Checchino Antonini

Le associazioni dei giuristi spiegano la legalità della Global Sumud Flotilla e gli obblighi di protezione dell’Italia. La navigazione continua

L’azione della Global Sumud Flottilla «è perfettamente conforme al diritto internazionale e non sta violando alcuna norma», recita un comunicato di Asgi, Giuristi Democratici e Comma 2–Lavoro è Dignità, specificando che la considerazine vale sia con riferimento all’attuale navigazione in acque internazionali che nel prosieguo della propria rotta fino alle coste di Gaza. Quello delle tre associazioni di giuristi vuole essere un contributo di chiarezza sulle norme del diritto internazionale applicabili, e sulle responsabilità di chi quelle norme viola «soprattutto alla luce di una serie di affermazioni contrarie al diritto internazionale espresse anche da esponenti del Governo italiano».

Le palesi violazioni del diritto internazionale sono, invece, «gli attacchi alle imbarcazioni della Sumud Flottilla, il blocco navale israeliano al largo di Gaza con l’isolamento della Striscia e la conseguente carestia che ha colpito la popolazione civile, il considerare come israeliane le acque antistanti la costa di Gaza». Spiegano i giuristi che le acque antistanti Gaza «non segnano i confini di Israele né acque territoriali israeliane, bensì palestinesi, e ciò indipendentemente dalla scelta politica di riconoscere o meno lo Stato di Palestina. Il diritto internazionale impone, infatti, che non si possano riconoscere effetti giuridici ad annessioni territoriali illecite, di conseguenza è illecito qualsiasi riconoscimento di sovranità territoriale israeliana sul mare antistante Gaza».

E che l’occupazione e l’annessione di territori palestinesi da parte di Israele siano illecite è stato affermato ancora un anno fa dalla Corte internazionale di giustizia (International Court of Justice, Legal Consequences arising from the Policies and Practices of Israel in the Occupied Palestinian Territory, including East Jerusalem, Avisory Opinion , 19 July 2024), che ha ribadito come « Israele non abbia diritto alla sovranità su alcuna parte del Territorio palestinese occupato e non possa esercitarvi poteri sovrani in virtù della sua occupazione » (§ 254). E’ utile, dunque, ricordare che proprio per questo la Corte ha affermato l’obbligo di Israele di « mettere fine alla sua presenza illecita nel più breve tempo possibile » (§ 267), e l’obbligo, per tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, di non riconoscere in alcun modo la presenza illecita di Israele nei Territori Palestinesi e di non attribuire alcuna conseguenza giuridica alla situazione creata da Israele con l’occupazione illecita; inoltre tutti gli Stati devono « vigilare affinché sia posto fine a ogni ostacolo all’esercizio del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione derivante dalla presenza illecita di Israele nel Territorio palestinese occupato » (§§ 278, 279). Facendo seguito a tali conclusioni l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con Risoluzione del 13 settembre 2024 (A/ES-10/L.31/Rev.1) ha imposto ad Israele un termine massimo di 12 mesi (scaduti quindi il 13 settembre 2025) per cessare l’occupazione illecita, ribadendo il divieto per tutti gli Stati di riconoscere effetti legali all’occupazione.

Va da sé che un rappresentante del governo italiano afferma che quello davanti a Gaza è mare israeliano commette una «violazione dell’obbligo di non riconoscimento della situazione», sottolineano le tre associazioni di giuristi rimandando alla definizione contenuta nella Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) dei confini degli spazi marini e la disciplina dell’esercizio di poteri sovrani in mare, ratificata sia dall’Italia sia dallo Stato di Palestina e che quindi vincola entrambe le parti. Con buona pace di Giorgia Meloni che, visibilmente stizzita, ha bollato la missione “gratuita, pericolosa e irresponsabile”, con buona pace del suo ministro della guerra che pensa che le acque di fronte alla Striscia siano dei suoi soci in affari del governo israeliano. Con buona pace del presidente della Repubblica che forse ha pronunciato le parole più infelici della sua carriera al Quirinale quando ha invitato la Flottilla a desistere. La risposta della GSF è stata netta: cambiare rotta significa ammettere che si lascia operare un governo in modo illegale senza poter fare nulla.

