Il governo italiano non si impegnerà a riconoscere per via diretta lo Stato di Palestina. Ieri, alla Camera dei Deputati, si sono votate diverse mozioni sul tema: è passata solo quella della maggioranza, spalleggiata da Azione e Italia Viva – che si sono viste approvare alcune parti delle loro proposte – in cui si chiede all’esecutivo di sostenere a livello internazionale iniziative finalizzate al riconoscimento dello Stato di Palestina nel contesto di una “soluzione negoziata”, dunque con Israele a ricoprire una posizione di forza. Il governo ha così nuovamente sposato in maniera acritica la linea di Washington, che da sempre parla di una soluzione “a due Stati” da raggiungere attraverso i negoziati, nella consapevolezza che lo Stato Ebraico – come più volte dichiarato da illustri membri del suo governo – non ha alcuna intenzione di arrivarci.

Con la votazione di ieri, l’Italia ha perso l’ennesima occasione per allinearsi al diritto internazionale, che sulla base delle risoluzioni dell’ONU ha riconosciuto lo Stato di Palestina. Appellarsi pavidamente alla “trattativa negoziale” ai fini del riconoscimento dello Stato di Palestina significa, infatti, sostanzialmente dichiararsi a favore del mantenimento dello status quo, mentre Gaza da 9 mesi non è altro che un cimitero di civili a cielo aperto. La mozione che ha ottenuto il semaforo verde del Parlamento, secondo una formula impalpabile e aleatoria, impegna il governo a “sostenere nelle opportune sedi europee e internazionali iniziative finalizzate al riconoscimento dello Stato di Palestina nel quadro di una soluzione negoziata fondata sulla coesistenza di due Stati sovrani e democratici, che possano riconoscersi reciprocamente e vivere fianco a fianco in pace e sicurezza”. Non solo non è stato riconosciuto lo Stato di Palestina, ma si è in tutti i modi evitato di ragionare su diciture che contemplassero una condanna netta e una congrua definizione di quanto sta realmente avvenendo a Gaza: nel corso della seduta, il governo è addirittura arrivato a chiedere alle opposizioni di sostituire, nelle loro proposte, le parole “catastrofe umanitaria” con la più morbida formula di “crisi umanitaria”.

Le mozioni di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra sono state tutte respinte: nello specifico, il PD chiedeva al governo di adottare “tutte le iniziative necessarie volte a riconoscere la Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa”, il M5S di interrompere la vendita di armi allo Stato Ebraico e AVS di concepire “sanzioni” da applicare contro il governo di Benjamin Netanyahu. In linea con la maggioranza si sono poste Italia Viva, che per bocca del capogruppo Faraone ha criticato le forze progressiste per non aver inserito nelle loro mozioni «il riferimento al 7 ottobre 2023» e «una condanna chiara degli episodi di antisemitismo», e Azione, il cui vicesegretario Ettore Rosato ha dichiarato che «i primi nemici della pace in Medio Oriente sono Hamas, Hezbollah, Iran che hanno la distruzione dello Stato di Israele come obiettivo politico».

Le iniziative politiche più coraggiose sul tema sono arrivate da circuiti esterni al Parlamento. In particolare, lo scorso 28 giugno sono state ufficialmente consegnate al Senato della Repubblica le quasi 80mila firme raccolte dall’Associazione Schierarsi, di cui è vicepresidente l’ex deputato Alessandro Di Battista, a supporto della proposta di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del nostro Paese. Nel testo della proposta si legge che “L’Italia riconosce lo Stato di Palestina con capitale Gerusalemme est come Stato sovrano e indipendente, conformemente alle risoluzioni delle Nazioni Unite e al diritto internazionale”. Dopo i recenti provvedimenti di Spagna, Norvegia e Irlanda, tra i 193 Stati membri dell’Organizzazione dell’ONU sono oggi 146 quelli che riconoscono il diritto dei palestinesi di esistere come entità politica e geografica, circa tre quarti della comunità internazionale (a cui si aggiunge la Città del Vaticano). Mancano però all’appello gli Stati Uniti d’America, il Canada, l’Australia e la maggior parte dei Paesi membri dell’Unione Europea.

[di Stefano Baudino]

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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