U carrettu nasce per una necessità pratica, il trasporto di beni e persone. È il risultato dell’ingegno dei siciliani, della parte più povera, dei contadini e degli artigiani

U carrettu fa parte della memoria dei siciliani così come lo sono il sole, il mare, il cibo, le tradizioni, i vulcani e le dominazioni.

È il simbolo di un passato che tanti isolani non accettano. Eppure è una parte ineliminabile della Sicilia, quella più profonda, quella povera, quella di chi lavorava da suli a suli, che viveva di pane e companatico, che per i contadini era quasi sempre un pezzo di tuma.

Due ruote grandi ed un cassone in legno trainati da un solo animale, un asinello o un mulo, questo era u carrettu. Era il solo mezzo di locomozione che permetteva di percorrere le disastrate strade della Sicilia dell’Ottocento. Si perché l’isola non è solo mare e spiagge. Gran parte del suo territorio è inospitale. Ci sono colline, montagne, promontori, vulcani, vallate, dove costruire strade è complicato e spesso impossibile.

U carrettu nasce per una necessità pratica, il trasporto di beni e persone. È il risultato dell’ingegno dei siciliani, della parte più povera, dei contadini e degli artigiani.

I colori e i disegni con cui spesso veniva decorato erano immagini religiose che avevano lo scopo di impedire disgrazie e sventure. Contadini poveri e superstiziosi si illudevano di allontanare ‘u diavulu’ e ‘u malocchiu’. Erano credenze e ignoranza, ma c’è da essere orgogliosi di quei siciliani. Vissero la povertà con dignità. Seppero ingegnarsi per alleviare le fatiche imposte da una terra arida e dai soprusi degli uomini, i signorotti del tempo ed i loro ‘sgherri’, i gabellotti. Quelli che poi diventarono i stuppagghiari’, i mafiosi di campagna, quelli che nel dopoguerra hanno sottomesso l’intera isola al volere di pochi ‘boss’ e ad una politica corrotta e incapace.

U carrettu è il simbolo del sudore e della fatica di tanti contadini che vissero di stenti e di duro lavoro. E’ stato un tentativo di emancipazione non violenta da parte di un popolo che ha sempre vissuto sottomesso ed in miseria. 

E per tanti ancora oggi è così. 

I carretti ora appartengono alla tradizione ed al folklore, ed i siciliani non hanno nessun motivo di vergognarsi di un simbolo ‘povero’ della loro storia millenaria.

Di Giovanni Pulvino (REDNEWS)

Insegno Scienze giuridiche ed economiche dal 1993. Dopo tanti anni di supplenze sono passato di ruolo nel novembre del 2015. In quel periodo il portale web di Tiscali dava agli utenti la possibilità di esprimersi tramite le ‘Socialnews’. Ed è cosi che nel luglio del 2012 ho iniziato a scrivere articoli raccontando le vicende dei precari storici della scuola. Per un anno ho collaborato anche con ComUnità del portale Unità.it. Successivamente, per integrare e proseguire quell’esperienza durata oltre 3 anni, ho creato REDNEWS (28 giugno 2015), un ‘blog di cronaca, informazioni e opinioni dal profondo Sud’. Il mio scopo era ed è quello di dare voce a chi è escluso dalla società, in particolare i disoccupati, i precari, i pensionati al minimo. Nello stesso tempo intendo esprimere il punto di vista di chi vive nel Meridione, terra che è regolarmente esclusa oltreché dal benessere economico anche dai circuiti d’informazione nazionali. La linea editoriale del blog può essere riassunta con le parole scritte nel IV secolo a.C. dal poeta e drammaturgo greco Sofocle: ‘L’opera umana più bella è di essere utile al prossimo’.

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