Tra rivolte di piazza nell’Ue e piani quinquennali in Cina, due modelli di sovranità alimentare a confronto.
Mentre i trattori assediano l’Unione europea contro i tagli della nuova Pac 2028-2034, la Cina blinda l’agricoltura mettendola al centro del XV Piano Quinquennale. Krisis analizza convergenze e profonde divergenze tra un’Europa priva di visione produttiva e un dirigismo cinese che trasforma le aree rurali nel cuore pulsante della sovranità geostrategica.
Tagli alla Pac Gli agricoltori dell’Ue protestano contro la prevista riduzione del budget agricolo da 387 a poco meno di 300 miliardi, denunciando una visione burocratica che marginalizza la produzione.
Modelli a confronto Mentre Bruxelles taglia i fondi della Pac, Pechino eleva l’agricoltura a pilastro della sicurezza nazionale nel XV Piano Quinquennale.
Dirigismo cinese La Cina punta alla sovranità alimentare con obiettivi concreti: +50 milioni di tonnellate di cereali e controllo strategico delle sementi nazionali.
Infrastrutture e aree rurali La Repubblica popolare investe in infrastrutture e servizi per le aree interne come priorità geostrategica, contrastando lo spopolamento e la povertà rurale.
Convergenze sulla sostenibilità Entrambi i colossi puntano su agricoltura ecologica e tutela del paesaggio, ma con strategie opposte tra libero mercato e dirigismo pubblico.
Letame davanti al Parlamento europeo, trattori che attaccano la polizia, idranti in azione… Giovedì 18 dicembre, la protesta degli agricoltori europei ha paralizzato Bruxelles. Colonne di mezzi agricoli hanno sfilato per le strade della capitale europea per protestare contro la drastica riduzione dei finanziamenti della nuova Politica agricola comune 2028-2034, ancora in fase di negoziazione. I fondi destionati alla Pac passerebbero dagli attuali 387 miliardi di euro a poco meno di 300. Le avvisaglie di queste proteste contro lo strumento europeo di sostegno al settore primario c’erano state a fine novembre quando un funzionario del Ministero dell’agricoltura italiano aveva dichiarato: «A noi questa riforma non piace per niente, né per come è impostata, per il contenitore proposto, per i finanziamenti che sono tagliati, né per l’organizzazione».
Mentre Bruxelles viene paralizzata dai trattori in rivolta, dall’altra parte del mondo un colosso geopolitico nel settore agroalimentare delinea una strategia politica di segno opposto. A fine ottobre 2025, a Pechino il Comitato centrale del Partito comunista cinese ha approvato e presentato le raccomandazioni per il XV piano quinquennale, 2026-2030, che comprendono un intero capitolo dedicato al settore primario. Un progetto con cui il Celeste Impero intende elevare l’agricoltura a pilastro della sicurezza nazionale, investendo in capacità produttiva, infrastrutture per le aree interne e controllo delle sementi.
Krisis mette a confronto l’approccio europeo, dominato da una gestione burocratica esposta alle incertezze del mercato, con il dirigismo pubblico cinese, che riconosce nel settore primario e nella residenzialità rurale le vere chiavi della sovranità geostrategica nel XXI secolo. Non è solo questione di distanza geografica. In gioco c’è una divergenza filosofica radicale su cosa significhi, oggi, garantire la sicurezza alimentare di un popolo.
Da un lato, l’Ue sembra divenuta incapace di porsi come promotrice di una visione politica strategica unitaria. Bruxelles ha ormai relegato il settore primario ai margini, dedicandovi meno risorse finanziarie e lasciando gli agricoltori europei esposti alla mercè del libero mercato, in un contesto geopolitico globale dominato da forti tensioni e incertezze.
Non a caso la proposta relativa alla nuova Pac, formalizzata lo scorso luglio dopo la presentazione della visione per l’agricoltura europea, aveva suscitato fin da subito aspre critiche. «Non si tratta di un taglio al bilancio della Politica agricola comune. Si tratta di un massacro di quel bilancio con una motosega» aveva scritto l’ex commissario europeo per l’Agricoltura Janusz Wojciechowski. «I fondi agricoli dell’Ue sono destinati a diminuire dagli attuali 58 miliardi di euro a 43 miliardi di euro all’anno. Ogni anno, 15 miliardi di euro in meno nelle tasche degli agricoltori dell’Ue! E per di più, Ucraina, Mercosur».
