La neo – Presidente del Consiglio lo ha rivendicato con “chiarezza”: questa è una manovra politica.

Di conseguenza si tratta di una manovra di destra, da valutare non tanto e non solo con il bilancino del peso in cifre dei vari provvedimenti ma – appunto – della loro scaturigine politica, e di conseguenza sociale vista la matrice “storica” degli estensori.

Una manovra di impostazione ideologica (si veda la questione delle modifiche dell’opzione donna in materia di pensioni) e corporativa con il deficit orientato ad aiutare le imprese (abolizione progressiva del reddito di cittadinanza, flat tax incrementale per gli autonomi, detassazione dei premi di produttività venduta come versione “tassa piatta” per i dipendenti).

Qualche venatura populista (marca Forza Italia) la si ravvede nella rimodulazione della rivalutazione delle pensioni.

In realtà è la rivendicazione “politica” che appare davvero controcorrente: un richiamo di distacco verso la linea del governo Draghi verso la quale Fratelli d’Italia compì un’abile “opposizione di Sua Maestà”.

Una rivendicazione di appartenenza, quella della manovra politica, rivolta soprattutto ad approfittare del vuoto di espressione del PD che annuncia una mobilitazione di piazza scoprendosi per adesso privo di obiettivi: mentre il M5S può sbandierare comunque la difesa ad oltranza del reddito di cittadinanza come punto di appoggio nella lotta contro la povertà.

L’opposizione paga ancora l’assenza di visione complessiva, già dimostrata nel corso dell’amorfa campagna elettorale.

L’opposizione alla manovra dovrebbe essere accompagnata anche da una forte iniziativa politica sulle grandi questioni di politica internazionale: prima fra tutte la richiesta della pace e di nuovi equilibri individuando e respingendo l’azione più pericolosa che questo governo sta compiendo: quella di voler far coincidere la NATO con l’UE che significa assieme sudditanza USA e spostamento a Est dell’asse europeo.

Torniamo però all’ assenza di visione al riguardo dello specifico della critica alla manovra di bilancio.

Un’assenza di visione che riguarda soprattutto i temi delle scelte da compiere sul piano sociale che dovrebbero precedere quelle da compiersi sul piano delle poste di bilancio con l’abbandono di ipotesi concrete di programmazione economica rivolta nel senso del riequilibrio: prima fra tutte la patrimoniale, di seguito la riduzione delle spese militari, la programmazione industriale (esiste un’enorme questione di iniziativa pubblica sui grandi nodi dell’industria: primo fra tutti quello riguardante la siderurgia); la destinazione del surplus delle aziende energetiche che dovrebbe essere destinato a fronteggiare la crescita dell’inflazione ( con il ripristino anche temporaneo di un meccanismo di scala mobile) e ancora l’espressione di una chiara visione del PNRR rivolto alle priorità del deficit infrastrutturale, delle energie alternative e del riequilibrio Nord/Sud.

Non secondaria sarebbe un’espressione di forte opposizione alle grandi opere: “in primis” il dannato Ponte sullo stretto.

Si tratta soltanto di alcuni esempi in un contesto generale che meriterebbe molta più attenzione, capacità di coinvolgimento e di comprensione della fase di quella che stanno dimostrando forze politiche fortemente racchiuse nel loro bozzolo di autoreferenzialità e di concorrenza interna.

Di Franco Astengo

Lunga militanza politico-giornalistica ha collaborato con il Manifesto, l'Unità, il Secolo XIX,. Ha lavorato per molti anni al Comune di Savona occupandosi di statistiche elettorali e successivamente ha collaborato con la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Genova tenendo lezioni nei corsi di "Partiti politici e gruppi di Pressione", "Sistema politico italiano", "Potere locale", "Politiche pubbliche dell'Unione Europea".

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