Israele colpisce Hamas a Doha, distruggendo i negoziati di pace e sfidando ogni regola diplomatica. Netanyahu sacrifica ostaggi e stabilità regionale pur di restare al potere. Ombre di complicità Usa e silenzio europeo aggravano il crollo dell’ordine internazionale.
Israele colpisce in Qatar: la guerra senza confini di Netanyahu
Israele ha superato una nuova soglia di escalation: un raid aereo ha colpito obiettivi legati a Hamas a Doha, capitale del Qatar, Paese che da mesi è mediatore nei negoziati di pace per Gaza. È un’operazione che mina non solo la fragile tregua, ma l’intero ordine internazionale.
L’attacco è stato rivendicato dall’IDF e dallo Shin Bet, che hanno parlato di un’azione mirata contro i leader di Hamas ritenuti responsabili del 7 ottobre. Ma per il movimento palestinese si è trattato di un’aggressione diretta ai negoziatori incaricati di discutere la proposta di pace. La mossa israeliana segna il crollo quasi definitivo delle possibilità di un accordo per il rilascio degli ostaggi.
L’azzardo di Netanyahu
Colpire in Qatar significa travalicare una delle regole non scritte della diplomazia: non si attaccano ambasciatori e negoziatori. Israele ha invece scelto di bombardare i mediatori, un gesto definito da molti analisti come il simbolo di una “guerra senza limiti”.
Michele Giorgio, sul Manifesto, denuncia come Netanyahu abbia scelto consapevolmente di sacrificare la possibilità di tregua pur di mantenere la propria posizione politica. Una scelta che ha scosso famiglie di ostaggi israeliani, convinte che i loro cari siano stati messi deliberatamente in pericolo. «Mio figlio potrebbe essere stato condannato a morte dal premier», ha scritto Einav Zangauker, madre di un giovane prigioniero a Gaza.
Per Alberto Negri, la logica di Israele è ormai quella di uno “stato-mafia”, che finge di negoziare per poi uccidere. Una strategia di potere che, più che garantire sicurezza, amplifica odio e instabilità.
Ombre americane e il ruolo del Qatar
La vicenda non coinvolge solo Israele. Doha ospita basi militari statunitensi e dispone di una potente difesa aerea, difficile pensare che un attacco del genere possa essere avvenuto senza il consenso – o almeno la conoscenza – degli Stati Uniti. Secondo fonti giornalistiche, perfino aerei americani e britannici sarebbero stati in volo nelle ore precedenti.
Se confermata, questa complicità segnerebbe un duro colpo alla credibilità di Washington come mediatore. Già Trump era stato accusato di usare i negoziati con Iran e Hamas come trappole, e l’episodio di Doha sembra confermare questa linea.
Il risultato? La diplomazia viene minata alle radici. Chi potrà ancora fidarsi di trattare con Usa e Israele, se la trattativa diventa un bersaglio? Non si tratta solo di Gaza, ma della stessa tenuta dell’ordine internazionale.
Gaza e l’Europa assente
Mentre a Doha si bombardava la trattativa, a Gaza City i civili restano intrappolati. Secondo Haaretz, l’esercito israeliano spinge la popolazione verso veri e propri campi di concentramento, dove ogni tentativo di fuga rischia di essere punito con la morte. Un quadro che ricorda le logiche più oscure del Novecento.
L’Europa, invece, resta muta. Dopo 19 pacchetti di sanzioni alla Russia, nessuna misura è stata approvata contro Israele. Governi condizionati da Washington e Tel Aviv hanno rinunciato a qualsiasi autonomia, lasciando l’opinione pubblica sola nel denunciare quella che appare sempre più come una strategia di pulizia etnica.
Israele, dall’inizio della guerra, ha già colpito otto diversi territori del Medio Oriente. Ora, con l’attacco in Qatar, ha oltrepassato un confine simbolico: bombardare la pace stessa.
