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Il Regno Unito alla vigilia del 1914 e gli Stati Uniti odierni: due colossi sull’orlo dell’abisso.

 Chris Hedges

Il premio Pulitzer Chris Hedges legge nel declino dell’Impero britannico il riflesso dell’America di oggi. Due superpotenze esauste che scambiano la crisi sociale per degenerazione morale. Oggi come ieri, le élite amministrano disuguaglianze e povertà strutturale, trasformando il disagio in colpa e i poveri in problema biologico e razziale. Tra ossessione per la forza, pronatalismo selettivo e mito della «Grande sostituzione», il potere reagisce alla decadenza accelerandola. Come Londra un secolo fa, oggi Washington prepara il proprio rogo convincendosi di chiamarlo rinascita.

Analogie storiche Come il Regno Unito nel 1914, gli Stati Uniti affrontano oggi un declino terminale. Entrambi i colossi hanno scambiato la crisi sociale per degenerazione morale.

Declino terminale Oggi il 41% degli americani è povero o a basso reddito. Come nell’era edoardiana, le élite trasformano il disagio economico in colpa individuale o problema biologico.

Nuova eugenetica Il potere reagisce alla decadenza con il «pro-natalismo selettivo», che incentiva le nascite nelle classi alte e attua screening embrionali sul quoziente intellettivo.

Mito della forza Per contrastare il declino, Washington punta su ipermascolinità e militarismo. L’ossessione per lo spirito marziale maschera l’incapacità di risolvere le ingiustizie.

Rogo finale Ignorando le cause strutturali del collasso, la classe dirigente accelera il decadimento interno, guidando il Paese verso una probabile e disastrosa guerra globale.


All’inizio del ventesimo secolo, l’Impero britannico si trovava, come quello americano oggi, in un declino terminale. Il 60% degli inglesi era fisicamente inadatto al servizio militare, così come lo è oggi il 77% dei giovani americani. Il Partito liberale, come il Partito democratico, pur riconoscendo la necessità di riforme, faceva ben poco per affrontare le disuguaglianze economiche e sociali che condannavano la classe operaia a vivere in abitazioni fatiscenti, a respirare aria inquinata, a essere priva di servizi igienici di base e di assistenza sanitaria, nonché costretta a lavori massacranti e malpagati.

Il governo conservatore, in risposta, aveva istituito una Commissione interdipartimentale sul deterioramento fisico per esaminare il «deterioramento di alcune classi della popolazione», vale a dire, naturalmente, i poveri urbani. Il rapporto era divenuto noto come quello sulla «degenerazione della nostra razza». Erano state tracciate rapidamente, e con grande accuratezza, analogie con la decadenza e la degenerazione del tardo Impero romano.

Rudyard Kipling, che rese romantico e mitico l’Impero britannico e il suo esercito, nel poema del 1902 «The Islanders» aveva avvertito i britannici che, per superbia, indolenza e privilegio, erano diventati compiaciuti e flaccidi. Non erano preparati a sostenere l’Impero.

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Il giornalista si disperava per la perdita dello spirito marziale nei «figli della città protetta, non forgiati, non temprati, inadatti» e invocava la coscrizione obbligatoria. Kipling flagellava l’esercito britannico per la sua crescente dipendenza da mercenari e truppe coloniali, «gli uomini che sapevano sparare e cavalcare», proprio come oggi mercenari e milizie rafforzano sempre più le forze americane all’estero.

Kipling condannava il pubblico britannico per la sua ossessione per «ciondoli» e sport da spettatori, compresi «gli sciocchi in flanella sul campo da cricket o i rozzi infangati alle porte», atleti che, a suo avviso, avrebbero dovuto combattere nella guerra in Sudafrica.

Prevedeva, nella sequenza di disastri militari britannici della guerra anglo-boera in Sudafrica, che era finita da poco, l’imminente perdita della supremazia globale britannica, così come due decenni di fiaschi militari in Medio Oriente hanno eroso l’egemonia statunitense.

