Cenerentola faceva i lavori di casa mentre le sorellastre andavano ai balli di corte.
Il lavoro sta tornando oggi ad essere la cenerentola della società mentre si assiste ad un’immensa concentrazione della ricchezza in mano al famigerato uno per cento della popolazione e a una conseguente crescita della povertà.
Gli Stati Uniti ne sono un esempio significativo, con le loro vicende di repressione delle iniziative in difesa dei diritti collettivi. La storia dei conflitti del Lavoro negli USA è infatti caratterizzata da vari tipi di interventi, cruenti o meno, di esercito, Guardia Nazionale, milizie padronali, organizzazioni della destra, pronunciamenti della magistratura, componenti reazionarie delle chiese cristiane (protestante e cattolica).
E oggi anche da attività di contrasto alla sindacalizzazione (union busting) da parte di aziende specializzate (i cui professionisti guadagnano anche 2.500 dollari al giorno) a cui le imprese versano 400 milioni di dollari all’anno in tre quarti dei tentativi di sindacalizzazione. Alcune delle campagne antisindacali sono gestite dal National Right to Work Committee che, come dice il suo sito, è “una coalizione di 2,8 milioni di lavoratori, proprietari di piccole imprese e americani amanti della libertà” che lotta contro “i mali del sindacalismo obbligatorio” per cui “ci sono ancora milioni e milioni di lavoratori in America che sono costretti a pagare le quote sindacali o ad essere licenziati. Questi lavoratori pagano miliardi di quote sindacali forzate ogni anno”. Il riferimento è all’obbligo di iscrizione alla Union se ottiene più del 50% di adesioni nelle elezioni in un posto di lavoro ma ciò nasconde il livore contro chi lotta collettivamente per i propri diritti.
In questo contesto mefitico, è molto utile ai lavoratori, se non un appoggio, quanto meno l’imparzialità del governo federale e di quelli statali. Ma tutti gli Stati del Sud governati dai Repubblicani sono terra bruciata per le lotte sociali, con legislazioni che abbinano antisindacalismo e razzismo, a causa del fatto che la grande maggioranza dei lavoratori dipendenti lì sono neri.
Un’apposita agenzia governativa, il National Labor Relations Board (NLRB), istituita nel 1935, ai tempi di F.D.Roosevelt e del suo New Deal, deve incoraggiare negli USA la contrattazione collettiva e la libertà di associazione e di negoziazione dei lavoratori del settore privato. Il NLRB gestisce la votazione indetta per l’ingresso di un Sindacato nella sede lavorativa dopo la raccolta di almeno il 30% di pre-adesioni (negli USA la contrattazione è in gran parte frantumata e può essere fatta da un solo Sindacato per ogni posto di lavoro). IL NLRB può anche annullare il licenziamento di lavoratori per aver svolto attività sindacale e intimare a un impresa di “comportarsi bene” verso il Sindacato, visto che nei fatti non ha alcuna possibilità di sanzionare le imprese recalcitranti.
Il consiglio del NLRB, coordinato dal 2021 dalla consigliera generale, ex sindacalista, Jennifer Abruzzo, nominata da Biden, è intervenuto centinaia di volte contro i comportamenti antisindacali, anche e soprattutto di grandi aziende come le caffetterie Starbucks, Amazon, ecc., che impiegano grandi risorse per evitare l’ingresso del Sindacato e, quando accade, non si rendono concretamente disponibili a firmare un contratto collettivo.
Se il NLRB non ci fosse, o fosse gestito da una maggioranza repubblicana, i diritti collettivi del lavoro sarebbero ancor più risibili. Ed è il caso di quasi il 90% dei lavoratori statunitensi, le cui retribuzioni si riducono spesso ai minimi di mercato, non hanno né giusta causa per il licenziamento, né, in genere, coperture sanitarie e pensionistiche gratuite (negli USA non c’è un servizio sanitario nazionale, se non per i poveri) e i carichi e gli orari sono di esclusiva prerogativa padronale.
