Giorgia Meloni ci raccontava che armare Kiev sarebbe stato gratis e invece, da brava cadetta di West Point, obbedisce ai diktat USA e finiremo per spendere più di 4 miliardi di euro per comprare i Leopard 2.
Meloni lancia la corsa al riarmo: 4 miliardi per 200 carri armati Leopard 2
Il Sottosegretario di Stato alla Difesa Isabella Rauti, nel corso dell’audizione parlamentare dinanzi alla IV Commissione Difesa della Camera, ha annunciato che il programma di acquisto di nuovi carri armati, nello specifico i Leopard 2, sarà inserito nell’ormai prossimo Documento Programmatico Pluriennale 2023-2025.
Rauti ha indicato in duecentocinquanta carri armati il requisito dell’Esercito Italiano per far fronte alle esigenze nazionali ed alle necessità imposte dagli impegni NATO. Tale numero, superiore all’attuale – che sulla carta è di duecento carri armati del tipo Ariete C1 – verosimilmente sarà raggiunto con 125 Ariete C2 AMV e con i nuovi Leopard 2, questi ultimi prodotti da Krauss Maffei Wegmann.
Il Sottosegretario ha poi aggiunto che il programma Ariete C2 AMV gestito dal CIO (Consorzio Iveco Defence Vehicles – OTO Melara ora Leonardo) andrà avanti (circa 850 milioni sono stati già stanziati nel corso del 2022 ed i tre prototipi previsti sono stati completati) e, pertanto, l’Esercito Italiano, dopo diversi anni tornerà ad avere una doppia linea di carri armati.
E così vengono ufficializzate le voci che erano state riportate da Rid, Rivista Italiana Difesa sulla volontà del governo Meloni di rispondere alle richieste della Nato – cioè Washington – sul miglioramento degli arsenali europei dell’Alleanza.
Obiettivo del Governo e della Difesa rimane la partecipazione italiana al programma MGCS (il nuovo carro armato/mezzo di combattimento) a guida franco-tedesca, in verità da diverso tempo appannato avendo accumulato un forte ritardo rispetto ai tempi precedentemente previsti, e che, proprio in questi giorni, è stato al centro di un “rilancio” da parte dei Ministri della Difesa di Francia e Germania, preoccupati dallo stallo in cui versa l’iniziativa. Oltre l’Italia, hanno mostrato interesse anche la Svezia (che come il nostro Paese per il momento ha lo status di “osservatore”) e la Spagna.
(Fonte: Ares Osservatorio Difesa)
