che però come detto avrà dalla sua la carica di primo ministro. La distribuzione dei ministeri, del resto, riflette quelli che sono i risultati elettorali delle tre formazioni di governo, con il partito di Jakobsdóttir che è stato l’unico ad arretrare rispetto alla precedente legislatura, pagando, come detto, la sua scelta di allearsi con due forze ideologicamente lontane.

In particolare, il partito Sinistra – Movimento Verde ha perso il controllo dei ministeri dell’Ambiente e della Sanità, di importanza simbolica, ma guiderà il ministero della Pesca e dell’Agricoltura, nonché quello del Lavoro. Al contrario, il partito più grande, il Partito dell’Indipendenza, mantiene i portafogli delle Finanze, degli Affari Esteri e della Giustizia, ma ha assunto anche quelli per l’Ambiente e l’Industria. Infine, il Partito Progressista guiderà i ministeri della Sanità, dell’Istruzione e del Commercio, oltre al un nuovo ministero per le Infrastrutture che raggruppa le questioni relative ai trasporti, all’edilizia abitativa e all’urbanizzazione.

Secondo la dichiarazione congiunta delle tre forze politiche, “il nuovo governo intende promuovere la stabilità economica e ricostruire la forza fiscale sulla base di un’economia forte“, mentre l’altro grande obiettivo del governo sarà quello di combattere il cambiamento climatico attraverso una riduzione delle emissioni e investimenti verdi.

FORMAZIONE DEL GOVERNO JAKOBSDÓTTIR II

Primo ministro: Katrín Jakobsdóttir (VG)
Ministro degli Affari Esteri: Þórdís Kolbrún R. Gylfadóttir (SSF)
Ministro delle Finanze e degli Affari Economici: Bjarni Benediktsson (SSF)
Ministro delle Infrastrutture: Sigurður Ingi Jóhannsson (FSF)
Ministro degli Interni: Jón Gunnarsson (SSF)
Ministro della Scienza, dell’Industria e dell’Innovazione: Áslaug Arna Sigurbjörnsdóttir (SSF)
Ministro della Pesca e dell’Agricoltura: Svandís Svavarsdóttir (VG)
Ministro dell’Ambiente, dell’Energia e del Clima: Guðlaugur Þór Þórðarson (SSF)
Ministro dell’Istruzione e dell’Infanzia: Ásmundur Einar Daðason (FSF)
Ministro degli Affari Sociali e del Mercato del Lavoro: Guðmundur Ingi Guðbrandsson (VG)
Ministro della Sanità: Willum Þór Þórsson (FSF)
Ministro del Turismo, del Commercio e della Cultura: Lilja Dögg Alfreðsdóttir (FSF)

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Giulio Chinappi – World Politics Blog

Di Giulio Chinappi - World Politics Blog

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora. Nel suo blog World Politics Blog si occupa di notizie, informazioni e approfondimenti di politica internazionale e geopolitica.

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