Il demografo francese come il protestantesimo, nel suo stato zero, sia più pericoloso del cattolicesimo.
Emmanuel Todd identifica la crisi morale e il bellicismo dell’Occidente nel nichilismo, esito finale del collasso della fede religiosa. I Paesi più minacciati sono quelli di tradizione protestante, in cui la scomparsa della religione genera un vuoto metafisico che sfocia in una sorta di preferenza mentale per la guerra. Il cattolicesimo, invece, è una religione «più umana», che enfatizza la bellezza intrinseca del mondo. Di conseguenza, se la fede scompare, nei Paesi cattolici resta il «sentimento di questa bellezza». Ecco perché l’Italia, con la maggiore concentrazione di bellezza al mondo, è il Paese d’Europa meno esposto al nichilismo. Todd lo ha spiegato nella conferenza che ha tenuto all’Università di Hiroshima, di cui Krisis pubblica il testo originale.
Ascolta l’articolo, narrato da Giulio Bellotto:
Collasso della fede Per Emmanuel Todd, il retroterra morale della nuova preferenza occidentale per la guerra è il nichilismo, che deriva dal collasso della fede religiosa.
Protestantesimo e rischio geopolitico I Paesi di tradizione protestante sono i più minacciati. Quando scompare, il protestantesimo non lascia nulla dietro di sé, creando un vuoto che sfocia nella preferenza mentale per la guerra.
Cattolicesimo come barriera Capace di accettare la bellezza intrinseca del mondo, la religione cattolica è meno esigente. E, quando la fede scompare, nel tessuto sociale resta il «sentimento di questa bellezza».
Bellezza contro la guerra In Italia, che Todd definisce «un oggetto d’arte», la paura del vuoto metafisico è meno intensa. Ecco perché il nostro Paese è quello meno esposto al nichilismo di tutta l’Europa.
Sono molto felice e molto grato al signor Ochi, presidente dell’Università di Hiroshima, per avermi invitato. Sono particolarmente emozionato di tornare a Hiroshima. Questa è la mia seconda visita. La prima volta ci ero venuto 33 anni fa, durante il mio primo viaggio in Giappone. Invitato dalla Fondazione del Giappone, avevo chiesto che quel primo viaggio includesse un pellegrinaggio a Hiroshima. Da allora sono venuto nel vostro Paese più di 20 volte.
Sono tornato ieri al Museo per la pace per riflettere sulla bomba atomica. Questo museo, che avevo già visitato 33 anni fa, è cambiato. Ma ciò che mi ha più sorpreso è quanto sono rimasto più impressionato questa volta. Sono chiaramente più preoccupato ora per la questione dell’arma nucleare.
Credo di sapere perché. Il 1992 era un momento di ottimismo. Il comunismo era appena crollato. La Guerra fredda stava finendo. E, anche se l’attacco nucleare su Hiroshima e Nagasaki appariva come qualcosa di terribile, sembrava davvero appartenere al passato. Era finita. Un errore dell’umanità, un errore degli Stati Uniti. Ma qualcosa confinato nel passato.
I valori dominanti dell’epoca, intorno al 1992, erano quelli di un Occidente liberale e prospero. Si trattava innanzitutto, ancor prima dei consumi, della produzione, della produzione industriale. Si trattava della libertà, dell’uguaglianza: l’uguaglianza tra uomini e donne, negli Stati Uniti l’uguaglianza tra bianchi e neri. E soprattutto, una speranza di pace dopo la Guerra fredda.
Ma ora, che cosa vediamo in Occidente? Non parlo qui di valori, ma della realtà. Vediamo tutt’altro. Vediamo la deindustrializzazione, la caduta del tenore di vita, il declino delle libertà. Negli Stati Uniti, il declino delle libertà si manifesta nella cancel culture sul versante democratico e e, sull’altro versante, nelle derive antiliberali di Trump in molte direzioni.
Storicamente, la Francia è un paese di libertà. Ma io stesso, in Francia, per quanto riguarda la mia libertà mi trovo in una situazione molto particolare. Il mio editore (le edizioni Gallimard) è certamente il più prestigioso di Francia. Ma non posso più esprimermi, come accadeva un tempo, sui canali pubblici dell’audiovisivo come France-Inter, France-Culture o France 2 […]. La mia reputazione in Giappone mi ha d’altronde protetto contro questi divieti francesi. Sono infinitamente grato al Giappone per avermi protetto contro il nuovo autoritarismo di Stato francese.

