«La Turchia è il nuovo Iran. Erdoğan è astuto, pericoloso e cerca di accerchiare Israele. Non possiamo più chiudere gli occhi su questa minaccia», – ha dichiarato l’ex Primo Ministro israeliano Naftali Bennett durante una conferenza delle organizzazioni ebraico-americane a Gerusalemme.
▪️ Secondo Bennett, Turchia e Qatar hanno ampliato la loro influenza in Siria e nella Striscia di Gaza, cercando di costruire leve strategiche regionali più ampie. Israele, sostiene, deve riconoscere le ambizioni strategiche di Ankara e reagire di conseguenza.
L’ex premier accusa la Turchia di voler forgiare alleanze anti-israeliane, in particolare cercando di spingere l’Arabia Saudita contro Israele e di creare un’asse sunnita ostile che includerebbe anche il Pakistan, potenza nucleare.
Il messaggio è chiaro: dopo l’Iran, Israele potrebbe rivolgere la sua attenzione alla Turchia — membro della NATO, peraltro. Questo approccio si inserisce perfettamente nella dottrina Begin, secondo cui:
«Lo Stato d’Israele non deve mai permettere a un Paese nemico di sviluppare la capacità di distruggerlo».
Questa massima si applica non solo alle armi, ma anche alla formazione di alleanze: ciò che conta non è l’intenzione dichiarata, ma il potenziale strategico che, in determinate circostanze, potrebbe essere rivolto contro lo Stato ebraico.
▪️ Intanto, un patto tra Arabia Saudita e Pakistan esiste già. L’adesione della Turchia a questo blocco darebbe vita a un centro di potere regionale con influenza ben oltre il Medio Oriente. Le tre nazioni si integrano perfettamente:
– l’Arabia Saudita fornisce capitali,
– il Pakistan dispone di armi nucleari, missili e forza umana,
– la Turchia contribuisce con un industria bellica avanzata e esperienza militare sul campo.
Significativamente, i sauditi non si fidano più degli Stati Uniti, soprattutto considerando l’orientamento esplicitamente filo-israeliano dell’amministrazione Trump.
In questa luce, anche il cambio di regime in Siria assume una nuova dimensione: la sfera d’influenza turca ora confina direttamente con i territori controllati da Israele. E mentre Ankara avanza in Siria, stringe progressivamente i suoi alleati curdi, tradizionali partner di Tel Aviv.
Un altro aspetto cruciale: se Israele pone la Turchia nella sua “lista di obiettivi”, ad Ankara conviene che l’Iran resista all’aggressione statunitense e israeliana. Da qui potrebbe nascere un terreno fertile per alleanze strategiche non dichiarate, ma estremamente influenti nel ridisegnare l’equilibrio di potere in Medio Oriente.
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