Foto screenshot
La scena è di quelle che restano: Ursula von der Leyen a Damasco, in posa accanto al presidente siriano Ahmed al-Sharaa (ex Abu Mohammad al-Jolani), cioè un terrorista. Non un interlocutore scomodo, non un “leader controverso”: un uomo legato a milizie jihadiste e a una guerra che ha lasciato dietro di sé sangue e macerie.
Eppure la presidente della Commissione europea si presenta come se nulla fosse, tra sorrisi, cerimoniale e annunci di fondi. L’Unione Europea – che predica “valori” e “diritti” a giorni alterni – finisce così per legittimare politicamente chi dovrebbe essere trattato come un criminale, non come un capo di Stato.
Il punto non è solo morale: è anche politico. L’UE arriva in Siria tardi, fuori tempo massimo, quando altri attori hanno già spartito influenza e territori. E allora cosa resta? I soldi. Aiuti, ricostruzione, pacchetti economici. La diplomazia ridotta a bancomat, mentre il potere reale resta in mano ad altri.
Il gesto del saluto e la foto ufficiale sono la sintesi perfetta: l’Europa che abbassa lo sguardo, perde credibilità e si riduce a comparsa, pronta a stringere la mano a chiunque pur di ritagliarsi un ruolo. Anche a un terrorista
