Oltre 17 mila firme in pochi giorni per chiedere la fine della collaborazione tra l’azienda di Stato e Tel Aviv. “Non vogliamo essere complici del genocidio in Palestina”. L’attivazione dei lavoratori della Leonardo è fondamentale per rilanciare un percorso verso un grande sciopero generale contro l’economia del genocidio e la finanziaria di guerra del governo, a partire dal coordinamento dal basso dei lavoratori implicati nella logistica e nella riconversione militare.


Con lo slogan “Non con il mio lavoro” e più di 17 mila firme raccolte in pochi giorni, i lavoratori dello stabilimento Leonardo di Grottaglie (Taranto) chiedono al governo italiano e alla direzione aziendale di interrompere ogni rapporto di cooperazione con Israele, denunciando che tali legami contribuiscono a sostenere il genocidio in corso in Palestina.

Non nel nostro nome”

In linea con la mobilitazione dei portuali di Genova, Livorno e Trieste, le lavoratrici e i lavoratori dei settori strategici della produzione e dei trasporti alzano la voce contro la complicità delle imprese e del governo italiano nell’offensiva contro il popolo palestinese, rifiutandosi di essere parte dell’apparato bellico che alimenta l’occupazione israeliana.

L’iniziativa punta a rafforzare l’organizzazione dal basso e a promuovere azioni concrete per interrompere il sostegno materiale e industriale che le aziende italiane — con il consenso dello Stato — offrono a Israele. I lavoratori denunciano inoltre la progressiva riconversione dell’apparato produttivo nazionale a favore del comparto militare, un processo che negli ultimi anni si è intensificato.

Leonardo, un gigante pubblico dell’industria bellica

Nella petizione pubblicata su Change.org, i lavoratori affermano che Leonardo, “con il benestare del Governo italiano, mantiene solidi legami commerciali e di cooperazione militare con Israele, contribuendo di fatto alla prosecuzione delle operazioni belliche che colpiscono sistematicamente la popolazione civile palestinese, priva di ogni capacità di difesa, in evidente violazione del diritto internazionale umanitario”.

Leonardo S.p.A. è oggi il principale produttore di armi dell’Unione Europea, il secondo in Europa e il tredicesimo al mondo, secondo i dati del SIPRI (Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma). Sebbene formalmente privata, l’azienda è controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che detiene il 30,2% delle azioni, configurandola di fatto come società a partecipazione pubblica.

Sotto il governo di Giorgia Meloni, l’Italia — approfittando della scarsa trasparenza che caratterizza queste transazioni, e in alcuni casi del segreto militare — ha continuato a esportare armamenti verso Israele, nonostante l’annuncio del blocco di nuove autorizzazioni dopo il 7 ottobre 2023.

I lavoratori segnalano anche la preoccupazione per la riforma in corso della legge 185/1990, che regola l’esportazione di armi. Con le modifiche proposte, “verrebbero drasticamente ridotti i meccanismi di trasparenza, come la relazione annuale al Parlamento, trasferendo così il potere decisionale quasi interamente al Governo e sottraendolo al controllo parlamentare”.

Dalle università alle imprese: nessuno sia complice

Come ha evidenziato la relatrice speciale dell’ONU Francesca Albanese nel suo ultimo rapporto, il sostegno al genocidio non si limita alla fornitura di armi. Le università italiane giocano un ruolo cruciale attraverso accordi di ricerca e sviluppo tecnologico con istituzioni israeliane, contribuendo anche al quadro ideologico dell’apartheid e legittimando la narrazione ufficiale dello Stato di Israele.

Negli ultimi anni, le mobilitazioni studentesche per chiedere la fine di questi accordi si sono moltiplicate, estendendosi a un numero crescente di atenei e facoltà.

La recente convergenza nelle piazze tra studenti e lavoratori ha mostrato una forza concreta e crescente. Martedì 21, lavoratori del settore tecnologico, sindacati e collettivi studenteschi si sono uniti nella protesta contro Cybertech Europe, evento nato in Israele che da anni promuove collaborazioni tra governi, eserciti e aziende produttrici di tecnologie impiegate in contesti di guerra e repressione, come Gaza e i Territori Palestinesi Occupati.

Il fatto che i lavoratori della Leonardo si connettano a questa lotta è molto importante e può rappresentare un passaggio fondamentale per rafforzare la mobilitazione contro l’economia del genocidio e le politiche di riarmo. In questo solco è necessario costruire dal basso uno percorso che – a partire dal coordinamento dei lavoratori nei settori strategici per la logistica e la produzione bellica – porti a un grande sciopero generale contro la finanziaria di guerra che il governo cercherà di varare nelle prossime settimane (USB ha già proposto una data per il prossimo 28 novembre). Sarà importante inserire in questo percorso anche rivendicazioni come la riconversione ecologica e sotto controllo dei lavoratori dei settori inquinanti  – e aggiungiamo produttori di armi o soggetti alla riconversione bellica – prendendo spunto e sviluppando in punto programmatico generale il piano di reindustrializzazione dal basso GKN.

Laura Tartaglia

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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