Militari israeliani in “vacanza defatigante” nelle Marche, scortati dalla DIGOS e presentati come turisti. Tra relax e itinerari culturali, l’Italia diventa retrovia silenziosa dell’IDF, mentre il dialogo interreligioso ignora del tutto la componente musulmana.

Soldati IDF in Italia: turismo, decompressione e riservatezza

Da quasi un anno, gruppi di giovani militari israeliani dell’IDF soggiornano in Italia sotto la copertura di “turisti”. Protetti dalla DIGOS, percorrono itinerari culturali e naturalistici nelle Marche, con pacchetti organizzati da agenzie specializzate in “itinerari ebraici marchigiani”. Il fenomeno, poco noto al grande pubblico, scoperto da inchieste di Pressenza e F.Q., ha preso forma dalla fine del 2024 e si configura come una sorta di “vacanza defatigante” per soldati appena rientrati da operazioni a Gaza.

La scelta delle Marche non è casuale. La regione offre mete suggestive ma più appartate rispetto a città d’arte come Roma o Firenze: dalle grotte di Frasassi alla riviera del Conero, fino alle comunità storiche ebraiche di Fermo e Porto San Giorgio. Secondo diverse testimonianze raccolte sul campo, i gruppi si muovono con discrezione, accompagnati da guide locali e agenti della DIGOS che garantiscono massima riservatezza, al punto che agli albergatori i nomi reali vengono comunicati solo all’ultimo momento.

Il motivo principale di questi soggiorni è la necessità di far fronte agli effetti psicologici della guerra. I dati diffusi dal Ministero della Difesa israeliano e ripresi dall’agenzia Nova in Italia sono eloquenti: oltre 64.000 soldati israeliani sono seguiti da programmi di riabilitazione psichiatrica, di cui circa 8.000 per disturbo da stress post-traumatico. Nel solo 2023, i percorsi di psicoterapia sono triplicati rispetto all’anno precedente, arrivando a interessare almeno 6.500 militari. Non tutti trovano sollievo nei centri di cura in patria; per alcuni, dunque, l’alternativa è una vacanza strutturata in Italia, lontano dal contesto di conflitto.

L’intreccio tra turismo e geopolitica appare evidente. La Regione Marche ha istituito nel 2021 l’“Itinerario Ebraico Marchigiano”, che valorizza il patrimonio ebraico locale in 25 Comuni. Una cornice culturale che, se da un lato favorisce il dialogo religioso e la riscoperta di radici storiche, dall’altro offre spazi riservati ideali per questi soggiorni mirati. Non mancano tuttavia le ombre: i soldati che si rilassano tra mare e colline marchigiane sono gli stessi che, poche settimane prima, hanno partecipato ad azioni militari in cui sono morte migliaia di civili palestinesi, compresi donne e bambini.

Dialogo interreligioso e rimozioni strategiche

Il contesto si complica ulteriormente se si guarda al quadro religioso e culturale. In Galilea, sul Monte delle Beatitudini, sorge la Domus Galilaeae, centro del Cammino Neocatecumenale che promuove da anni incontri tra cristiani ed ebrei. Nel 2015 ospitò un evento storico con 120 rabbini, 20 vescovi e 7 cardinali. L’iniziativa prosegue con visite periodiche, anche di militari israeliani incuriositi dalla fede cristiana.

Tuttavia, colpisce un’assenza significativa: nella narrazione ufficiale di queste esperienze interreligiose, non c’è spazio per la componente musulmana. In un’area dove l’islam è religione maggioritaria e al centro delle dinamiche di conflitto, la sua esclusione appare una rimozione tanto più evidente. Il dialogo si concentra esclusivamente sul binomio giudaico-cristiano, lasciando fuori circa un terzo della popolazione mondiale.

Le Marche si inseriscono in questo scenario come territorio ponte: tra cultura ebraica e cristiana, ma anche tra turismo, fede e sicurezza. La discrezione con cui vengono gestiti i soggiorni dei militari israeliani rivela un intreccio di interessi in cui la dimensione spirituale convive con quella strategico-militare.

Dietro la retorica del dialogo interreligioso e della valorizzazione culturale, si nasconde un sostegno concreto e silenzioso all’IDF, che beneficia di percorsi di decompressione lontano dai riflettori e di una protezione istituzionale che garantisce anonimato e riservatezza.

L’Italia, e in particolare le Marche, diventano così scenario periferico ma rilevante di una più ampia dinamica geopolitica: sostenere indirettamente l’esercito israeliano, offrendo al contempo copertura diplomatica e culturale.

Ciò che emerge da questa inchiesta è una realtà stratificata: soldati israeliani accolti come turisti speciali, assistiti da forze dell’ordine italiane e introdotti in percorsi naturalistici e culturali “defaticanti”, mentre in patria migliaia di civili palestinesi subiscono le conseguenze della loro azione militare.

Una contraddizione che getta luce sull’ambiguità del ruolo italiano: da un lato promotore di cultura e dialogo, dall’altro complice silenzioso di un esercito impegnato in operazioni devastanti

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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