Durante il Vertice del G7 a guida italiana, in corso nel lussuoso resort di Borgo Egnazia in Puglia dal 13 al 15 giugno, sono già stati presi importanti accordi, tra cui quello bilaterale tra Ucraina e Stati Uniti finalizzato a rafforzare la difesa di Kiev e ad avvicinare la sua adesione alla NATO. I Capi di Stato del G7, dunque, stanno muovendo nuovi importanti passi verso un conflitto globale, poiché il sostegno a oltranza a Kiev e soprattutto il benestare per un suo eventuale ingresso nell’Alleanza non possono che portare ad uno scontro diretto tra blocco atlantico, da un lato, e Russia dall’altro. Inoltre, le nazioni del G7 hanno approvato un accordo per fornire 50 miliardi di dollari in prestiti all’Ucraina derivanti dagli interessi dei beni russi congelati, celebrando la decisione come un segnale della determinazione occidentale. Nel mentre, i vertici del Gruppo delle cosiddette nazioni ricche hanno cercato di distogliere l’attenzione da uno scenario potenzialmente catastrofico con la questione del diritto all’aborto che ha tenuto banco sui principali media e che è stato oggetto di discussione e di dibattito tra i principali rappresentanti politici presenti all’evento. La sensazione è che quest’ultimo tema, che sta in capo ai singoli Parlamenti nazionali e su cui il G7 non ha potere decisionale, sia stato usato non solo come arma di distrazione politica, ma anche come “vetrina” per i capi del G7 che devono affrontare imminenti elezioni elettorali, come il presidente francese Emmanuel Macron e quello americano Joe Biden, entrambi peraltro in caduta libera nei sondaggi, con il capo dell’Eliseo reduce da una cocente sconfitta elettorale. Mentre il cosiddetto Occidente collettivo si avvia quindi a passi svelti verso un conflitto globale, il vertice è stato almeno in parte monopolizzato sulla questione della formula da utilizzare nella bozza della dichiarazione finale relativamente alla questione dell’aborto. La premier italiana, Giorgia Meloni, ha voluto eliminare dalla bozza la parola «aborto» per sostituirla con «un accesso universale, adeguato e sostenibile ai servizi sanitari per le donne, compresi i diritti alla riproduzione», innescando inutili polemiche. Un tema avulso dal contesto in cui è stato trattato che ha messo in ombra decisioni di portata ben più significativa.

Contemporaneamente, infatti, sono stati firmati importanti accordi per le sorti delle guerre in corso e dei futuri assetti globali: a margine del vertice, Biden e il presidente ucraino Zelensky hanno sottoscritto un’intesa decennale volta a impegnare le future amministrazioni statunitensi a sostenere l’Ucraina, indipendentemente dal presidente e dal partito al governo. Dunque, anche qualora alle prossime elezioni vincesse Donald Trump, ritenuto più propenso a intavolare negoziati con la Russia o comunque a tagliare il sostegno militare all’Ucraina. «Il nostro obiettivo è rafforzare le credibili capacità di difesa e deterrenza dell’Ucraina a lungo termine», ha detto Biden in una conferenza stampa congiunta con Zelensky. L’accordo costituisce una base per uno sforzo a lungo termine volto a rinnovare le forze armate ucraine come passo necessario affinché il Paese est europeo possa aderire all’Alleanza atlantica. Il testo delinea, inoltre, i piani per sviluppare l’industria della difesa di Kiev ed espandere le sue forze armate. Nel testo si legge che l’Ucraina ha bisogno di una forza militare «significativa» e di investimenti ingenti nella sua base industriale di difesa in linea con gli standard della NATO. Lo sviluppo dell’industria della Difesa ucraina dovrebbe consentire ai due Paesi di condividere informazioni di intelligence, organizzare programmi di addestramento e educazione militare, oltre a esercitazioni militari congiunte. Come riferito dallo stesso segretario della NATO, Jens Stoltenberg, è dal 2014 che gli USA armano Kiev e questo costituisce uno dei motivi di attrito con la Federazione russa.

Altre questioni importanti verranno trattate oggi: in cima all’agenda ci sarà il problema dell’eccesso di capacità industriale della Cina. Questa settimana gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni alle aziende con sede in Cina che forniscono semiconduttori alla Russia, mentre l’UE ha annunciato che imporrà dazi aggiuntivi fino al 38,1% sulle auto elettriche cinesi importate a partire da luglio, rischiando ritorsioni da parte di Pechino. Su quest’ultimo punto ci sono divergenze all’interno dei membri del G7 e dei Paesi Ue, alcuni dei quali preferiscono evitare una guerra commerciale con Pechino. Tra questi si annovera la Germania che ha apertamente espresso la sua contrarietà ai dazi sostenendo che si ripercuoteranno sulle imprese tedesche. Sempre oggi è atteso anche il Papa che guiderà le discussioni sull’Intelligenza Artificiale e terrà incontri bilaterali con diversi leader, tra cui Biden, Zelensky e il presidente turco Erdogan. Saranno affrontate inoltre le questioni attinenti alle migrazioni, argomento fondamentale per l’Italia, all’Indo-Pacifico e alla Sicurezza economica, all’Energia e all’Africa/Mediterraneo.

Come d’abitudine, al vertice hanno preso parte anche i rappresentanti di alcuni Stati e di alcune organizzazioni invitate dalla presidenza di turno. Quest’anno sono presenti i capi di Algeria, Argentina, Brasile, Emirati Arabi Uniti, Giordania, India, Kenya, Mauritania, Tunisia e Turchia, oltre ai rappresentanti della Banca Africana di sviluppo, della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, dell’OCSE e dell’ONU. Diversi leader lasceranno il resort già venerdì sera e la Meloni ha fatto sapere che le conclusioni del Vertice saranno approvate già a fine giornata. Sabato ci sarà, dunque, spazio per i restanti incontri bilaterali e per la conferenza stampa finale del Primo ministro italiano. Quello che emerge maggiormente dal raduno delle economie avanzate del blocco atlantico è la volontà di proseguire verso uno scontro diretto tra l’Occidente e il resto delle potenze “non allineate”, in primis Russia e Cina. Uno scenario che non lascia intravedere spazio per negoziati e trattative e tantomeno per la tanto sbandierata pace.

[di Giorgia Audiello]

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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