46 anniversario della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi. Il popolo saharawi continua a reclamare i propri diritti


Francesco Cecchini


Da Sahara Press Service s (psrasd@gmail.com)


Il popolo Saharawi celebra il 46° anniversario della proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica, in circostanze internazionali e regionali eccezionali segnate dal ritorno della guerra e dalla ratifica del riconoscimento dello Stato Saharawi come attore importante nella regione e nell’ Unione Africana. La Repubblica Araba Democratica Saharawi è stata proclamata il 27 febbraio 1976 come riflesso e consolidamento delle aspirazioni alla libertà del popolo Saharawi e del suo rifiuto del colonialismo spagnolo e dell’invasione marocchina. “Convinti che tutti i popoli abbiano il diritto inalienabile alla libertà assoluta, all’esercizio della loro sovranità e all’integrità del loro territorio nazionale”, si legge nell’atto fondativo della proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica il 27 febbraio 1976 a Bir Lehlu. Sono passati 46 anni dalla sua gloriosa fondazione. Da allora la Repubblica Saharawi, in continua crescita, ha tracciato le tracce del futuro del suo popolo. Dalla sua creazione, la Repubblica Saharawi è sopravvissuta al tempo dell’ esilio e alle continue e spietate manovre imperialiste. È sopravvissuta all’ amnèṡica politica spagnola e ai suoi governi che per più di quattro decenni non si sono presi la briga di agire con conseguenza. Si aspetta da 46 anni che la Spagna democratica si assuma le proprie responsabilità. Il popolo Saharawi dopo questo lungo periodo di delusioni, di cattiva colonizzazione e di peggiore decolonizzazione, non si aspetta nulla da una nazione che antepone i suoi interessi sconvenienti al suo decoro, ai diritti umani e alla legalità internazionale. La Spagna dopo quattro decenni, continua a favorire la posizione del Marocco e la perpetua occupazione marocchina del territorio della Repubblica Saharawi
RASD è sopravvissuta agli infiniti intrighi, ai veti della Francia e di altri con diritto di veto che con tanti ostacoli hanno interrotto tante volte il processo di pace, con tanta flaccida ostinazione. Ha coraggiosamente superato le manovre del Paese gallico, degli alleati del Marocco e di chi ha recentemente venduto la propria dignità in cambio di miseri favori, ma non sarà sempre possibile continuare a difendere un criminale internazionale per aver invaso il Sahara occidentale e il più grande torturatore e violatore dei diritti umani nel mondo.
RASD ha sfidato coloro che non hanno modestia diplomatica e ha frustrato i piani di molti che volevano infrangere il diritto internazionale.
RASD è rimasta unita nell’ Unione Africana come membro fondatore dell’organizzazione continentale, partecipando ai Vertici del continente e ad altri vertici di associazione con altre organizzazioni e organizzazioni internazionali. Durante tutto questo tempo, la Repubblica Saharawi ha difeso la sua presenza dalle manovre dell’occupazione marocchina.
Se il Fronte POLISARIO e la RASD hanno saputo affrontare l’occupazione marocchina in campo militare e diplomatico, la storica mancanza di responsabilità della Spagna e il suo trattamento preferenziale con l’occupazione marocchina, con la Francia e i suoi veti consecutivi e con altre parti della Consiglio di sicurezza per il suo sostegno alla tesi marocchina, nell’ Unione Europea c’è stata una battaglia per la cessazione del saccheggio e dello sfruttamento irrazionale delle risorse naturali del Sahara.
La stragrande maggioranza delle formazioni politiche, in particolare organizzazioni europee, sindacali, professionali e umanitarie di natura nazionale, regionale o internazionale sostiene la RASD e mantiene rapporti di amicizia, cooperazione e solidarietà con il proprio Governo che si esprimono attraverso una molteplicità di iniziative ( dichiarazioni, scambi di visite, incontri e conferenze…) e, in particolare, la creazione di comitati di sostegno alla RASD in numerosi paesi (Messico, Venezuela, Costa Rica, Brasile, Francia, Spagna, Belgio, Svizzera, Portogallo, Olanda , FR di Germania, Italia…) che non smettono di organizzare atti di sostegno alla lotta del popolo Saharawi.
I successi diplomatici e le vittorie conseguite in oltre quattro decenni, a cominciare dall’ unità nazionale, madre di tutte le vittorie, il consolidamento delle istituzioni saharawi e la consacrazione del nostro Stato a membro a pieno titolo dell’ UA, sono stati raggiunti grazie ai sacrifici del nostro popolo e della nostra leadership politica.
A tal proposito, afferma il SG del POLISARIO: “Tutti i risultati raggiunti finora sulla questione nazionale sono dovuti all’unità e alla fermezza del popolo Saharawi”