Ogni anno vengono presentate al NRLB in media 2.000 petizioni pro-elezioni, di cui 1.500 vanno in votazione. In questi anni, circa due terzi di queste sono poi approvate dalla maggioranza degli addetti di quell’azienda. Il Sindacato titolato a rappresentare tutti i lavoratori, nel 30% dei casi, non riesce poi, entro l’anno previsto dalla legge, a stipulare il contratto di lavoro a causa dell’ostruzionismo padronale. Il numero totale di casi gestiti dal NLRB (per licenziamenti e petizioni per la rappresentanza sindacale) è aumentato nel 2022 del 23% (il più grande incremento annuale in 46 anni e il più grande aumento percentuale in 63 anni). Un aumento significativo del suo ruolo e della ripresa sindacale negli USA di quest’ultimo quinquennio.
Per questo, come ampiamente prevedibile, Trump ha da subito attaccato il NLRB. Non solo ha da subito esautorato il consigliere generale Jennifer Abruzzo, come solitamente avviene al cambio di partito alla presidenza, ma ha anche licenziato, prima della fine del suo mandato di 5 anni, Gwynne Wilcox, una dei 5 componenti del consiglio del NLRB; cosa che nessun altro presidente aveva mai fatto, poiché il licenziamento per quel ruolo è possibile solo per negligenza o per illecito. Un primo appello presso una corte inferiore ha cancellato l’esautoramento ma un secondo appello continua a ritenerlo valido.
Il NLRB ha continuato perciò ad essere senza quorum, quindi impossibilitato a emettere decisioni, e con un grande arretrato di casi, fino a metà luglio, quando Trump ha nominato due dei suoi. Storicamente, il partito del presidente in carica lascia 2 seggi su 5 del consiglio del NLRB alla minoranza ma, visto il disprezzo del soggetto per leggi, regole e precedenti, potrebbe anche accadere che ne nominerà via via tutti i componenti, trasformandolo in una roccaforte filo-padronale che non emanerà più alcun provvedimento a favore dei lavoratori.
Come quello emanato dalla gestione di Jennifer Abruzzo che aveva dichiarato illegali le riunioni a cui i lavoratori sono obbligati ad assistere prima del voto segreto per il si o per il no all’ingresso del sindacato, organizzate da consulenti antisindacali. Mentre i Sindacati non hanno una simile possibilità di parlare coi lavoratori sul posto di lavoro. O quando nel 2023 il NLRB aveva deliberato che, se un Sindacato presenta la prova che la maggioranza dei dipendenti di un’azienda desidera essere rappresentata da una Union, il datore di lavoro deve riconoscerla volontariamente o, entro due settimane, richiedere un’elezione di verifica. E se in seguito, durante questo periodo elettorale, l’azienda s’impegnasse comunque in attività antisindacali, definite “pratiche lavorative sleali”, ne conseguirà automaticamente un’intimazione del NLRB a riconoscere il Sindacato. O ancora nel 2025 quando il NLRB sancì che in caso di licenziamento annullato, si dovevano pagare al lavoratore non solo la retribuzione persa, ma anche i costi documentati sostenuti per mantenersi in vita da disoccupato.
Ci si rende conto che se questi provvedimenti, purtroppo non tutti esigibili con multe ai padroni inadempienti, dovessero scemare con la nuova amministrazione filopadronale, le possibilità di scegliere liberamente un percorso collettivo di difesa dei propri diritti sarebbe ancor più improbo.
In Parlamento ristagna da anni il Protect the Right to Organize (PRO Act), la legge che, tra l’altro, vieterebbe il licenziamento di dipendenti che cercano di costituire un Sindacato, impedirebbe l’assunzione di sostituti dei lavoratori in sciopero, indebolirebbe la normativa antisindacale diffusa nel Sud, considererebbe lavoratori dipendenti molti attuali fittizi “appaltatori indipendenti” ed aumenterebbe il ruolo di garanzia dei diritti del lavoro da parte del NLRB.