Al momento, ciò che si osserva anche in Occidente non è più l’uguaglianza, ma la crescita delle disuguaglianze: negli Stati Uniti, in Europa. Negli Stati Uniti non si avanza più verso l’uguaglianza tra neri e bianchi, ma si assiste a un ritorno delle ossessioni razziali. A livello più globale, si vede anche un incredibile ritorno dell’arroganza occidentale nei confronti del resto del mondo.
Soprattutto, ed è la ragione ultima della mia presenza a Hiroshima, dobbiamo riconoscere il ritorno della guerra. Anzitutto mi riferisco alla guerra nella realtà, in Ucraina o in Medio Oriente, ma al di là di questa realtà, assistiamo al sorgere di un’ossessione mentale per la guerra.
Parlerò rapidamente della sconfitta militare occidentale in Ucraina perché è l’analisi di questa guerra che mi ha portato a lavorare, in profondità, sull’intera crisi occidentale. La guerra è uno choc di realtà ed è a partire dalla guerra in Ucraina che ho iniziato a riflettere sulla nuova questione della moralità occidentale.
Ciò che è incredibile, in primo luogo, è il modo in cui gli Stati Uniti e l’Europa avevano soprastimato la propria potenza rispetto alla Russia. È vero che il prodotto interno lordo della Russia rappresentava, alla vigilia del conflitto, solo il 3% del prodotto interno lordo dell’Occidente (includendo Giappone, Corea e Taiwan). Nonostante ciò, la Russia, con il 3% del prodotto interno lordo dell’Occidente, è riuscita a produrre più armi di tutto l’Occidente.
La guerra ha svelato la nostra debolezza industriale e ha rivelato che questo prodotto interno lordo che continuiamo a misurare per abitudine non rappresenta più una reale capacità di costruire le cose. Questa insufficienza industriale mi ha riportato alla scarsa capacità degli Stati Uniti di formare ingegneri.
La Russia, con una popolazione due volte e mezzo inferiore a quella degli Stati Uniti, forma più ingegneri. Questa è la chiave della vittoria russa. Per la formazione degli ingegneri, Francia e Regno Unito assomigliano agli Stati Uniti. Ma Giappone e Germania assomigliano piuttosto alla Russia, perché questi due Paesi mantengono una forte capacità di formare ingegneri.
L’analisi della guerra mi ha quindi portato a interessarmi alla crisi dell’istruzione negli Stati Uniti, al crollo del loro potenziale educativo, in termini sia di numero di studenti per generazione sia di livello intellettuale di questi studenti.
In seguito, per comprendere il crollo educativo, sono arrivato al fattore ultimo, quello da cui tutto deriva: la mutazione religiosa degli Stati Uniti. Ciò che aveva fatto la forza degli Stati Uniti, dell’Inghilterra, del cuore stesso dell’Occidente era la potenza educativa della religione protestante. La scomparsa del protestantesimo spiega il crollo educativo americano.

La mia riflessione sulla guerra, su ciò che tutti possono vedere nei notiziari televisivi (il nostro spettacolo quotidiano) mi ha quindi condotto a un nuovo interesse per la religione in quanto fattore storico. Osservare nel presente le conseguenze della scomparsa della religione ha persino aperto per me un campo di ricerca completamente nuovo.
Quando descrivo la storia della scomparsa della religione, distinguo d’ora in poi tre stadi: religione attiva, religione zombie, religione zero. La religione attiva, è quando le persone credono nel loro Dio e lo venerano. Parlo qui di religione in senso occidentale, monoteista. Penso al cristianesimo, penso al giudaismo.
Il secondo stadio è quello zombie: quando la fede in Dio è scomparsa, quando il culto è sparito, ma le abitudini morali associate alla religione sopravvivono nel contesto sociale. Gli individui restano inquadrati da un sistema di valori e mantengono la capacità di azione collettiva. La religione è sostituita da ideologie che rappresentano un surrogato, come il sentimento nazionale, i sentimenti di classe e ogni sorta di gruppi ideologici che sostituiscono l’appartenenza religiosa di partenza.
