Una piazza per la pace: cronaca e riflessioni sulle manifestazioni per gaza

Lunedì in tutta Italia si è svolta una mobilitazione che ha visto scendere in strada centinaia di migliaia di persone. Una marea pacifica, colorata e determinata, che ha chiesto con forza un impegno concreto per la pace e la fine delle violenze che stanno travolgendo il popolo palestinese.

Nonostante la vastità e la forza simbolica della partecipazione, gran parte dell’attenzione politica e mediatica si è concentrata solo su un episodio milanese: poche decine di facinorosi che hanno tentato di macchiare l’immagine dell’intera manifestazione. Una narrazione riduttiva, che ha finito per oscurare il senso autentico di una protesta che si è svolta in modo ordinato e non violento in tutto il Paese.

Colpisce inoltre l’assenza di alcune grandi sigle sindacali – CISL, UIL e soprattutto CGIL – e di una parte della sinistra istituzionale, che con la loro mancata adesione hanno dato ancora una volta prova di ambiguità politica. Un’assenza che non è passata inosservata e che ha rafforzato la percezione di uno scollamento rispetto alla sensibilità popolare.

Chi invece ha scelto di esserci sono state numerose associazioni civili, gli studenti – finalmente tornati protagonisti delle piazze – e i sindacati di base, con l’USB in prima linea nel ruolo di motore della mobilitazione. La loro presenza ha dato energia e continuità a una giornata che, al di là dei tentativi di delegittimazione, resterà come una delle più grandi dimostrazioni di solidarietà e richiesta di giustizia degli ultimi anni.

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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