Spirano proprio in queste ore impetuosi venti di guerra e la democrazia non sembra più rappresentare il faro della riconoscibilità storica.

Un quadro drammatico e inquietante che stiamo vivendo ricordando gli scioperi operai del 1 marzo 1944 .

Un ricordo che assolve ancora quello che intendiamo sia considerato come un “imperativo morale”.

Quegli scioperi furono rivolti contro l’invasore nazifascista.

Scioperi che segnarono un punto di svolta nella Resistenza dimostrandone il radicamento nei settori decisivi della classe operaia delle grandi fabbriche.

Da ricordare ancora, in questo giorno così importante per la nostra memoria storica, l’efferatezza che reca sempre con sé la guerra.

Gli scioperi del 1 marzo 1944 furono prima di tutto un atto di “fierezza operaia” anche se furono il frutto di una meticolosa organizzazione politica.

Quella giornata va tenuta ancora come esempio di sacrificio e di dedizione alla causa comune della pace e della dignità umana ricordando il sacrificio dei martiri che in quei giorni subirono la deportazione nei campi di sterminio.

 Entrarono in sciopero, nelle diverse fasi della lotta, circa mezzo milione di operai nelle grandi fabbriche dell’Italia del Nord.

 Tra marzo e giugno, furono deportati a Mauthausen circa 3.000 lavoratori scelti tra gli organizzatori degli scioperi e tra i più attivi quadri politici presenti nelle fabbriche.

Non va dimenticato inoltre che gli scioperi del 1 Marzo 1944 assunsero anche un significato complessivo di indirizzo politico della lotta di Resistenza: in quell’occasione il proletariato di fabbrica aveva portato su di sè come soggetto sociale e politico un senso di “responsabilità nazionale” facendo così convivere le istanze della liberazione della classe con quelle della vittoria sul nazifascismo e dell’avvento della democrazia.

Quell’impulso di responsabilità nazionale esercitato dalla classe operaia conteneva già il senso della mediazione storica che ci avrebbe condotto alla Costituzione Repubblicana.

Di Franco Astengo

Lunga militanza politico-giornalistica ha collaborato con il Manifesto, l'Unità, il Secolo XIX,. Ha lavorato per molti anni al Comune di Savona occupandosi di statistiche elettorali e successivamente ha collaborato con la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Genova tenendo lezioni nei corsi di "Partiti politici e gruppi di Pressione", "Sistema politico italiano", "Potere locale", "Politiche pubbliche dell'Unione Europea".

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