Dall’altro lato, la Cina prescrive una politica di dirigismo pubblico, pur in una condizione di mercato, avendo chiari i propri interessi strategici e raccomandando di dare «la massima priorità alle questioni relative all’agricoltura, alle aree rurali e alle persone ivi residenti». Annotazione curiosa: in un’Europa infiammata dal dibattito sulla Pac, le raccomandazioni del XV Piano Quinquennale del Celeste Impero non hanno avuto alcuna risonanza mediatica.
Eppure, per i tecnici, le imprese, le associazioni di categoria, i trader, gli economisti e i decisori politici, un confronto tra gli obiettivi delle due proposte è di centrale interesse, poiché riguarda la visione politica di due dei principali colossi che dominano il mercato mondiale delle commodities agricole e alimentari in termini di produttivi e di commercio. Gli effetti di queste scelte politiche influenzeranno nel futuro i mercati e la disponibilità delle risorse e delle riserve agricole a livello planetario.
In questo confronto sono degni di nota i punti di convergenza e contatto, ma soprattutto le profonde differenze di visione geostrategica nel quale viene incasellato il settore agricolo. In premessa al confronto va precisato che il settore agricolo europeo e quello cinese derivano e si sviluppano a partire da modelli molto differenti, sul piano storico, giuridico, politico, organizzativo, ma anche in relazione al reddito pro capite.
Mentre in Europa vi è ormai da molti anni una forte attenzione al contesto ambientale prima che produttivo, in Cina l’agricoltura ha avuto anche in tempi recenti un importante ruolo sociale di supporto alla riduzione della povertà. Va segnalato inoltre che, per entrambi i soggetti, esistono anche altri strumenti che trattano in forma coordinata l’ambito delle aree rurali e interne, che non sono qui analizzati, quali ad esempio le politiche di coesione dell’Ue o i piani settoriali cinesi.
Convergenza sull’ambiente
Le due proposte presentano una forte (e forse per gli europei inaspettata) convergenza di intenti, soprattutto in tema di sostenibilità, nonostante l’Occidente continui a dipingere la Cina come poco attenta agli aspetti ambientali. Entrambe le strategie politiche trattano formalmente della tutela dell’ambiente, di agricoltura ecologica e in armonia con la natura e della protezione del paesaggio e dei suoli, così come la valorizzazione della multifunzionalità dell’agricoltura. In particolare, Pechino dedica un intero sottocapitolo alle modalità per «costruire una campagna bella e armoniosa in cui le persone possano vivere e lavorare».
Anche nell’ambito delle filiere agro-alimentari vi sono obiettivi sovrapponibili: promuovere le industrie agro-alimentari e migliorare e diversificare gli approvvigionamenti agricoli. L’Ue spinge inoltre per rafforzare la posizione degli agricoltori nella catena di valore del comparto alimentare, visto che risultano l’anello più fragile e con minore potere contrattuale. Bruxelles promuove inoltre la bioeconomia, la resilienza del settore e la cooperazione, anche territoriale. E Pechino, sulla spinta del proprio modello economico, sostiene nuove forme di economie rurali collettive.

Sostegno al reddito agrario
Al contrario, il Celeste Impero sembra operare un approccio molto più concreto, incoraggiando le piccole famiglie rurali a impegnarsi nella moderna agricoltura. In questo contesto la Cina promuove la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione nel settore primario, anche ad esempio nell’ambito della meccanizzazione (in particolare per le aree collinari e montane) e nella tecnologia.
Entrambe le realtà promuovono la crescita del reddito agrario e il miglioramento di vita nelle aree rurali, ma con strumenti differenti. L’Ue ha un focus specifico sul ricambio generazionale in agricoltura, in quanto oggigiorno solo una piccola percentuale degli imprenditori agricoli europei ha un’età inferiore ai 40 anni, ponendo l’accento sul tema dell’imprenditorialità. In questo contesto, le politiche europee sembrano però essere di carattere molto generale, promuovendo la ricerca, prevedendo specifiche forme di accesso al capitale, supporto agli investimenti, connettività e sostenendo la transizione verde.
