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A dispetto degli sforzi diplomatici profusi ad Anchorage e Washington, le posizioni russa e ucraina rimangono inconciliabili rispetto a tutti i punti chiave del conflitto. L’amministrazione Trump, dal canto suo, ha riconosciuto la sostanziale legittimità delle rivendicazioni russe e sembra avviata verso un graduale disimpegno che sia gli europei che le autorità ucraine intendono tassativamente evitare. Il presidente finlandese Stubb, invece, ha rilasciato davanti a Trump una dichiarazione alquanto sibillina che si presta a una molteplicità di interpretazioni. «Veniamo – ha affermato Stubb – da un piccolo Paese, ma abbiamo un lungo confine con la Russia, oltre 1.200 km. E, naturalmente, abbiamo la nostra esperienza storica con la Russia, risalente alla Seconda Guerra Mondiale, alla Guerra d’Inverno e alla Guerra di Continuazione. E se guardo al lato positivo della nostra situazione attuale, abbiamo trovato una soluzione nel 1944 e sono sicuro che saremo in grado di trovarla anche nel 2025, per porre fine alla guerra di aggressione russa e raggiungere una pace duratura e giusta». Parliamo di tutto questo assieme a Maurizio Boni, generale di corpo d’armata, giornalista, saggista e collaboratore della rivista «Analisi Difesa». Ha ricoperto numerosi incarichi, tra cui vicecomandante dell’Allied Rapid Reaction Corps di Innsworth, capo di stato maggiore del Nato Rapid Reaction Corps Italy di Solbiate Olona, capo reparto pianificazione e politica militare dell’Allied Joint Force Command Lisbon a Oeiras e vicecapo reparto operazioni del Comando Operativo di Vertice Interforze a Roma.
Il Contesto Giacomo Gabellini
