“Senza una risposta europea comune alla crisi energetica, rischiamo seriamente la frammentazione dell’Unione Europea” ha riconosciuto la presidente della Commissione alla inaugurazione dell’interconnettore Bulgaria-Grecia. von der Leyen ha descritto lo stato di divisione politica tra i paesi europei sulla crisi del gas russo, prima tra loro proprio la sua Germania. Il punto di Remocontro*

Il gas russo si è fermato a Tarvisio. E l’Ue ora ammette «La crisi è grave»

Ursula von der Leyen sconfitta, confessa: “Nessun un accordo significativo su un’azione comune che permetta di ridurre i costi energetici per famiglie e imprese, mentre trionfano gli interessi nazionali e si aggravano le contraddizioni di un mercato unico ispirato alla libera concorrenza”. Germania traditrice, quasi alla sovranista, modello Orban con sfumature polacche. E presto arriva l’Italia alla Meloni e l’Unione, trascinata nel vortice della sanzioni a spinta Usa, rischia di disgregarsi prima della Russia di Putin.

Manifestazioni contro il caro bollette

Crescono le manifestazioni contro il caro-bollette. Landini, segretario della Cgil: “La situazione sul piano sociale rischia di essere esplosiva”. L’Italia che con l’inflazione e il caro vita va meno peggio di altri: 8,9% contro l’oltre 10 di Germania e Gran Bretagna, ad esempio. Altrove le piazze sono già mobilitate, e arrabbiate. A Praga, in Francia e nella stessa Germania. Ma la Von Der Layenn cerca di coltivare e far crescere speranze, ma non convince.

‘Passo avanti’ verso dove?

“Abbiamo già fatto passi importanti. Ad esempio, ieri abbiamo concordato insieme di limitare i profitti eccezionali realizzati da alcune società energetiche. Bisogna fare di più per contenere l’aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia che stanno indebolendo la nostra economia. L’Europa ha tutto ciò di cui ha bisogno per liberarsi dalla nostra dipendenza dalla Russia. È una questione di volontà politica. Che però, al momento, manca”. E come nel gioco dell’oca, torniamo in punizione alla casella di partenza: l’Europa degli egoismi.

La Russia in guerra fa ovviamente la sua parte

“A questo scenario diviso tra un’ipotesi di ‘Unione per l’energia’ e una frammentazione politica progressiva si aggiungono i più o meno misteriosi episodi di interruzione del gas russo“, segnala Mario Pierro sul Manifesto. Ieri Eni ha comunicato che le forniture di gas russo all’Italia attraverso il Tarvisio sono «a zero». “Ci risulta però che l’Austria stia continuando a ricevere gas. Stiamo verificando con Gazprom se sia possibile riattivare i flussi verso l’Italia”. Tra Mosca e Vienna qualcuno ruba?

“La sospensione delle forniture dal Tarvisio non dovrebbero cambiare la situazione”, rassicura l’Eni, sperando che la versione tecnica della situazione energetica sia più attendibile di quella di parte politica dal ministero preposto. Al momento la fornitura del gas russo sarebbe stata diminuita al 10% del fabbisogno nazionale. E sappiamo, ci viene spesso ripetuto, che il governo ha programmato di sostituire gli oltre 20 miliardi di metri cubi anno di gas importati da Mosca.

Qualche segnale di eccessivo ‘ottimismo politico’ lo avevano già avuto: problemi per i milioni di metri cubi di gas promessi dall’Algeria. Sui circa 4 miliardi di metri cubi addizionali dal nord Europa –quale Europa solidale?-, e sulle prime forniture addizionali di Gnl in particolare dall’Egitto. E su gas e petrolio africani, più illusione che speranze concrete. E anche la piazze ‘italiane si muovono, al momento bruciando le bollette elettriche impossibili da pagare.

Don’t Pay UK’, bruciare le bollette e poi Liz Truss

Don’t Pay UK’, ‘ quasi 200.000 adesioni da consumatori che intendono bloccare il pagamento automatico in banca finché il governo non metterà in campo aiuti per le famiglie più povere. Il Guardian lancia l’allarme: l’alto costo delle bollette si inserisce in un momento in cui l’economia britannica affronta forti turbolenze del mercato valutario e mentre si annuncia un aumento dei tassi di interesse sui mutui. Manifestazioni a Birmingham, Bradford, Brighton, e Londra.

Peggio nel Belgio che ospita Ue e Nato

10mila persone in strada mentre le organizzazioni sindacali hanno indetto uno sciopero nazionale per “la perdita di ogni prospettiva di una vita decente“. Molti non vogliono sentire ragioni dello sconquasso economico che li colpisce. “Io conto sul mio governo per risolvere i problemi….. che ci sia un conflitto tra l’Ucraina e la Russia, una questione geopolitica o altro, non mi interessa”. Rabbia nei confronti della classe politica. “In Belgio abbiamo diversi livelli di governo… Quello della comunità di lingua fiamminga non sta facendo nulla. I soldi li avrebbero, ma dicono di voler tenere sotto controllo gli equilibri delle finanze pubbliche, quindi non danno nessun aiuto”.

Proteste simili, e per ora fortunatamente pacifiche, in tutta Europa, dalla Grecia all’Austria, fino alla Repubblica Ceca, con famiglie e lavoratori preoccupati per ciò che potrebbe riservare loro il futuro. E quella di oggi potrebbe essere la prima di un lungo inverno di mobilitazioni.

* Grazie a Remocontro

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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