I risultati delle elezioni bulgare lasciano presagire un ritorno al potere del partito di Boyko Borisov. Intanto il governo provvisorio ha interrotto le sanzioni contro le compagnie petrolifere russe fino alla fine del 2024.

Meno di un anno dopo le elezioni del novembre 2021, la Bulgaria è tornata alle urne, effetto di un travagliato momento politico per il Paese che affaccia sul Mar Nero. Dopo due elezioni che non avevano portato a nulla, infatti, la terza tornata elettorale consecutiva sembrava aver riportato la stabilità a Sofia, con Kiril Petkov che era riuscito a formare un governo di coalizione. Il nuovo esecutivo ha però avuto vita breve, visto che a giugno il partito C’è un popolo come questo (Има такъв народ, ИТН; Ima takăv narod, ITN) ha ritirato il proprio sostegno al governo. L’ex ministro del Lavoro Galab Donev ha dunque preso le redini di un governo ad interim per traghettare il Paese alle elezioni del 2 ottobre.

I risultati hanno visto il ritorno al primo posto del partito GERB (Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria, in bulgaro Граждани за европейско развитие на България, traslitterato Graždani za evropejsko razvitie na Bălgarija), guidato dall’ex primo ministro Boyko Borisov, il secondo capo di governo più longevo nella storia del Paese dopo il comunista Stanko Todorov. La coalizione di centro-destra guidata dal partito GERB ha ottenuto il 24,48% delle preferenze e 67 seggi sui 240 che compongono il parlamento di Sofia.

Al secondo posto troviamo proprio il partito di Kiril Petkov, che ha pagato l’esperienza negativa al governo con una perdita di quattordici seggi: Continuiamo il Cambiamento (Продължаваме промяната; Prodalžavame promyanata, PP) ha raggiunto il 19,52% delle preferenze con 53 scranni al proprio attivo. Segue il Movimento per i Diritti e le Libertà (Движение за Права и Свободи, ДПС; Dviženie za Prava i Svobodi, DPS), che come sempre si mantiene stabile grazie al sostegno della minoranza turca ed elegge 36 rappresentanti con il 13,29% dei consensi.

Fanno registrare una crescita preoccupate gli ultranazionalisti di Rinascita (Възраждане; Vazraždane), che passano da tredici a ventisette seggi, raggiungendo il loro miglior risultato di sempre, pari al 9,83% dei voti validi, mentre resta stabile il Partito Socialista Bulgaro (Българска Социалистическа Партия, БСП; Bălgarska Socialističeska Partija, BSP), che elegge venticinque deputati. Infine, completano il quadro dell’emiciclo di Sofia la coalizione liberale Bulgaria Democratica (Демократична България, ДБ; Demokratična Bălgarija, DB), con venti seggi, e la nuova formazione dell’ex premier ad interim Stefan YanevAscesa Bulgara (Български възход; Balgarski važod), di orientamento conservatore ed euroscettico.

A pagare lo scotto della caduta anticipata del governo è proprio il partito che l’ha causata, ITN, che esce dal parlamento dopo essere stata la sorpresa delle precedenti elezioni. La formazione populista di Slavi Trifonov non ha superato la soglia di sbarramento del 4%, fermandosi al 3,71% dei consensi, e perdendo dunque tutti i suoi 25 seggi.

Il risultato di queste elezioni lascia presagire, ancora una volta, lunghi e difficili colloqui per la formazione di un nuovo governo. Non va esclusa nemmeno la possibilità che, tra pochi mesi, i cittadini vengano nuovamente chiamati alle urne, anche se questa situazione sta chiaramente esasperando i bulgari, come si evince dalla bassissima affluenza alle urne (39,41% degli aventi diritto). Tutto questo in un contesto economico difficile, che vede la Bulgaria soffrire particolarmente per la crisi energetica, con il rischio che il Paese non centri gli obiettivi macroeconomici necessari per l’adozione dell’Euro nel 2024.

Boyko Borisov ha indicato di essere aperto ai colloqui con tutte le forze politiche. Il problema è che gli altri partiti lo considerano come colui che ha permesso il dilagare della corruzione nel Paese nel corso dei suoi lunghi anni di governo, e difficilmente accetteranno di entrare in un governo da lui guidato. Kiril Petkov, ad esempio, ha già dichiarato: “Ci siamo impegnati a non entrare in coalizione con GERB e rimarremo fedeli alla nostra promessa“. Una soluzione di compromesso potrebbe essere quella di scegliere come primo ministro un altro esponente del partito GERB, con Borisov che resterebbe al di fuori delle cariche ufficiali. L’altra possibilità è che i partiti “anti-corruzione” formino una coalizione di governo escludendo proprio il partito più votato, con il rischio, però, che il governo abbia vita breve come quello precedente.

Intanto, il governo ad interim di Galab Donev ha deciso di affrontare la crisi energetica che sta colpendo il Paese, smarcandosi dalle insensate sanzioni unilaterali imposte dal resto dell’Europa ai danni della Russia. In particolare, Donev ha annunciato la sospensione delle sanzioni nei confronti dei fornitori russi di carburante fino alla fine del 2024. “È autorizzato stipulare nuovi contratti governativi e accordi quadro con i fornitori di carburante per motori della Federazione Russa a partire dal 10 ottobre 2022“, si legge nella nota stampa rilasciata dal governo di Sofia. “L’eccezione è introdotta in relazione alla necessità di fornire carburante per motori per le normali operazioni delle autorità governative e di altre agenzie allo scopo di proteggere l’ordine pubblico, la vita e la salute dei cittadini bulgari e la sicurezza nazionale. È in vigore fino al 31 dicembre 2024“.

La decisione del governo bulgaro crea dunque un’ulteriore crepa nel sistema delle sanzioni imposto dagli Stati Uniti con vassalli europei al seguito, e potrebbe spingere altri Paesi a fare altrettanto di fronte alle difficoltà alle quali andranno incontro nel periodo invernale.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog

Di Giulio Chinappi - World Politics Blog

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora. Nel suo blog World Politics Blog si occupa di notizie, informazioni e approfondimenti di politica internazionale e geopolitica.

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