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Pessimo Del Rio contro referendum Cgil e per la guerra

Nel giro di 48 ore l’ex-ministro Del Rio ha evidenziato su guerra e jobs act quanto sia poco plausibile qualificare il cattolicesimo come tratto identitario dei centristi del PD. Meglio definirli neoliberisti e bellicisti.

Così dichiara l’ex-ministro renziano:

“Esprimo una mia opinione personale sul jobs act, è legittima la posizione della segretaria Schlein, ma noi abbiamo approvato il jobs act – a suo tempo – per il superamento di diverse carenze nella difesa diritti dei lavoratori (…) quindi sui punti specifici ci possono essere differenze ma non rinnego quello che facemmo, perché mandò avanti il Paese: non approvo il referendum, troveremo una sintesi tra tutti, ma non mi pare che il complesso del jobs act meriti una battaglia politica di cancellazione”.

Le loro posizioni appaiono in contrasto non solo con la Cgil, ma anche con il forte messaggio pacifista e sociale di Papa Francesco. Con il referendum sul jobs act finalmente torna al centro dello scontro politico la condizione della classe lavoratrice e il regime di bassi salari e precarizzazione imposto dai governi di centrodestra e centrosinistra. Si tratta di un’occasione storica per rimotivare la partecipazione al voto dei settori popolari finiti nell’astensione, per una campagna contro le disuguaglianze e l’impoverimento del paese.

Il PD ha la responsabilità di aver portato avanti per anni politiche antipopolari che hanno aperto la strada alla demagogia populista della destra. Bene ha fatto Elly Schlein, dando un segno di discontinuità, a firmare i quesiti referendari e auspico che tiri diritta senza dare retta agli estremisti di centro che portano la responsabilità di aver consegnato con Letta agli eredi del fascismo il governo del nostro paese.

Purtroppo debbo dire che finora altrettanto coraggio la segretaria del PD non lo ha avuto sulla guerra. In aula Del Rio ha sostenuto a nome di tutto il PD la prosecuzione dell’invio di armi all’Ucraina, proprio mentre la commissaria europea Kallas lanciava i suoi proclami guerrafondai giustamente criticati dall’ANPI. Come si può fare un’opposizione efficace in nome della Costituzione se si esprime apprezzamento per le scelte del governo sulla guerra?

Rileggiamo la dichiarazione di Del Rio:

“Signor Presidente, signor Ministro, i democratici italiani confermano il pieno appoggio alle sue comunicazioni. Un appoggio serio perché lei ha detto parole serie. Siamo molto in sintonia sulla politica estera; anzi, più che noi d’accordo con voi, direi che finalmente siete voi d’accordo con noi, perché questa politica estera è stata decisa quando c’era un Governo in cui era presente il Partito Democratico. Ricordo per esempio un po’ di polemiche della presidente Meloni nel 2016, quando il Governo Renzi decise di dare un contributo al potenziamento del contingente NATO in Lettonia. Questo per dire che adesso facciamo finalmente le stesse analisi, e questo è uno dei motivi per cui siamo qui oggi a dire che non abbiamo dubbi nel continuare nel sostegno all’Ucraina. Non abbiamo nemmeno dubbi, signor Ministro, come lei ha detto benissimo, sul fatto che la pace non sia mai a buon mercato.”

Anche sulla politica estera totalmente subalterna alla NATO Del Rio rivendica, come sul jobs act, l’eredità del governo Renzi che nel frattempo è uscito dal partito. Dunque i centristi che l’informazione mainstream qualifica come “cattolici” in realtà rivendicano di essere andati con la NATO ad “abbaiare ai confini della Russia”, comportamento giustamente criticato da Papa Francesco.

Quelli come Del Rio che, invece di mostrare un ravvedimento operoso, hanno già cominciato a boicottare il referendum dlla Cgil sono i migliori alleati della destra.

Maurizio Acerbo Prc

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