La fissazione per il declino fisico, interpretato anche come declino morale, è ciò che ha portato il segretario alla Difesa Pete Hegseth a denunciare i «generali grassi» e a ordinare alle donne nell’esercito di soddisfare i «più alti standard maschili» di idoneità fisica. È ciò che sta dietro al suo programma «Warrior Ethos Tasking», che mira a rafforzare forma fisica, standard di cura personale e prontezza militare.

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Oggi viviamo un momento storico che ha similitudini inquietanti. Dodici anni dopo l’invettiva di Kipling, la Gran Bretagna era precipitata nel suicidio collettivo della Prima guerra mondiale, un conflitto che costò la vita a oltre un milione di soldati britannici e del Commonwealth e decretò la fine dell’Impero britannico.

H.G. Wells, che anticipò la guerra di trincea, i carri armati e le mitragliatrici, fu uno dei pochissimi a vedere dove stava andando la Gran Bretagna. Nel 1908 scrisse The War in the Air. Avvertì che le guerre future non si sarebbero limitate a Stati nazionali antagonisti, ma sarebbero diventate globali. Queste guerre, come sarebbe avvenuto con l’invasione italiana dell’Etiopia nel 1935, la Guerra civile spagnola e la Seconda guerra mondiale, avrebbero comportato il bombardamento aereo indiscriminato dei civili. Lo scrittore previde anche, in The World Set Free, il lancio di bombe atomiche.

Statua di H. G. Wells, romanziere e pensatore, a Woking, in Inghilterra. Foto di Murgatroyd49. Wikimedia Commons. Licenza CC BY-SA 4.0.
Statua di H. G. Wells, romanziere e pensatore, a Woking, in Inghilterra.
Foto di Murgatroyd49. Wikimedia Commons. Licenza CC BY-SA 4.0.

Quasi un terzo della popolazione dell’Inghilterra edoardiana (a inizio Novecento, ndr) viveva in povertà assoluta. La causa, come osservò Seebohm Rowntree nel suo studio sulle baraccopoli, non era, come sostenevano i conservatori, l’alcolismo, la pigrizia, la mancanza di iniziativa o di responsabilità dei poveri. Era il fatto che «i salari pagati per il lavoro non qualificato a York sono insufficienti a garantire cibo, alloggio e vestiario adeguati a mantenere una famiglia di dimensioni moderate in uno stato di mera efficienza fisica».

Oggi, gli Stati Uniti hanno uno dei più alti tassi di povertà tra le nazioni industrializzate occidentali, stimato da molti economisti ben al di sopra della cifra ufficiale del 10,6%. In termini reali, circa il 41% degli americani è povero o a basso reddito, e il 67% arriva al pelo a fine mese.

Gli eugenisti britannici del Galton Laboratory for National Eugenics, finanziato da Sir Francis Galton, che coniò il termine «eugenetica», sostenevano la «eugenetica positiva», il «miglioramento» della razza. Incoraggiavano coloro ritenuti superiori, sempre bianchi e appartenenti alla classe media e alta, ad avere famiglie numerose. L’«eugenetica negativa» mirava invece a limitare il numero di figli nati da coloro considerati «inadatti», attraverso la sterilizzazione e la separazione dei sessi.

Winston Churchill, che fu ministro dell’Interno nel governo liberale di H.H. Asquith nel 1910-11, appoggiò la sterilizzazione forzata dei «deboli di mente», definendoli un «pericolo nazionale e razziale» e «la fonte da cui sgorga il fiume della follia».

La Casa Bianca di Trump, guidata da Stephen Miller, è determinata a portare avanti una simile epurazione della società americana. Coloro a cui vengono attribuiti tratti ereditari «negativi», spesso sulla base della razza, sono condannati come essere umani contaminanti che un esercito di agenti mascherati dell’Immigration and Customs Enforcement sta terrorizzando, incarcerando ed espellendo dalla società.

