L’esito delle elezioni newyorkesi dimostra e conferma l’esistenza di un “bipolarismo radicale” costruito sulla crescita abnorme delle disuguaglianze, sulle mutate condizioni di vita complessive, sul pericolo della guerra, sul ripresentarsi della contraddizione centro/periferia alimentato dal modello di consumi, dallo stile di vita, dal presentarsi di opportunità sociali che fanno della periferia il luogo della conservazione (ricordate la cintura della ruggine trumpiana nell’interpretazione del post-industriale?).
La radicalità delle contraddizioni si esprime e richiede una analoga radicalità delle espressioni politiche, fuori dal provincialismo del “centro moderato” e della crisi delle “democrazie liberali”.
Da New York a Roma il salto nel provincialismo è notevole ma la discussione in corso sulla manovra economica ha assunto comunque un significato pienamente politico: i rilievi sulla crescita delle disuguaglianze debbono corrispondere a un giudizio politico relativo alla dimensione “classista” delle intenzioni di governo che vanno contrastate proprio sul terreno del trasformare l’idea della riduzione delle disuguaglianze in un progetto di uguaglianza.
Per riuscire a far diventare un fatto politico un progetto di uguaglianza è però necessaria la costruzione di un soggetto pienamente misurato sulla sua elaborazione come identità politica: ancora una volta è il discorso della visione di società in senso socialista che appare ancora deficitaria nell’articolazione ideale, politica, sociale di una proposta alternativa che l’attuale schieramento di opposizione dovrebbe essere capace di mettere in campo.
Tenuto conto beninteso delle grandi difficoltà del sistema politico italiano che presenta evidenti segnali di difficoltà soprattutto rispetto alla complessità sociale del nostro Paese, del rapporto con l’Europa (e la sua autonomia politica), della necessità di affrontare adeguatamente i temi delicatissimi citati all’inizio dell’innovazione tecnologica, delle migrazioni, delle grandi transizioni in atto da quella climatica a quella digitale, del rilancio della Costituzione repubblicana continuamente sotto attacco.
Insomma: se il quadro delle disuguaglianze necessita di essere affrontato alla radice attraverso l’espressione di una compiuta alternativa dobbiamo convincerci che la via del socialismo non è piana coma la prospettiva Nevskij ma qualcosa bisognerà pur cercare di tornare a muovere per tentare di percorrerla.