Ma, soprattutto, la Cina focalizza l’attenzione sul tema della realizzazione e manutenzione delle infrastrutture dedicate alle aree rurali, siano esse dedicate a impianti igienico sanitari, di trasporto o di raccolta rifiuti. Il fine è garantire gli elementi indispensabili e sostanziali per la vita nei contesti rurali. Pechino inoltre promuove i servizi pubblici e gli spazi abitativi di qualità, prevedendo specifiche forme di assistenza per le aree sottosviluppate.
Divergenze sulla produzione
La divergenza più significativa si riscontra però sul tema delle politiche per la produzione primaria. Come detto sopra, l’Ue favorisce molto più il contesto ambientale e sociale che quello produttivo in senso stretto, stimolando la diversificazione produttiva, la riduzione del carico burocratico-amministrativo e gli strumenti per la gestione delle crisi e dei rischi. La politica non fornisce però alcuna direzione al comparto produttivo agricolo.
La Cina adotta un approccio completamente differente. In linea con altri Paesi asiatici e del Sud globale, come ad esempio la Federazione russa e gli altri Stati appartenenti ai Brics, la Repubblica popolare cinese promuove la modernizzazione agricola, la crescita della capacità produttiva e della potenza cinese nel settore primario. Ad esempio, le raccomandazioni impongono un aumento della produzione cerealicola cinese di 50 milioni di tonnellate. Il Celeste Impero prevede anche la definizione di una minima superficie agraria coltivata a livello nazionale, al fine di evitare gravi carenze di disponibilità alimentare nel futuro.
La Cina impone inoltre la messa a coltura dei suoli alcalini e salini, generalmente poco utilizzati per la coltivazione, anche in questo caso per promuovere la crescita della capacità di produzione di derrate agricole. Impulso viene dato anche per favorire la gestione forestale e dei pascoli. Di interesse è inoltre l’attenzione politica per promuovere la produzione di sementi nazionali, poiché come ricorda il servizio pubblico tedesco Deutsche Welle «controllare i semi è, in molti modi, controllare l’approvvigionamento alimentare».

Oltretutto, la Repubblica popolare si concentra sul tema del rapporto tra aree urbane e quelle rurali. Come già evidenziato da Krisis, le aree urbane sono sempre più un polo di attrazione e di accentramento culturale, politico ed economico, a detrazione del territorio rurale circostante, sempre più marginale. In questo contesto, la Cina ha previsto forme di sviluppo integrato tra città e campagna, governance territoriale e una promozione dell’interscambio di fattori produttivi a favore dei contesti rurali.
Due idee di agricoltura
Le politiche sul futuro dell’agricoltura nell’Ue e in Cina, pur avendo qualche punto di contatto, sono tra loro profondamente differenti nell’approccio. L’Unione europea, al di là di proclami di carattere generale, sembra considerare l’agricoltura sempre più quale settore marginale. Non solo la dotazione finanziaria è passata dal 70% del primo bilancio europeo a una previsione del 16,5%, ma non sembra esserci una strategia politica comune che diriga il settore, promuovendo una visione d’insieme e degli obiettivi chiari e definiti.
La Repubblica popolare sembra, al contrario, muoversi in linea con altri Paesi asiatici e del Sud globale, espandendo la propria capacità produttiva nell’ambito agricolo e alimentare. Le raccomandazioni del Comitato centrale del Partito comunista cinese non citano l’autosufficienza come obiettivo politico. Eppure in Asia, oltre alla Russia, anche l’Unione economica euroasiatica (di cui la Cina non fa parte) ha raggiunto più del 90% dell’autosufficienza agricola, evidenziando come la capacità produttiva alimentare sia di centrale interesse per questi Paesi. Inoltre, la Cina promuove la realizzazione di infrastrutture a servizio delle aree interne e rurali e un migliore coordinamento tra queste e le aree urbane.
Il Celeste Impero sembra delineare, almeno da un punto di vista formale, obiettivi più chiari e definiti nel prossimo futuro: un segnale importante per gli agricoltori cinesi e l’intera filiera alimentare. La Cina, così come la Russia e gli altri Stati dei Brics, dimostra che il settore agricolo non deve essere necessariamente abbandonato al libero mercato, ma possono coesistere forme di dirigismo pubblico, avendo a mente gli interessi strategici e specifici dei singoli Stati.