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In email trapelate nel 2019, Miller elogia il romanzo del 1973 Il campo dei santi, scritto da Jean Raspail. Il libro racconta di una flottiglia di persone sudasiatiche che invade la Francia e distrugge la civiltà occidentale. Gli immigrati, cui ora l’amministrazione Trump dà la caccia, sono descritti come «negri dai capelli arruffati e dalla pelle olivastra, a lungo disprezzati» e come «formiche brulicanti che lavorano per il comfort dell’uomo bianco». Le folle sud-asiatiche sono «grotteschi piccoli mendicanti delle strade di Calcutta», guidati da un «gigantesco indù» mangiatore di escrementi noto come «il mangiatore di merda».

Questa è, nella sua forma più infamante, la tesi della teoria della «Grande sostituzione», la convinzione che le razze bianche in Europa e Nord America vengano «sostituite» da «razze inferiori della terra».

Donald Trump si vanta di voler essere il «presidente della fecondità». Le coppie americane, cioè le coppie bianche, riceveranno incentivi dalla sua amministrazione per avere più figli e contrastare il calo delle nascite. Nel linguaggio della destra, coloro che promuovono questa versione aggiornata dell’«eugenetica positiva» sono chiamati «pro-natalisti». L’amministrazione Trump ridurrà inoltre i rifugiati ammessi negli Stati Uniti nel 2026 al livello simbolico di 7.500, con la maggior parte dei posti riservata a sudafricani bianchi.

Gli alleati di Trump nella Big Tech stanno creando l’infrastruttura della fertilità per concepire bambini con tratti ereditari «positivi». Sam Altman, che ha ricevuto dall’amministrazione Trump un contratto militare annuale da 200 milioni di dollari, ha investito in tecnologie che consentono ai genitori di modificare geneticamente i figli prima del concepimento per produrre «bambini su misura».

Peter Thiel, il cofondatore di Palantir che sta facilitando gli sforzi di deportazione di massa dell’amministrazione Trump, ha sostenuto una società di screening embrionale chiamata Orchid Health. Orchid promette di aiutare i genitori a progettare figli «sani» attraverso tecnologie di test e selezione degli embrioni.

Elon Musk, fervente pro-natalista e sostenitore della teoria della Grande sostituzione, sarebbe un cliente della startup. L’obiettivo è consentire ai genitori di selezionare gli embrioni in base al quoziente intellettivo e scegliere «l’intelligenza dei propri figli prima della nascita», come osserva il Wall Street Journal.

https://twitter.com/i/status/1736474009531793414

Stiamo ripetendo gli stessi errori autodistruttivi commessi dalla classe politica britannica che supervisionò il declino dell’Impero britannico e orchestrò la follia suicida della Prima guerra mondiale. Incolpiamo i poveri della loro stessa povertà. Crediamo nella superiorità della razza bianca sulle altre, schiacciando la molteplicità di voci, culture ed esperienze che rendono dinamica una società.

Cerchiamo di contrastare le ingiustizie, insieme alle disuguaglianze economiche e sociali, con ipermascolinità, militarismo e forza, accelerando così il decadimento interno e spingendoci verso una guerra globale disastrosa, forse, nel nostro caso, con la Cina.

Wells derideva l’idiozia di una classe dirigente privilegiata incapace di analizzare o di affrontare i problemi sociali che aveva creato. Rimproverava duramente l’élite politica britannica per la sua ignoranza e inettitudine. Avevano volgarizzato la democrazia, scriveva, con razzismo, ipernazionalismo e un discorso pubblico semplicistico e infarcito di cliché, alimentato da una stampa tabloid sensazionalistica.

All’arrivo di una crisi, avvertiva Wells, questi mandarini, come i nostri di oggi, avrebbero dato fuoco al rogo funebre dell’Impero.

Testo originale pubblicato su: https://chrishedges.substack.com/p/decline-and-fall (traduzione dall’inglese a cura di Krisis).

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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