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Il caso Jeffrey Epstein non è solo uno scandalo giudiziario: è, secondo Rula Jebreal, il più grande scandalo politico-mediatico del nostro tempo. E proprio per questo, sostiene la giornalista, viene sistematicamente ignorato, minimizzato o rimosso dal dibattito pubblico.
Intervenuta nel podcast di Alessandro Di Battista, Jebreal ha parlato senza mezzi termini. Epstein, a suo dire, non era soltanto un finanziere coinvolto in un sistema di abusi sessuali su minori, ma un ingranaggio di un meccanismo molto più vasto: un’operazione di intelligence fondata sul ricatto, riconducibile ai servizi israeliani. Un’ombra pesantissima, che spiegherebbe l’enorme rete di protezioni e silenzi attorno alla sua figura.
“La vicenda Epstein è lo scandalo del secolo”, ha affermato, “ma i grandi media non ne parlano”. Un silenzio che, secondo Jebreal, non è casuale ma funzionale a proteggere interessi enormi, nomi potenti, equilibri geopolitici delicatissimi.
Nel suo intervento ha ricordato anche i collegamenti tra Epstein e ambienti vicini al potere politico statunitense, citando in particolare Jared Kushner, genero di Donald Trump, come parte di un contesto che meriterebbe ben altra attenzione investigativa e giornalistica.
Poi il punto più inquietante: la morte di Epstein. Ufficialmente un suicidio, avvenuto nel 2019 in una delle carceri più sorvegliate degli Stati Uniti. Una versione che Jebreal non accetta e che lega alle parole di Virginia Giuffré, una delle principali vittime del sistema Epstein, che aveva lanciato un monito chiarissimo: “Se un giorno diranno che mi sono suicidata, non credeteci”.
Giuffré oggi non c’è più. Epstein nemmeno. E per Jebreal questo rafforza una sola convinzione: chi prova a scoperchiare certi sistemi corre rischi reali.
“Vivo negli Stati Uniti”, ha detto la giornalista, “ma non ho paura”. Una frase che suona come una sfida diretta a un sistema mediatico e politico che, davanti a quello che lei definisce uno scandalo epocale, continua a voltarsi dall’altra parte