Le raccomandazioni per il nuovo Piano Quinquennale non dispongono l’allocazione di risorse finanziarie, ma dimostrano quale sia l’attenzione della Repubblica popolare per l’agricoltura e le aree interne, nelle quali risiede ancora oggi poco meco di un terzo dell’intera popolazione cinese. La questione rurale, la residenzialità nelle aree interne e lo sviluppo di infrastrutture adeguate sono riconosciute formalmente quali massime priorità strategiche della Cina, anche come forma di lotta alla povertà e con un’attenzione per il contesto ambientale.
Tra i trattori schierati a Bruxelles e le raccomandazioni per i piani quinquennali approvate a Pechino, risulta evidente la distanza tra due idee opposte di agricoltura e sovranità alimentare. Intanto, a Bruxelles, una Bmw rimane incastratata fra le patate gettate a terra dagli agricoltori in segno di protesta.
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Per approfondire e valutare le politiche agrarie di Bruxelles e di Pechino, ecco i documenti originali tradotti in italiano da «Krisis».
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le condizioni per l’attuazione del sostegno dell’Unione alla politica agricola comune per il periodo dal 2028 al 2034 – COM(2025) 560 final 2025/0241(COD)
L’agricoltura e l’alimentazione, settori strategici per l’Unione, forniscono alimenti sicuri e di alta qualità a 450 milioni di europei a prezzi accessibili e svolgono un ruolo chiave per la sicurezza alimentare europea e mondiale. Allo stesso tempo, questi settori sono essenziali per sostenere l’economia e la vita nelle zone rurali, oltre a essere un tassello importante della soluzione per la protezione del clima, della natura, del suolo, dell’acqua e della biodiversità attualmente sotto stress. La politica agricola comune (PAC) è al centro del progetto europeo e oltre 60 anni fa si è impegnata a garantire la sicurezza alimentare e un tenore di vita equo alla popolazione agricola, in linea con gli obiettivi dei trattati dell’UE.
Questo impegno è oggi non meno importante di allora, in quanto il settore agricolo dell’UE si trova ad affrontare sfide significative. Occorre migliorare l’attrattiva del settore per i giovani, in quanto solo una piccola parte degli agricoltori ha meno di 40 anni. Il settore è esposto ai cambiamenti climatici, alla perdita di biodiversità e alle pressioni socioeconomiche, che ne minacciano la sostenibilità e i mezzi di sussistenza a lungo termine. Condizioni di concorrenza disomogenee a livello mondiale, alcune dipendenze dalle importazioni e la vulnerabilità alle incertezze geopolitiche acuiscono l’incertezza a lungo termine cui devono far fronte gli agricoltori dell’UE. Gli investimenti sono difficili da finanziare in quanto il reddito agricolo per lavoratore rimane notevolmente inferiore rispetto ai salari medi dell’economia in generale (60 % nel 2023). Inoltre gli squilibri territoriali e l’accesso insufficiente alle conoscenze e all’innovazione, comprese le soluzioni digitali, contribuiscono a ridurre l’attrattiva del settore, in particolare tra i giovani.
Queste sfide rendono necessario un sostegno pubblico per il settore e, al tempo stesso, richiedono una risposta politica solida e adattabile per garantire un settore agricolo competitivo, resiliente e sostenibile. Sulla scia del successo delle precedenti riforme che hanno portato la PAC su un percorso di politica basata sui risultati e orientata al mercato, occorre che la PAC continui a evolvere e a rafforzare la sua capacità di rispondere efficacemente all’evoluzione della situazione mondiale, dell’UE, nazionale e regionale, anche a livello di azienda agricola.
I capi di Stato o di governo dell’UE hanno ripetutamente sottolineato la necessità di rafforzare la resilienza dell’agricoltura dell’UE per garantire la sicurezza alimentare a lungo termine, preservare la vitalità delle comunità rurali e riconoscere il ruolo cruciale della PAC nel conseguimento di questi obiettivi. Al tempo stesso, hanno sottolineato l’importanza di fornire un quadro strategico stabile e prevedibile per aiutare gli agricoltori ad affrontare le sfide ambientali e climatiche.
Gli orientamenti politici per il mandato 2024-2029 della Commissione sottolineano l’importanza di garantire che gli agricoltori dispongano di un reddito equo e sufficiente per continuare a innovare e apportare benefici all’Unione nel suo insieme. A tal fine, gli orientamenti invitano a ridurre gli oneri burocratici, premiare gli agricoltori che lavorano in armonia con la natura e rafforzare la loro posizione nella catena del valore alimentare per proteggerli da pratiche commerciali sleali. A tal fine, per costruire un settore agricolo più competitivo e resiliente, è necessario trovare un equilibrio tra incentivi, investimenti e regolamentazione.