Poi c’è il terzo stadio, in cui ci troviamo oggi: lo stadio della religione zero, in cui i valori ereditati dalla religione sono scomparsi. Si entra in un mondo in cui l’individuo è davvero privo di valori fondamentali; è ormai solo, privato della capacità di azione collettiva. È un individuo indebolito perché i valori inculcati dalla religione, poi ripresi dall’ideologia, rappresentavano una forza per la sua personalità.
Questo stato zero delle credenze religiose non è vissuto dall’individuo come una vera libertà. L’essere umano si ritrova davanti alla questione banale del senso della vita. Che cosa fa sulla Terra? Qual è lo scopo della sua esistenza? In questo genere di contesto, vediamo apparire quello che chiamo nichilismo.
L’angoscia del vuoto si trasforma in glorificazione, in deificazione del vuoto. Una passione per la distruzione delle cose, della distruzione degli uomini, della distruzione della realtà, emerge poco a poco. Lo stato psichico attuale dell’Occidente è in parte questo: il nichilismo, che conduce a una passione della guerra nella mentalità collettiva e a una preferenza per la guerra in geopolitica. Questo è il retroterra morale della nuova preferenza occidentale per la guerra.
Evocherò alcune delle guerre di cui l’Occidente è responsabile, ma senza che gli occidentali, nichilisti senza saperlo, siano in grado di comprendere la loro responsabilità. È questo che è impressionante oggi: gli occidentali scatenano guerre, alimentano guerre raccontando a sé stessi di essere dalla parte della giustizia.

Cominciamo con la guerra in Ucraina. La guerra in Ucraina è vissuta in Occidente come un’invasione russa dell’Ucraina. Naturalmente riconosco che è l’esercito russo a essere entrato in Ucraina. Ma la realtà storica è che sono state l’espansione della Nato verso la Russia, attraverso l’Ucraina, e la guerra condotta dagli ucraini stessi, spinti dagli occidentali contro i russi del Donbass, a essere le vere cause del conflitto. È del tutto esatto che, per i russi, questa guerra è difensiva. Per me è evidente che gli americani, gli europei, sono gli aggressori, arrivati a meno di 1.000 chilometri da Mosca.
Questa è la situazione oggettiva. Ciò che è affascinante è che questi aggressori pensano di essere aggrediti e che loro stessi siano obbligati a difendersi. C’è un elemento di follia nella nostra situazione in Europa.
Poi c’è l’esempio ancora più evidente del genocidio di Gaza. L’inizio del genocidio è stato perpetrato dallo Stato di Israele, è un’altra evidenza storica, ma, secondo me, lo Stato di Israele è telecomandato dagli Stati Uniti. Senza le armi americane, e tante altre forme di sostegno, l’esercito israeliano non avrebbe potuto fare ciò che ha fatto, proprio come l’esercito ucraino, senza le armi americane, non avrebbe potuto condurre la sua guerra di aggressione nel Donbass.
E ancora una volta, ciò che è impressionante, al di là della violenza e della guerra, è la buona coscienza degli americani e degli israeliani, dopo che 60.000, 70.000, 80.000 palestinesi sono stati uccisi.
Arriviamo in questi giorni a un problema di comprensione storica molto interessante. Gli Stati Uniti da molto tempo, e Donald Trump più recentemente, hanno incoraggiato, forse persino deciso, l’azione israeliana. Trump, durante la sua prima presidenza, aveva spostato l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme. Quando si leggono gli scritti delle persone che sono con Trump, vi si trova una vera adorazione dello Stato di Israele. Trump, per primo, ha immaginato che si potesse trasformare Gaza in una stazione balneare svuotata dei suoi abitanti. Trump è all’origine del tentativo di genocidio. Ma ecco il problema.
Molto recentemente, Trump ha deciso che era finita. Ha dato l’ordine a Israele di fermarsi. Ha detto a Benjamin Netanyahu di scusarsi con il Qatar che era stato bombardato. Ha imposto, senza difficoltà, una tregua, da cui si possono trarre due conclusioni. In primo luogo, la prova che sono proprio gli Stati Uniti a condurre la guerra in Medio Oriente, poiché controllano sia il freno sia l’acceleratore.

Seconda cosa, straordinaria. Un presidente americano, un giorno promotore di un genocidio, esige il giorno dopo il Premio Nobel per la pace perché ha cambiato idea e ha imposto una tregua. Questa inversione di rotta è l’illustrazione, meglio, la prova dell’assenza totale di senso morale. La moralità zero derivata dalla religione zero permette in effetti di volere un giorno un genocidio e il giorno dopo il Premio Nobel per la pace.
