Fabrizio Casari 

Come fosse loro la pelle, come fosse loro il territorio, come fosse loro il tributo di sangue da pagare, i paesi NATO riuniti a Praga hanno deciso – con l’eccezione di Turchia, Italia, Spagna, Lussemburgo e Austria – di consentire agli ucraini di colpire il territorio russo utilizzando le armi NATO. Non è chiaro quali soldati ucraini dovrebbero usarle, visto che ne restano solo pochi battaglioni e che la metà delle persone in età di leva sono fuggite all’estero e non pensano affatto di tornare, ma certo questa è una novità formale.

La decisione implica che difesa dell’Ucraina diventa attacco alla Russia e questa è la questione più significativa: alla disponibilità russa di sedersi ad un tavolo di trattative per il cessate il fuoco, Europa e USA rispondono con l’escalation militare. Esattamente come avvenne alla vigilia del Febbraio 2022, quando gli USA ignorarono e disprezzarono tutti i tentativi russi di risolvere il contenzioso diplomaticamente.

Gli europei sono alle prese con la loro campagna elettorale ed è sintomatico per paradosso che a decidere di rischiare una guerra termonucleare globale siano esponenti governativi entro 15 giorni in scadenza come gli yogurt. Per essere chiari nessuno di coloro che erano presenti a Praga a decidere l’escalation sarà nello stesso posto quando essa dovesse entrare in vigore. E allora inventarsi guerrieri russo fobici? Per ottenere, appena usciti dai rispettivi governi, i migliori contratti possibili da aziende del comparto bellico, in totale auge. Si rendono perfettamente conto di come la loro decisione comporterà una reazione russa proporzionata e mirata, ma convinti che riguarderà solo le città ucraine e non le loro capitali, i procuratori della guerra di Kiev contro la Russia procedono.

Come fosse la tattica pokeristica del all-in, gli europei tentano di rovesciare con un colpo di propaganda le sorti già definite. Intendono rilanciare la proposta liberista di riarmo e di stretta finanziaria sul welfare alle elezioni europee, dove sanno che l’ondata oppositrice alla guerra, in tutte le sue declinazioni politiche, insieme al forte astensionismo determina un quadro d’incertezza.

Il teatrino di guerrieri temerari con la pelle degli altri a questo serve: ad ingannare l’elettorato europeo sulle sorti della guerra. Serve a proseguirla, perché questo era ed è l’obiettivo: tenere la Russia in guerra per anni facendo credere, come già per altri 10 passaggi nel corso di questi anni, che la mancata vittoria degli ucraini si deve ai limiti nell’uso delle armi. Ma è falso e gli stessi vertici militari NATO lo hanno ripetuto continuamente.

Benché gli ucraini abbiano ricevuto da circa 50 paesi una quantità di armi enorme, le migliori tecnologie militari e i consiglieri di tutti i paesi NATO, la situazione sul terreno ha dimostrato che è semmai la Russia ad aver limitato la sua operazione militare tentando di salvaguardare la popolazione civile.

Adesso immaginano di poter aprire ad una escalation nella convinzione che questo possa occultare la sconfitta già acclarata sul campo e nella convinzione che la Russia non si spingerà fino all’utilizzo di armi tattiche non convenzionali, ovvero nucleari.

Ma sono calcoli che vivono tra la propaganda e l’errore di valutazione. Non parlano nemmeno più della difesa dell’Ucraina ma della sconfitta della Russia, il che li pone definitivamente nell’area del fantasy. Da parte sua Mosca ha ammonito l’Occidente a non scherzare con il fuoco, ricordando che la Russia – a differenza dell’Occidente – dispone di forze armate vittoriose, addestrate dalla guerra al terrorismo nel Caucaso e nella difesa della Siria e conta su una popolazione ed una storia patria abituata a sconfiggere i tentativi di conquistarla.

Il Cremlino ricorda che sin dal 2022 le armi occidentali, utilizzate da ucraini e americani, inglesi e francesi, svedesi e norvegesi, hanno ripetutamente tentato di colpire installazioni russe e popolazione civile, specie nell’area di Belgorod, confinante con l’Ucraina. I danni subiti sono stati relativi e l’autorizzazione all’uso delle nuovi armi non cambierà di molto in questo senso. Ma è ipotizzabile che, se dovesse ricevere attacchi nelle sue città e nelle sue installazioni, la Russia cambierà di converso la modalità della sua risposta. In particolare l’utilizzo degli F16 NATO, che possono essere armati anche con missili a testata atomica, potrebbe cambiare davvero il corso della guerra, perché l’Ucraina non dispone di basi e piloti necessari al loro uso e dunque dovranno partire dalla Polonia.

