La situazione in Ucraina tra infrastrutture ed energia sta diventando catastrofica: la DTEK, la più importante compagnia elettrica ucraina, parla di distruzioni enormi.

Ucraina, infrastrutture ed energia

Ieri è stata un ulteriore giornata durissima per le infrastrutture ucraine. Nonostante il Ministero della Difesa dichiari di avere abbattuto 44 missili su 50, il Primo Ministro Denys Shmyhal ammette che 18 installazioni sono state danneggiate (vedi mappa allegata, da fonte ucraina, con i successi della contraerea abbastanza sovrastimati).

Tra loro, le centrali idroelettriche di Dnipropetrovsk, Zaporozhie, Kremechug e Dnistrovka, più il nodo ferroviario di Pavlograd, dove c’è uno snodo fondamentale per i rifornimenti del fronte ucraino del Donbas.

Oltre agli obiettivi ‘grossi’, le centrali da 750 kW, procede la distruzione degli snodi, delle sottostazioni e dei trasformatori da 330 kW che, secondo i calcoli, sono ormai distrutti o inutilizzabili al 60% della loro capacità.

La rete a 750 kW continua a funzionare perché è allacciata alle centrali nucleari, che per ovvi motivi non vengono colpite: ma senza la rete a 330 kW l’energia non può essere usata dalle fabbriche o dalle case. E infatti, secondo quanto a dichiarato stamattina il sindaco di Kiev, Klitschko, 335.000 appartamenti sono senza elettricità e l’80% della popolazione è senz’acqua (nella foto, code per l’acqua a Kiev).

La situazione sta diventando catastrofica: la DTEK, la più importante compagnia elettrica ucraina, ha dichiarato che la maggior parte dei pezzi di ricambio sono stati utilizzati dopo la prima ondata di attacchi, quella del 10 ottobre, e non hanno i soldi per comprarne di nuovi. In un’intervista di oggi a Radio NV, riportata in inglese sul sito della DTEK, il direttore esecutivo Dmytro Sakharuk ha dichiarato:

“Il nemico sa dove colpire. Probabilmente sono consigliati dagli ingegneri energetici russi: è ovvio che i bersagli sono designati professionalmente e metodicamente bombardati. E questo viene fatto dopo che è trascorso un certo tempo e qualcuno ha visto quali danni sono stati causati. Poi ricorrono a ripetuti bombardamenti delle stesse strutture. Ad esempio, uno dei nostri impianti è stato colpito due volte, un altro impianto è stato colpito per la seconda volta oggi. [I russi] hanno verificato se [l’impianto] è stato interrotto o meno. In caso negativo o parzialmente interrotti – lo finiscono […] Colpiscono davvero in modo professionale, sistematico; sanno dove colpire. E capisco che non si fermeranno finché non distruggono completamente le strutture che sono già quasi distrutte”.

Per quanto riguarda le conseguenze sulla rete ferroviaria, e quindi per quanto riguarda l’arrivo dei rifornimenti al fronte, Ukrzaliznytsia (la compagnia ferroviaria ucraina) fa sapere che parte della rete è de-elettrificata, e si sta cercando di tamponare rimettendo in servizio le locomotive diesel.

Dal fronte: prosegue l’offensiva russa sul fronte di Donetsk. Tutto l’arco che va da Pisky a Pavlivka è in movimento, mentre l’esercito ucraino resiste e fa affluire quante più riserve possibile: che ovviamente vengono tolte ad altri settori del fronte, o dalle riserve

* ripreso da Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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