In questi 46 anni nessun Paese ha riconosciuto la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale, nemmeno sui suoi intimi amici, Senegal, Gabon, Costa d’Avorio o Mali, l’invasione marocchina del 1975 è diventata un’occupazione, le parole dell’ex segretario generale dell’Onu, sig. Ban Ki Moon lo approva.
Innumerevoli sentenze, risoluzioni sia dell’ ONU che della stessa UE, hanno dimostrato in modo convincente che la presenza marocchina nel Sahara occidentale è illegale e che non ha avuto e non può avere effetti giuridici o politici che ledano il diritto del popolo Saharawi all’autolesionismo determinazione e indipendenza.
Sia il 32° Summit che il XXXIII Summit dell’Unione Africana hanno consolidato la posizione della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) a livello continentale e internazionale.
La decisione del XXXIII Vertice dell’ Unione Africana, svoltosi in Etiopia, sull’ associazione, pone fine alle pretese del Marocco in materia di partecipazione.
La sua partecipazione al V Summit arabo-africano che ha avuto luogo tra le due organizzazioni nella capitale saudita, Riyadh, è un grande traguardo della diplomazia saharawi.
La partecipazione della Rebubblica Saharawi ad altri eventi internazionali e regionali conferma i grandi progressi raggiunti: la sua presenza alla Conferenza Internazionale sulla Sicurezza Alimentare, tenutasi ad Addis Abeba e organizzata da UA, Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), Organizzazione Mondiale dell’Alimentazione Salute (OMS) e il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), oltre alla sua partecipazione ai Vertici di Abidjan, Malabo, Maputo, Tokyo e Bruxelles, sono tutti “segni che mostrano che la marcia della SADR per imporre la sua piena sovranità e il suo posto tra le nazioni è irreversibile

A sostegno della nostra giusta causa, sono stati creati gruppi parlamentari di solidarietà con il popolo Saharawi in diversi paesi e regioni. Il più recente: è stato costituito l’Intergruppo Parlamentare Pace nel Sahara in ANDALUSIA, il Gruppo di amicizia tra il Messico e la Repubblica Araba Democratica Saharawi e al Parlamento Europeo, il Gruppo Parlamentare Europeo, Pace per il Popolo Saharawi.

Negli ultimi anni si è lavorato per una presenza più ferma, sostenuta e più visibile dello Stato Saharawi nei Territori Liberati, una maggiore presenza sui palcoscenici internazionali, una maggiore partecipazione dei Saharawi ai Riunioni di Alto Livello, ai vertici del continente, ai vertici delle associazioni, congressi, forum internazionali e promuovere il lavoro diplomatico verso quattro obiettivi fondamentali:
1-Rendere più visibile la presenza della Repubblica Saharawi in tutto ciò che riguarda i paesi membri dell’ Unione Africana (UA), in particolare per quanto riguarda i vertici di associazione con organizzazioni e agenzie internazionali.
2- Abbattere la barriera informativa imposta dall’occupazione del territorio e dalla battaglia per la liberazione di tutti i prigionieri politici Saharawi che languiscono nelle carceri marocchine.
3- Sensibilizzare sulla situazione dei diritti umani nelle Zone Occupate del Sahara Occidentale e sulla fragile situazione umanitaria nei Campi Dignità Camps.
4- La battaglia per la cessazione del saccheggio delle risorse naturali del Sahara.
Sono stati 46 anni di lotta e di resistenza di un popolo in esilio che ogni anno ha dato al mondo lezioni di dignità. Un popolo con una grande morale, con una forza incredibile che scaturisce dalla convinzione per la giustezza della propria causa e dalla fede nella vittoria. 46 anni nel deserto con un sistema educativo che ha saputo contribuire alla scolarizzazione totale della popolazione dai 3 ai 16 anni, (la mancanza di scolarizzazione di massa è un grosso problema per alcuni paesi del così detto terzo mondo). Oggi vi sono asili nido, scuole primarie, scuole secondarie, un istituto di formazione professionale e un’università. In termini di salute pubblica, lo Stato Saharawi ha costruito dispensari, ospedali e un grande complesso sanitario per offrire servizi medici alla popolazione rifugiata. Sono stati formati medici, infermieri e personale sanitario in grado di coprire i servizi necessari per rispondere ai bisogni sempre crescenti di questo settore. Siamo un popolo molto più istruito rispetto a quattro decenni fa. Forse il grande progetto della in questi anni è quello di aver investito sui suoi giovani: la gioventù saharawi è molto più preparata ed educata di tanti giovani di paesi sovrani. L’ emancipazione delle donne è un’altra conquista. L’equilibrio della partecipazione delle donne Saharawi alla vita politica è lodevole. Le donne Saharawi sono dirigenti, parlamentari e ministri. Le donne occupano l’88% delle posizioni professionali e amministrative nel settore dell’istruzione e il 68% nel settore sanitario. Hanno una forte presenza in altri settori come l’amministrazione, la polizia, la giustizia, l’informazione e gli affari esteri. Ora siamo molto più forti di 30 anni fa, 46 anni in lotta per la sovranità, per il rafforzamento dei propositi di pace e fratellanza nel continente, quest’opera non può essere un miraggio. Nei passati discorsi in occasione della Proclamazione della RASD, il Presidente Brahim Gali ha affermato che lo Stato Saharawi è una realtà nazionale, regionale e internazionale irreversibile, fattore di equilibrio e stabilità nella regione, e che senza rispetto della volontà e del diritto del popolo Saharawi all’autodeterminazione e all’indipendenza, non potrà godere di pace, sviluppo e stabilità reali e duraturi.
Nelle parole del professor Carlos Ruiz Miguel, analista GEES dell’ area del Maghreb e in materia di diritto costituzionale, la Repubblica Democratica Araba Saharawi esiste. Non è uno stato ‘fittizio’, o ‘spettrale’, o ‘virtuale’, o un ‘miraggio’ del deserto, ma uno Stato con tutta la legge».
Questa è la RASD, frutto di una resistenza durata 46 anni da parte di un popolo il cui unico desiderio è quello di godere del proprio diritto inalienabile alla libertà e di vivere con dignità in pace in un Sahara Occidentale libero.

Bandiere della Repubblica Democratica Araba Saharawi

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, pubblicata da Ventura Edizioni Traduce dalle lingue, spagnolo, francese, inglese e brasiliano che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est.

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