La comunicazione della Commissione del 19 febbraio 2025 dal titolo “Una visione per l’agricoltura e l’alimentazione” delinea i principi fondamentali per la PAC dopo il 2027. Tali principi comprendono una PAC basata su obiettivi chiari e requisiti mirati, in cui gli Stati membri si assumono maggiori responsabilità per il conseguimento degli obiettivi strategici. La comunicazione sottolinea inoltre il ruolo essenziale della PAC nel sostenere e stabilizzare i redditi degli agricoltori, nell’attrarre una nuova generazione di agricoltori e nel garantire una politica più semplice e mirata, con un equilibrio più chiaro tra incentivi e requisiti obbligatori. Sottolinea inoltre la necessità di una maggiore flessibilità per gli agricoltori e di un passaggio dalle condizioni agli incentivi. Il nuovo quadro finanziario offre l’opportunità di basarsi sulla recente riforma, allineando le norme sul sostegno per conseguire obiettivi di competitività, resilienza, innovazione e sostenibilità in modo coeso ed efficace.
I piani strategici della PAC 2023-27 si sono dimostrati strumenti efficaci per l’attuazione integrata delle politiche, facilitando la cooperazione tra i governi, i portatori di interessi e la società civile. Il nuovo meccanismo di attuazione introdotto nel 2023 offre un approccio basato sulle politiche e sui risultati, aumentando la flessibilità e la responsabilità per gli Stati membri nell’affrontare le specificità locali nell’ambito di un quadro comune dell’UE. Sulla base di questa esperienza, vi è l’opportunità di razionalizzare ulteriormente l’attuazione della PAC e di aumentare le sinergie e la flessibilità all’interno e con altri settori di spesa.
Nel contesto delle proposte legislative del QFP per il periodo 2028-2034, la proposta dedicata all’agricoltura è giustificata dalle specificità della PAC. Mentre la futura PAC si allineerà ai meccanismi di attuazione razionalizzati per i programmi di spesa dell’UE nell’ambito del nuovo QFP e la sua programmazione e attuazione faranno parte del Fondo e dei piani di partenariato nazionale e regionale, la proposta stabilisce norme specifiche necessarie per orientare la PAC verso:
·Contribuire a un sostegno al reddito più mirato per gli agricoltori e alla loro competitività a lungo termine, indirizzando il sostegno verso gli agricoltori che contribuiscono attivamente alla sicurezza alimentare, alla vitalità economica delle aziende agricole e di settori specifici e alla conservazione dell’ambiente, consentendo nel contempo l’accesso a fonti di reddito complementari.
·Migliorare l’attrattiva della professione e promuovere il ricambio generazionale, favorendo l’accesso dei giovani e di coloro che vi entrano, anche promuovendo lo sviluppo delle competenze, un migliore accesso al capitale e migliori condizioni di lavoro.
·Rafforzare il ruolo del settore agricolo e forestale per l’azione per il clima, la fornitura di servizi ecosistemici, la conservazione della biodiversità e delle risorse naturali, premiando gli agricoltori che lavorano con la natura e incentivando il passaggio a metodi di produzione più sostenibili e adattati alle condizioni locali, e garantendo il giusto equilibrio tra investimenti, incentivi e requisiti.
·Migliorare la resilienza e la capacità di far fronte alle crisi e ai rischi, fornire agli agricoltori incentivi più forti e mirati per ridurre la loro vulnerabilità ed esposizione ai rischi, anche attraverso l’adattamento a livello di azienda agricola e la diversificazione della produzione, promuovere cambiamenti di trasformazione più ambiziosi nei luoghi in cui lo status quo non è sostenibile a lungo termine e rafforzare il legame tra prevenzione e gestione delle crisi.
·Accelerare l’innovazione, migliorare l’accesso alla conoscenza e accelerare la transizione digitale per un settore agricolo prospero attraverso il rafforzamento dei sistemi di conoscenza e innovazione nel settore agricolo, compreso l’accesso a servizi di consulenza imparziali e qualificati, la formazione mirata e la promozione di una più ampia diffusione delle soluzioni digitali.
·Migliorare le condizioni di lavoro e di vita nelle zone rurali, offrendo servizi di soccorso e sostegno alla cooperazione, allo sviluppo delle imprese, al valore aggiunto e a progetti che consentano lo sviluppo rurale.
