Il più lungo blocco delle attività amministrative (il cosiddetto shutdown) nella storia degli Stati Uniti, iniziato il primo ottobre, si è concluso il 12 novembre, grazie all’appoggio alla legge di bilancio da parte di alcuni componenti della minoranza parlamentare del Partito Democratico (6 alla Camera e 8 al Senato).

Tale “svolta”, fatta da deputati moderati e/o indipendenti, risulta sia stata attuata con la tacita approvazione del capogruppo al Senato, Chuck Schumer. E affossa il tentativo dei dem di mantenere in campo le coperture sanitarie dell’Affordable Care Act e di cancellare i tagli di Medicaid. Entrambe sono le forme di tutela della salute destinate a chi non può permettersi le costose assicurazioni private, su cui è sostanzialmente basata la sanità degli Stati Uniti.

Dato che l’articolo 1 della Costituzione degli USA prevede che non possano esserci spese pubbliche che non siano state stanziate e votate dal Parlamento, tutte le risorse si fermano in attesa dell’approvazione della legge di bilancio. Non come nel caso del bilancio provvisorio italiano, quando, in attesa della legge finanziaria, non si arriva a prevedere il licenziamento temporaneo dei dipendenti pubblici e/o l’interruzione delle spese statali.

La conclusione dello shutdown è in definitiva una nuova vittoria di Trump, che lo ha utilizzato per continuare la sua politica antisociale e antilavoratori, mettendo contro gli interessi di vita dei dipendenti statali senza stipendio e quelli di chi si rivolge a loro perché ha fame. La questione più tragica infatti, oltre alla minaccia trumpiana di non riassumere i dipendenti federali a casa senza stipendio per lo shutdown, è stata l’interruzione del pagamenti dei buoni alimentari destinati a 42 milioni di americani indigenti, che ora riprendono a essere distribuiti per tutto il 2026.

Le spese governative sono rifinanziate fino al 30 gennaio 2026 (col rischio del ripetersi del blocco) ed è significativo che non prevedano tale scadenza, ma a loro è assegnato l’intero rifinanziamento annuale per tutto il 2026, solo tre dipartimenti: quelli dell’Agricoltura, dell’edilizia militare e dei Veterani.

I tagli all’assistenza sanitaria, fatti a luglio dal governo Trump, che restano in vigore (a meno che si creda alle promesse del capogruppo repubblicano di riaffrontare la materia a gennaio) porteranno 14 milioni di persone alla perdita di Medicaid nel prossimo decennio, 22 milioni di persone fuori dagli sconti per le cure e alzeranno i premi dell’assicurazione sanitaria per tutti gli altri.

Di fronte alla drammatica situazione di taglio degli alimenti ai poveri e di possibile licenziamento di tutti i dipendenti pubblici che erano a casa (i cui licenziamenti, se resi definitivi, si sarebbero aggiunti alle migliaia già allontanati dalle agenzie federali col repulisti del DOGE di Musk), un solo sindacato ha chiesto ai dem di rinunciare al tentativo di difendere in questo frangente l’urgenza sanitaria: l’American Federation of Government Employees. Mentre altri sindacati, che pure rappresentano dipendenti federali come IFPTE e SEIU, non hanno ceduto al ricatto dei repubblicani.

Le presidenti di tre dei più grandi sindacati della nazione – Becky Pringle di National Education Association, Randi Weingarten di American Federation of Teachers e April Verrett di Service Employees – si sono dette “profondamente deluse”, dalla fine del tentativo pro-assistenza sanitaria in Parlamento. Weingarten ha precisato che i tagli della spesa per la salute uccideranno 8.811 persone in più l’anno prossimo, lasceranno altri 4,8 milioni senza assicurazione sanitaria e comporteranno 340.000 posti di lavoro in meno.

Intanto, non tutti/e i/le lavoratori/trici federali (670.000 licenziati temporaneamente e altri 730.000 al lavoro senza stipendio per più di un mese) torneranno da subito a riprendere il loro fondamentale lavoro a sostegno del già scarso Stato Sociale statunitense: La casa Bianca afferma che il pagamento degli arretrati potrebbe arrivare a metà della prossima settimana.

Le divisione dem sull’atteggiamento nel merito del voto finale in Parlamento ha ridotto il discredito di Trump, che era raffigurabile come uno che taglia la sopravvivenza a milioni di statunitensi, e renderà più difficile per il DP fare della questione della sanità il punto focale delle elezioni di medio temine del 2026. Elezioni statunitensi in cui si voterà per il rinnovo di tutti i 435 seggi nella Camera dei Rappresentanti, di un terzo dei componenti del Senato e di 34 dei 50 governatori dei singoli Stati dell’Unione.

Rashida Tlaib, componente del Congressional Progressive Caucus della Camera, il gruppo dei deputati progressisti, ha denunciato che “I premi (da pagare per avere la copertura sanitaria) raddoppieranno per ulteriori 20 milioni di persone a seguito di questo cosiddetto accordo. Decine di migliaia di persone moriranno inutilmente ogni anno a causa di questi tagli estremi di Medicaid e dei costi sanitari alle stelle. Il sistema sanitario statunitense a scopo di lucro è già a pezzi; e invece di mantenere la linea e combattere per l’assistenza sanitaria come diritto umano, un numero sufficiente di dem hanno scelto di ribaltare il proprio voto e di peggiorare la crisi economica (del popolo)”.

Fonti principali:

M.Elk, AFGE Urged Dems to Cave on Shutdown While Other Unions Didn’t, Payday Report, 12.11

M.Gruenberg, Major unions condemn sellout passed by Congress, People’s World, 13.11

J.Atwood, Shutdown deal over healthcare exposes deep Democratic divisions, Nation of Change, 13.11

Di Ezio Boero

Nato nel 1954 a Torino, s'avvicina progressivamente alla politica attiva a partire dal 1968 presso il IV Istituto Tecnico Commerciale. Aderisce nel tempo a Democrazia Proletaria, Rifondazione Comunista, Sinistra Critica. Oggi è iscritto alla CUB. Nel 1974 è nel Collettivo Studentesco di Scienze politiche; nel 1977-79 redattore di Radio Città Futura di Torino; una ventina d’anni delegato sindacale di reparto poi rappresentante CGIL nell’azienda dove lavorava; nel 1994 tra i costitutori di ALLBA (Associazione Lavoratrici e Lavoratori Bancari e Assicurativi). Tra i promotori dei Comitati di cittadini per la Difesa del Parco Sempione e Dora Spina Tre su cui ha scritto La Spina 3 di Torino, Trasformazioni e partecipazione: il Comitato Dora Spina Tre, 2011 e Da cittadella industriale a Spina 3: una riconversione incompiuta in Postfordismo e trasformazione urbana, IRES Piemonte, 2016. Segue le lotte sindacali e sociali degli Stati Uniti, argomento su cui ha scritto Storia sociale e del lavoro degli Stati Uniti, StreetLib, 2019 (aggiornato nel 2023), scrive articoli e aggiorna un sito web specifico: https://lottesocialidegli-statiuniti.jimdosite.com/

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