Ciò porterebbe probabilmente ad una guerra molto più devastante e profonda e non necessariamente limitata al territorio ucraino. Perché con la stessa logica voluta dall’Europa e dagli USA, che autorizza a colpire il territorio russo da dove provengono gli attacchi, la Russia sarà autorizzata a colpire le basi di partenza degli attacchi ucraini contro di lei quale che sia il territorio da cui partono. Non a caso Putin ha sollecitato la cautela di piccoli stati ad alto concentrato demografico, riferendosi proprio a Polonia e paesi Baltici: una reazione russa li porterebbe all’estinzione rapida ed è probabile che questa non verrebbe consolata dall’applicazione successiva (ed eventuale) dell’articolo 5 della NATO. Ammesso che gli USA siano disposti ad imbarcarsi in un conflitto globale e definitivo per il genere umano per difendere l’Europa: difficile, molto difficile che avvenga.

Ma in attesa e speranza che ciò non accada, quel che è certo è che se armi a lunga gittata occidentale dovessero colpire le città russe, lo scenario militare cambierà sostanzialmente. E’ possibile, insomma, il passaggio da una operazione militare destinata alla difesa delle regioni russofone e alla denazificazione dell’esercito, che aveva come obiettivo un cambio di regime e lo stabilimento di un assetto di sicurezza reciproco per tutta l’area, ad un altro tipo di guerra; distruttiva e generalizzata contro l’Ucraina e non solo le sue forze armate e che colpirà tutto e tutti coloro che sono in guerra contro la Russia, senza distinzione di nazionalità e territorialità.

La sceneggiata della pace

Il 16  e il 17 luglio prossimi, in Svizzera, si riuniranno i paesi occidentali per elaborare un piano di pace. La proposta dell’uscente Stoltenberg, che sarà sostituito da un altro invasato ideologico come Mark Rutte, è quella di fondare un nuovo gruppo chiamandolo simbolicamente con il nome di “Ramstein group”, ovvero quello della più grande base NATO in Europa. L’ipotesi sembra il sequel di quanto visto l’anno scorso a Gedda, in Arabia Saudita. Ovvero una finzione scenica che ha l’arduo compito di sovrapporre una proposta di pace credibile e praticabile con le pretese di Zelensky (ormai presidente abusivo mantenuto nel suo ruolo con la forza).

La Russia non è stata invitata, e ciò rende la kermesse una riunione tra amici e non un vertice internazionale sulla fine della guerra. Pensare di esibire un piano di pace rifiutando la presenza del destinatario indica di per sé il valore della proposta: non è chiaro come si possa fare la pace con gli amici invece che con i nemici, ma sull’Ucraina l’Occidente ha superato da tempo e ripetutamente il senso del ridicolo. Il che spiega perché la Cina, della quale a parole tutti chiedono la mediazione, non parteciperà, considerando una pagliacciata propagandistica un cosiddetto vertice di pace senza la presenza di colui con chi si deve fare pace.

L’unica proposta credibile in campo per mettere fine al conflitto in Ucraina è quella della Cina, sostenuta dal Brasile ed appoggiata anche dal Nicaragua, che pone una logica di neutralità come sfondo per la sospensione dei combattimenti, un cessate il fuoco che ponga le basi per l’inizio di un negoziato. Premessa necessaria e non sufficiente ma unico possibile inizio di una inversione di tendenza quanto mai urgente.

Il piano cinese è stato subito bocciato dall’Occidentale con l’argomento che non può andar bene in quanto proposto dalla Cina che è alleata della Russia. Ma è ancora una volta una pagina di stupida propaganda. Perché non c’entra nulla l’amicizia e l’alleanza tra Pechino e Mosca: l’Occidente ha detto No anche alla proposta della Turchia e del Vaticano ed ha giustiziato con un proiettile nella nuca Denis Kiirev, il negoziatore ucraino che nel marzo 2022 sembrava aver trovato una bozza d’accordo di pace possibile.

Cessare il fuoco aiuterebbe la pace e la stessa Ucraina, che potrebbe giovarsi di un momento per recuperare forze, ricomporre la sue linee di difesa e ristabilire un percorso politico interno. In realtà il comune interesse sino-russo è quello di chiudere la guerra per tornare a dedicarsi ai temi economico-sociali e alla ripresa della rispettiva crescita in una condizione di sicurezza. Questo agita non poco Washington che teme anche che ciò possa darsi attraverso i BRICS e in un quadro di alleanze internazionali che vede le economie emergenti e il crescente ruolo dell’Africa e del Golfo Persico nello scacchiere internazionale. Il tutto con l’accelerazione della de-dollarizzazione. E’ proprio quello di cui USA e UE hanno più paura. I morti e la distruzione dell’intera Ucraina valgono, pare, l’ennesima sconfitta nel risiko di un Occidente che ormai non aggiunge nulla e nessuno, ma somma solo sconfitte su sconfitte

https://www.altrenotizie.org/primo-piano/10329-ucraina-la-nato-balla-con-la-guerra.html

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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