Il NLRB, come le altre agenzie federali, sta affrontando i tagli di Musk e Trump che l’hanno costretto a interrompere i contratti di locazione di sette uffici locali e a ridurre del 5% il bilancio 2026; il che ha comportato 99 dipendenti in meno e una diminuzione delle spese vive di 14 milioni di dollari.
La ciliegina sulla torta trumpiana, indigeribile per lavoratrici e lavoratori, è stato l’attacco sferrato al NLRB dall’impresa SpaceX di Musk. Accusato di pratiche di lavoro sleale, tra cui il licenziamento di otto dipendenti che avevano firmato una lettera criticandone l’ambiente sessista. Musk ha sollevato, con una denuncia, l’incostituzionalità del NLRB, perché i suoi giudici di diritto amministrativo e i membri del consiglio di amministrazione non possono essere rimossi dal Presidente ed esercitano i potere esecutivo, legislativo e giudiziario nello stesso procedimento amministrativo. Altre aziende si erano accodate alla denuncia, che è stata accettata da una Corte minore.
Il 19 agosto la Corte d’Appello presso il Tribunale distrettuale di New Orleans, che copre il Texas, la Louisiana e il Mississippi ed è uno dei tribunali più di destra degli USA, ha confermato l’incostituzionalità del NLRB, rendendo i cinque membri del suo consiglio di amministrazione passibili dall’essere rimossi quando vuole il Presidente in carica. La motivazione è che la loro indipendenza, evidentemente voluta a suo tempo per garantirne l’imparzialità, contrasta col fatto che “il potere esecutivo rimane investito esclusivamente nel presidente e coloro che lo esercitano per suo conto devono rimanere soggetti alla sua supervisione”. Solo uno dei tre giudici di New Orleans, nominati tutti dai Repubblicani, non s’è avventurato anche a sostenere che i padroni abbiano avuto “danni irreparabili” dal fatto che i giudici del NLRB non potevano essere rimossi (se davano ragione al Sindacato).
In questa diatriba è in gioco non è solo la possibilità che il NLRB appoggi i lavoratori ma anche la separazione dei poteri negli Stati Uniti. Se Trump e Musk (nel caso specifico, di nuovo amici) dovessero vincere non saremmo tanto lontani da una dittatura padronale sul lavoro e presidenziale sui cittadini. E chi si ribella, nel primo caso sarebbe licenziato con minori difese possibili; se cittadino, potrebbe essere considerato estraneo alla “vera americanità” certificata dal Presidente.
La risposta definitiva sul ruolo del NLRB arriverà probabilmente dal prossimo pronunciamento della Corte Suprema, che dovrà valutare definitivamente sia la rimovibilità o meno dei membri di questa agenzia “indipendente” (così come sopravvissuta dai tempi del New Deal) sia il caso del licenziamento della componente del consiglio licenziata, la cui causa non per niente è denominata Wilcox versus Trump.
La Corte Suprema aveva già confermato la costituzionalità della NLRA nel 1937 di fronte a iniziative di reazionari dell’epoca. Ma oggi i tempi sono diversi. E la Biancaneve odierna non può aspettare l’arrivo del Principe Azzurro. Che esista ancora un NLRB a favore dei lavoratori o no nei prossimi anni, essi devono continuare a lottare per i propri diritti, rafforzando i Sindacati e il loro ruolo fondamentale di difesa dei diritti civili e sociali.
Fonti principali:
D.Wiessner, Musk’s SpaceX, others win US court challenge to labor board’s structure, Reuters, 19.8
M. Gruenberg, Musk wins, workers lose as court rules NLRB is unconstitutional, People’s World, 21.8
S. Zhang, Court Rules With SpaceX in Case Seeking to Gut NLRB, in Blow to Workers’ Rights, Truthout, 21.8
J.Fox-M.Kratochvil, Fifth Circuit Boosts Spacex’s Constitutionality Arguments, Labor Relations Uptade, 21.8
