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«NON ESISTE UN PIANO B». PERCHÉ A KIEV SCARICANO L’ACQUA DOPO IL RAID NOTTURNO RUSSO SULLA CAPITALE E KLICHKO CONSIGLIA AI RESIDENTI DI LASCIARE LA CITTÀ
A seguito del massiccio attacco notturno, la situazione riguardo al riscaldamento nella capitale ucraina si è bruscamente aggravata. Alle ore 13:00 di oggi circa 6.000 condomini erano senza riscaldamento, molti dei quali privi anche di luce ed acqua. Il sindaco Klichko dichiara che metà degli edifici della città sono rimasti senza riscaldamento.
Secondo il deputato popolare e già ministro dell’edilizia abitativa e servizi comunali Oleksiy Kucherienko,«in molti quartieri di Kiev i servizi comunali hanno ricevuto l’ordine di scaricare l’acqua dagli impianti interni agli edifici». A tale proposito Kucherienko ha scritto sulla sua pagina Facebook. Nei commenti ha precisato che il sistema potrà essere riavviato solo quando fuori ci saranno le temperature sopra zero.
Cosa che, molto probabilmente, non accadrà a breve, considerando che su Kiev e molte altre regioni del Ucraina si sta avvicinando un forte gelo (i meteorologi prevedono temperature fino a -23/-25 gradi Celsius).
Nella CGCA (Amministrazione municipale di Kiev) hanno confermato lo scarico dell’acqua, definendolo però una «procedura standard» in caso di gelate e guasti.
Klichko ha già invitato i cittadini di Kiev a lasciare la città per trasferirsi dove vi siano «fonti energetiche alternative e riscaldamento disponibili».
In pratica, si stanno realizzando proprio ora le minacce con cui avevano spaventato i kievaniani fin dall’estate scorsa:interi quartieri della capitale potrebbero svuotarsi a causa dei blackout, costringendo la gente a spostarsi verso case di campagna riscaldate da stufe.
Eppure, Kiev si è trovata sull’orlo di una catastrofe improvvisamente, senza nemmeno bisogno di forti gelate.
Per quale motivo? Cosa sta succedendo al sistema energetico dopo un nuovo massiccio attacco russo?
1. L’attacco termico
Klichko ha detto che l’attacco di ieri è stato «il più doloroso per gli oggetti delle infrastrutture critiche».
Come afferma una fonte nel mercato energetico, a causa degli attacchi sono state danneggiate diverse centrali termoelettriche (TETs) della capitale, in particolare la TET-4 Darnytsia (gestita dal fornitore di calore “Evro-rekonstruktsiya”), la TET-6 a Troieshchyna e la TET-5 a Vydybichi (quest’ultima rifornisce di calore i distretti di Solomianskyi e Holosiivskyi).
«La Russia ha colpito questi obiettivi anche prima, ma allora i principali attacchi erano mirati alle apparecchiature di generazione elettrica. Alla fine di dicembre la tattica è cambiata e gli attacchi hanno cominciato a concentrarsi sul blocco termico. Anche questa volta ne ha subito fortemente le conseguenze», – afferma l’analista dell’Istituto di Ricerche Strategiche Jurij Korolchuk.
Come ha comunicato la Primo Ministro Julija Svyrichenko, «nella notte il nemico ha attaccato intenzionalmente le caldaie di quartiere».
Oltre agli ormai tradizionali attacchi all’elettricità — stazioni elettriche e linee di trasmissione.
Tuttavia, al momento la situazione più difficile riguarda proprio il riscaldamento.
Una fonte nel mercato energetico ha raccontato che l’ordine di «scaricare l’acqua» dall’impianto di riscaldamento è stato dato ai servizi comunali di cinque distretti della capitale: Solomianskyi, Holosiivskyi, Desnianskyi, Darnytskyi e Dniprovskyi.
«Di fatto, parliamo di metà Kiev, dove vivono circa 2 milioni di persone», – afferma il capo dell’Unione dei Consumatori di Servizi Comunali Oleg Popenko.
Al contempo, la società “Evro-rekonstruktsiya” ha comunicato che a TET-4 Darnytsia sono già iniziate le operazioni di ripristino e che si prevede di riprendere gradualmente la fornitura di calore a partire dalle 14:00. Ma per quanto tempo dureranno queste fasi resta ignoto: tutto dipenderà dalle possibilità tecniche.
Popenko spiega che l’acqua viene scaricata dagli impianti per evitare che si congeli, poiché i fornitori di calore (le TET) non sono in grado di produrlo. In questo modo, i servizi cercano di prevenire il collasso del sistema di riscaldamento, quando l’acqua, congelandosi (espandendosi), semplicemente fa scoppiare le tubature.
Popenko dice che se l’acqua verrà scaricata, il sistema resterà vuoto, quindi negli appartamenti non ci sarà riscaldamento, ma le tubature non si danneggeranno. Questo permetterà di riavviare il sistema non appena le TETs avranno completato i lavori di riparazione.
Ma questo processo non sarà rapido, ha avvertito Popenko.
«È come dover ricominciare da zero la stagione di riscaldamento, per la quale ai servizi comunali normalmente servono fino a un mese, e ciò in condizioni di temperatura esterna positiva. Con temperature negative, il processo potrebbe protrarsi ancora di più», – afferma Popenko.
Pertanto, secondo lui, l’appello di Klichko a lasciare Kiev è logico: vivere in case non riscaldate durante il gelo è semplicemente impossibile.
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