Nel conseguire tali obiettivi, la proposta mira a realizzare appieno le potenzialità della pianificazione strategica attraverso un quadro politico più semplice e flessibile che rafforzi le sinergie e le complementarità tra i settori. Il nuovo quadro finanziario pluriennale offre l’opportunità di una maggiore incisività della spesa del bilancio dell’UE per l’agricoltura. Sulla base dell’attuale sistema basato su piani strategici, la programmazione beneficerà di un’ulteriore evoluzione, garantendo nel contempo la coerenza e le sinergie con il quadro comune fornito dall’intera serie di proposte del QFP, in particolare le proposte della Commissione di regolamento che istituisce il Fondo di partenariato nazionale e regionale per il periodo 2028-2034 (di seguito denominato il “regolamento sul Fondo NRP”), la proposta di regolamento relativo a un quadro comune sulla performance (di seguito denominato il “regolamento sulla performance”), la proposta di un Fondo per la competitività europea e la proposta di un programma quadro di ricerca. Per quanto riguarda il sostegno preadesione, la proposta relativa a un’Europa globale preparerà i paesi candidati mettendo in atto le strutture necessarie affinché i loro sistemi agricoli si allineino gradualmente alla PAC.
Raccomandazioni del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese per la formulazione del 15° Piano Quinquennale per lo Sviluppo Economico e Sociale Nazionale (Adottate nella Quarta Sessione Plenaria del 20° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese il 23 ottobre 2025)
Capitolo VIII. Accelerare la modernizzazione dell’agricoltura e delle aree rurali e promuovere la rivitalizzazione rurale a tutto campo.
La modernizzazione agricola e rurale ha un impatto significativo sulla modernizzazione cinese nel suo complesso e sui risultati che ne derivano. Dobbiamo dare la massima priorità alle questioni relative all’agricoltura, alle aree rurali e ai residenti rurali. Dobbiamo promuovere uno sviluppo integrato urbano-rurale, continuare a consolidare e ampliare i nostri risultati nella lotta alla povertà, garantire condizioni di vita moderne nelle aree rurali e assicurare la crescita della potenza cinese nell’ambito agricolo.
25. Migliorare la capacità produttiva complessiva, la qualità e le prestazioni dell’agricoltura
Dovremmo dare enfasi alla capacità produttiva, alla tutela ambientale, all’espansione della produzione e alla crescita del reddito e coordinare gli sforzi per rendere l’agricoltura più tecnologica, ecologica, focalizzata sulla qualità e orientata al marchio, trasformandola così in un moderno settore pilastro. Dovremmo intensificare gli sforzi per promuovere una nuova serie di iniziative volte ad aumentare la capacità produttiva di cereali di 50 milioni di tonnellate e migliorare la nostra capacità di garantire l’approvvigionamento di cereali e di altri importanti prodotti agricoli.
Per garantire che la superficie totale dei terreni coltivabili in Cina rimanga al di sopra della soglia minima specificata, dobbiamo gestire in modo rigoroso il processo di compensazione dei terreni coltivati destinati a usi non agricoli e migliorare la conformazione dei terreni agricoli attraverso un approccio olistico. Dovremmo promuovere lo sviluppo di terreni agricoli di alta qualità e rafforzare la protezione delle terre nere e l’uso intensivo di terreni salini e alcalini per migliorare la qualità dei nostri terreni coltivabili.
Dovremmo proseguire con iniziative volte a rinvigorire l’industria sementiera e promuovere la ricerca e sviluppo e l’applicazione di macchinari e attrezzature agricole intelligenti e di alta gamma, adatti alle zone collinari e montane. Dovremmo migliorare l’efficienza agricola attraverso una combinazione di terreni di alta qualità, sementi di qualità superiore, macchinari avanzati e metodi efficaci. Per promuovere un sistema di approvvigionamento alimentare diversificato, dovremmo continuare a promuovere congiuntamente agricoltura, silvicoltura, allevamento e pesca e sviluppare un’agricoltura moderna e protetta. Dovremmo promuovere lo sviluppo dell’economia forestale non basata sul legname e dei settori forestale e dei pascoli.