Finora, ho parlato soprattutto del rischio americano. Ma credo che sia importante che i giapponesi siano consapevoli dell’apparizione di un nuovo rischio, europeo, legato alla progressione del nichilismo. Al momento della guerra in Iraq, quando venivo in Giappone, dicevo: «Gli americani sono pericolosi, ma gli europei sono persone ragionevoli, e i giapponesi dovrebbero avvicinarsi agli europei, poiché i giapponesi stessi sono ragionevoli».
Ora, ciò che abbiamo visto apparire recentemente in Europa, è una russofobia specificamente europea, un bellicismo specificamente europeo, centrato sull’Europa del Nord, sull’Europa protestante. L’Europa protestante è il Regno Unito, è la maggioranza della Germania, è la Scandinavia, sono due dei tre Paesi baltici.
Sono stato in contatto o ho anche visitato diversi Paesi a seguito delle traduzioni del mio ultimo libro, e ho potuto constatare che la Spagna, l’Italia, i Paesi cattolici in generale, non sono né russofobi né bellicisti.
Vorrei, per terminare questa conferenza, tentare di spiegare perché il protestantesimo è più pericoloso nel suo stato zero, del cattolicesimo. Il protestantesimo è più capace di lasciare dietro di sé una società nichilista […].
Il protestantesimo, e si potrebbe dire la stessa cosa del giudaismo, era una religione molto esigente. C’era Dio, c’era il fedele e il mondo era secondario. La bellezza del mondo in particolare era respinta, con, tra l’altro, un rifiuto delle immagini, un rifiuto delle arti visive. Quando tali religioni, ossessionate dalla trascendenza, scompaiono, non resta nulla. Il mondo non è in sé interessante: è vuoto. Questo vuoto intenso apre la strada al nichilismo.
Il cattolicesimo è una religione meno esigente, più umana, capace di accettare l’idea che il mondo sia, di per sé, bello. Le immagini non sono state respinte nel mondo cattolico e il mondo cattolico è pieno di meraviglie artistiche. In un Paese cattolico, se perdi Dio, ti resta il sentimento di questa bellezza del mondo.

Se sei francese, ti resta il sentimento che vivi – un’illusione senza dubbio – nel più bel Paese del mondo. Se sei italiano, vivi effettivamente nel Paese del mondo dove ci sono più cose belle, poiché l’Italia stessa è diventata un oggetto d’arte. In tali contesti, la paura del vuoto metafisico è meno intensa, e quindi il rischio di nichilismo minore. Secondo me il Paese d’Europa meno minacciato dal nichilismo è l’Italia, perché in Italia tutto è bello.
Arrivo ora al Giappone, per concludere, e vi prego di scusarmi se dico delle sciocchezze sul Giappone. I giapponesi si definiscono spesso come un popolo senza religione e non sembrano molto angosciati da questa assenza di religione. In realtà, non è sempre stato vero: il Giappone è stato un Paese molto religioso.
Il buddismo giapponese ha avuto fasi piuttosto violente, penso in particolare all’ascesa della setta del Jōdo Shinshū, la vera setta della Terra pura, che ha condotto a insurrezioni contadine, e la cui semplicità dottrinaria ricordava per certi tratti il protestantesimo. Ma il Giappone ha sempre mantenuto una grande diversità religiosa, una vera complessità, con diverse sette buddiste e con uno shintoismo molto variegato e vicino alla natura.
In sintesi estrema, direi che mai la religione ha fatto scomparire in Giappone il sentimento della bellezza del mondo. Credo che il raggiungimento di uno stato zero della religione in Giappone abbia prodotto uno stato d’animo più simile a quello dei Paesi cattolici che a quello dei protestanti.
Questo è un altro modo per dire che il Giappone non mi sembra terribilmente minacciato dal nichilismo. È per solidificare in me questa intuizione che, prima di andare a visitare il museo della pace a Hiroshima, siamo andati con mia figlia Louise a Miyajima (isola sacra del Giappone, ndr), dove il sentimento della bellezza del mondo è impressionante.
Articolo originale pubblicato su https: https://substack.com/inbox/post/178931980 (traduzione dal francese a cura di Krisis).
