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Siamo arrivati a un punto inquietante. L’Unione Europea non si limita più a marginalizzare le voci critiche, ma ricorre alle sanzioni – nate come strumenti economici – per colpire singoli cittadini, di fatto mettendoli al bando per opinioni non allineate. Era già successo a tre giornalisti tedeschi; ora l’ultimo pacchetto colpisce anche Jacques Baud, analista noto ed ex colonnello svizzero, accusato di “propaganda filorussa” per aver espresso una lettura diversa della guerra in Ucraina e per aver parlato con media russi.

Con un salto logico sconcertante, ciò lo rende persino “responsabile delle azioni della Federazione Russa”. È difficile non vedere in tutto questo un attacco senza precedenti alla libertà di espressione e allo Stato di diritto nell’Europa del dopoguerra. Non sorprende che questa deriva provenga da un’UE che, da decenni, concentra poteri erodendo i meccanismi democratici.

Va ricordato che tali sanzioni non sono decise da tribunali: sono atti dell’esecutivo, adottati contro persone mai riconosciute colpevoli da alcuna corte. Le conseguenze sono pesanti: divieti di ingresso e transito nell’UE e, soprattutto, congelamento di beni e conti bancari.

Se non si reagisce a questa deriva autoritaria, il rischio è che presto sia troppo tardi.

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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