Anche l’intenzione dichiarata dalla Global Sumud Flottilla di portare gli aiuti fino a Gaza nonostante il blocco navale istituito da Israele sin dal 2009 risulta conforme al diritto internazionale, e quindi perfettamente lecita, mentre costituisce violazione del diritto internazionale e illecito uso della forza ogni attacco alle navi della Flottilla messo in atto dallo Stato di Israele. Il diritto internazionale umanitario impone infatti alle parti in conflitto di garantire un adeguato approvvigionamento di viveri e altri beni necessari per popolazione civile di territori occupati (artt. 23 e 55 della Quarta Convenzione di Ginevra e la norma consuetudinaria contenuta in un riconosciuto studio pubblicato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa). Dunque l’illegittimità e solo del blocco navale effettuato per privare di cibo e altri beni di prima necessità la popolazione civile di Gaza a sua volta strumento di una generalizzata campagna genocidaria. Israele non ha mai dato seguito alle ordinanze della Corte Internazionale di Giustizia emanate nell’ambito della controversia relativa all’Applicazione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio nella Striscia di Gaza (International Court of Justice, Application of the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide in the Gaza Strip – South Africa v. Israel- ordinanza del 26 gennaio 2024, del 28 marzo 2024, del 24 maggio 2024) in violazione non solo del diritto internazionale sostanziale ad esse sotteso ma anche degli obblighi derivanti dall’accettazione della giurisdizione della Corte.

In conclusione Asgi, Giuristi Democratici e Comma 2 ribadiscono l’illiceità di qualsiasi attacco alle navi della Global Sumud Flottilla e la legittimità internazionale di azioni in protezione messe in atto da navi militari italiane poste a salvaguardia delle imbarcazioni della Global Sumud Flottilla battenti bandiera italiana: abbattere i droni preposti all’attacco o usare la forza per proteggere le imbarcazioni italiane e i membri degli equipaggi sarebbe internazionalmente lecito. E doveroso poiché tutte le persone a bordo di navi battenti bandiera italiana sono sottoposte alla giurisdizione italiana ai sensi dei trattati sui diritti umani ratificati dall’Italia e che impongono allo Stato di adottare, con dovuta diligenza, tutte le misure necessarie per proteggere la vita umana.

Intanto…

Intanto, dopo due giorni di sosta obbligata a Creta per riparazioni varie, le imbarcazioni hanno ripreso la navigazione, virando verso sud probabilmente per puntare all’Egitto e di lì al valico di Rafah,  sfiorando le acque territoriali israeliane, dunque raggiungendo  la costa a poca distanza dalla Striscia di Gaza per scaricare a terra gli aiuti così da trasportarli con i camion verso Gaza, con altre  organizzazioni che già operano sul territorio palestinese: questo comporterebbe un’apertura almeno temporanea di uno dei corridoi  umanitari attraverso il valico di Rafah, come chiedono gli  organizzatori della missione. Tuttavia tra gli equipaggi c’è anche chi ragiona sull’idea di arrivare in Turchia per poi scendere da Nord, in quel caso forzando il blocco, ma ciò porterebbe al rischio di uno scontro frontale degli attivisti con Israele, visto che il governo Meloni, alleato di Israele e degli Usa afferma di poter garantire la sicurezza della nave, l’ormai famosa fregata di Crosetto, solo in acque internazionali.

L’arrivo è stimato per il 2 ottobre ma già domani, 30 settembre, si potrebbe giungere in zona blocco sebbene la navigazione non sia affatto facile anche per l’incognita maltempo.

Israele potrebbe anche mettere in mare una provocazione contro la GSF, un “muro blu e bianco” di imbarcazioni guidate da Emily Damari, una ex ostaggio (che evidentemente non ha a cuore la sorte dei suoi ex compagni di sventura) e da Natalie Dadon, ex modella reclutata nella lista di influencer e blogger “a beneficio della difesa israeliana in tutto il mondo”, una trafficante di fake news.

La situazione è rischiosa ma si spera che le pressioni di questi giorni, l’espandersi del movimento di solidarietà tutelino dagli attacchi. I droni, nelle ultime ore, si sono mantenuti alti. Un’altra barca con a bordo una maggioranza di giornalisti internazionali e medici professionisti salperà il 1 ottobre. Il 29 settembre, il premier israeliano Banjamin Netanyahu sarà accolto da Trump alla Casa Bianca, accolto da Donald Trump proprio per discutere il piano Usa per la tregua e il dopoguerra a Gaza. Una conferenza stampa congiunta alle 19.15 ora italiana potrebbe annunciare qualche novità

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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