Dovremmo mantenere stabili i rapporti contrattuali sui terreni rurali e compiere progressi costanti nelle sperimentazioni per estendere di altri 30 anni i contratti di secondo livello sui terreni rurali alla loro scadenza. Dovremmo sviluppare attività agricole su scala adeguata, migliorare la qualità delle nuove tipologie di agroindustria, rendere i servizi commerciali per l’agricoltura più accessibili ed efficienti e incoraggiare le piccole famiglie rurali a impegnarsi nell’agricoltura moderna.
26. Costruire una campagna bella e armoniosa in cui le persone possano vivere e lavorare
Dovremmo attingere all’esperienza acquisita nel Programma di Rinascita Rurale Verde nella provincia di Zhejiang, perfezionare i meccanismi per lo sviluppo rurale in base alle condizioni locali e adottare un approccio zonale e per categorie per promuovere sistematicamente la rivitalizzazione rurale. Dovremmo adottare misure ben organizzate per realizzare sistemi infrastrutturali più completi, rendere i servizi pubblici più accessibili e migliorare l’ambiente di vita nelle aree rurali. Dovremmo coordinare il nostro lavoro per migliorare la conformazione di villaggi e città e promuovere la pianificazione integrata, la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture di contea.
Dovremmo compiere sforzi coordinati per promuovere la governance dello spazio territoriale a livello di contea e attuare costantemente iniziative di miglioramento del territorio a livello di contea. Dovremmo continuare a migliorare l’ambiente di vita rurale, dedicando sforzi tenaci alla risoluzione di problemi come l’ammodernamento dei servizi igienici e la raccolta dei rifiuti, e accelerando l’adozione di misure volte a risolvere le carenze nella fornitura di servizi moderni e adeguati, in modo da creare spazi abitativi di qualità nelle aree rurali.
Dovremmo sviluppare economie di contea con caratteristiche uniche, esplorare la multifunzionalità dell’agricoltura e promuovere una maggiore integrazione dei settori primario, secondario e terziario nelle aree rurali. Dovremmo coltivare industrie rurali distintive e perfezionare i meccanismi per coinvolgere un maggior numero di residenti rurali al fine di sostenere la crescita del reddito rurale.
27. Garantire che le politiche volte a rafforzare l’agricoltura, a favorire gli agricoltori e ad arricchire le aree rurali producano risultati migliori
Dovremmo migliorare il quadro di investimento diversificato basato su un sostegno fiscale prioritario, il sostegno finanziario preferenziale e un’ampia partecipazione da parte di entità non governative, il tutto per garantire che gli investimenti nella rivitalizzazione rurale continuino ad aumentare. Dovremmo motivare gli agricoltori a coltivare cereali o a impegnarsi in altre attività agricole garantendo loro prezzi maggiori, sussidi e assicurazioni in modo più coordinato. Dovremmo aumentare la compensazione per le principali aree di produzione cerealicola e implementare un meccanismo interprovinciale per le principali aree di acquisto di cereali, al fine di compensare tali aree. Dovremmo migliorare gli acquisti e le vendite di cereali e gestire meglio le riserve di cereali.
L’importazione di prodotti agricoli dovrebbe essere ulteriormente diversificata e il commercio e la produzione dovrebbero essere meglio coordinati. Dovremmo promuovere il flusso bidirezionale dei fattori di produzione tra aree urbane e rurali e fornire incentivi alle persone per offrire servizi, avviare attività o cercare lavoro nelle aree rurali. Dovremmo promuovere l’uso economico ed efficiente dei terreni collettivi rurali destinati all’edilizia, valorizzare i terreni inutilizzati e gli alloggi sfitti nel rispetto della legge e garantire la fornitura di terreni per lo sviluppo rurale in diverse categorie. Dovrebbe essere fornito sostegno allo sviluppo di nuove economie rurali collettive. Dovremmo compiere sforzi coordinati per istituire meccanismi regolari per impedire che i residenti rurali cadano o ricadano nella povertà. Dovremmo continuare a fornire assistenza mirata, rafforzare il sostegno per aiutare i più bisognosi, intensificare l’assistenza basata sullo sviluppo e dare impulso interno allo sviluppo. Dovremmo fornire assistenza multilivello e categorizzata per le aree sottosviluppate, migliorare le politiche a sostegno delle contee chiave che necessitano di assistenza per realizzare la rivitalizzazione rurale e compiere ogni sforzo per prevenire qualsiasi caduta o ricaduta nella povertà su larga scala.
