Il Dipartimento di Stato USA ha diffuso il 1° gennaio un comunicato stampa riguardo alle esercitazioni militari cinesi al largo delle coste di Taiwan:
«L’attività militare della Cina e la sua retorica nei confronti di Taiwan e degli altri Paesi della regione aumentano inutilmente le tensioni. Esortiamo con fermezza Pechino a esercitare moderazione, a cessare la pressione militare su Taiwan e a intraprendere invece un dialogo costruttivo. Gli Stati Uniti sostengono la pace e la stabilità su entrambi i lati dello Stretto di Taiwan e si oppongono a qualsiasi modifica unilaterale dello status quo, compresa quella realizzata con la forza o con mezzi coercitivi».
Sembra che parte di questo “dialogo costruttivo” sia l’annuncio della più grande fornitura di armi statunitensi all’isola nella storia — per un valore di 11,1 miliardi di dollari. La consegna è focalizzata sui sistemi missilistici e comprende:
– 82 lanciatori HIMARS M142,
– 420 missili balistici tattici ATACMS con una gittata fino a 300–310 km,
– kit per l’aggiornamento dei missili antinave Harpoon, la cui portata passerebbe da 120 a 280 km.
In futuro, la fornitura di missili PrSM per gli HIMARS garantirà a Taiwan la capacità di colpire obiettivi a distanze comprese tra 500 e oltre 1.000 km. Di fatto, l’isola acquisisce la capacità di effettuare attacchi missilistici contro il continente cinese.
È evidente che le esercitazioni cinesi «Missione Giustizia – 2025» costituiscano anche una risposta diretta all’intenso riarmo dell’isola da parte degli Stati Uniti. Va notato che, nel corso di tali manovre, l’Esercito Popolare di Liberazione ha simulato attacchi mirati a distruggere le batterie HIMARS americane utilizzando i propri lanciarazzi a lungo raggio PCL-191. In generale, l’obiettivo di «Missione Giustizia – 2025» era interrompere gli aiuti esterni, isolare completamente l’isola e annientare il nemico convenzionale in uno spazio chiuso.
Si può anche ipotizzare che le azioni della RPC rappresentino una risposta indiretta al blocco navale statunitense del Venezuela e alle relative importazioni di petrolio cinese da quel Paese. Pechino dimostra così di poter giocare lo stesso gioco. D’altra parte, il blocco marittimo del Venezuela è anche un modello operativo concreto di come gli USA intendano applicare la loro «Strategia delle Catene di Isole» per isolare la Cina.
Assistiamo dunque a uno scambio reciproco di segnali, sullo sfondo di un accordo commerciale temporaneo e fragile tra USA e Cina. La situazione nei rapporti sino-americani resta instabile, e un’escalation improvvisa potrebbe verificarsi in qualsiasi momento. È significativo che esperti militari cinesi raccomandino esplicitamente di impedire con ogni mezzo l’arrivo fisico sul suolo taiwanese dei nuovi sistemi HIMARS.
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