Foto screenshot tg3

Oltre 1200 morti e circa 6000 feriti.
È questo il bilancio provvisorio degli attacchi condotti dalla coalizione guidata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Secondo quanto riportato dalla giornalista Lucia Goracci, inviata della RAI, le immagini mostrano palazzine civili distrutte, quartieri colpiti e una situazione umanitaria sempre più drammatica.
Nel reportage televisivo si vedono chiaramente edifici residenziali devastati, segno che i bombardamenti non hanno colpito soltanto obiettivi militari.

Tra le strutture distrutte o danneggiate risultano:
Scuole
Ospedali
Farmacie
Complessi sportivi
Bazar e mercati
Sedi di assistenza sanitaria
Edifici della Mezzaluna Rossa
La sede di una televisione


La coalizione continua a sostenere di colpire esclusivamente obiettivi militari.
Ma l’elenco dei luoghi devastati racconta un’altra storia.

Tra gli obiettivi segnalati nelle ultime giornate figurano:
quartieri residenziali di Teheran
il Grand Bazaar
diversi ospedali della capitale
centri medici di emergenza
scuole elementari
un asilo nido
un parco per bambini
una palestra sportiva nella provincia di Fars dove, secondo le informazioni diffuse, sarebbero morti 18 ragazzi e ragazze


Particolarmente grave anche l’attacco a strutture sanitarie come l’ospedale Gandhi, l’ospedale Motahari, l’ospedale Vali-Asr, il Trauma and Burn Center e l’ospedale Shahid Rajaei Heart.
Sono stati colpiti perfino centri di emergenza medica e aree vicine agli edifici della Mezzaluna Rossa, organizzazione umanitaria.
Secondo diverse testimonianze riportate nelle ore successive ai bombardamenti, tra le vittime ci sarebbero anche soccorritori, colpiti mentre intervenivano per salvare i feriti.


Quando la guerra colpisce i civili
La distruzione di complessi sportivi, scuole, mercati e ospedali non ha alcuna giustificazione militare evidente.
Colpire luoghi della vita quotidiana significa mandare un messaggio preciso: non solo piegare un esercito, ma terrorizzare una popolazione.
È una strategia che nella storia delle guerre moderne si è vista molte volte: bombardare infrastrutture civili per spezzare il morale della società e costringerla alla resa.
Quando vengono colpite case, ospedali e scuole, non si parla più di operazioni chirurgiche.
Si parla di guerra che travolge direttamente la popolazione civile.


Il doppio standard occidentale
Gli stessi governi occidentali che per anni hanno riempito il mondo di lezioni sui diritti umani e sul diritto internazionale, oggi sostengono o partecipano a operazioni militari che stanno devastando intere città.
Se gli stessi bombardamenti fossero stati compiuti da altri paesi, la parola utilizzata nei titoli dei giornali sarebbe una sola:
terrorismo di Stato.
E invece, quando a colpire sono Washington e Tel Aviv, improvvisamente diventano “operazioni di sicurezza”.
Ma per le famiglie che scavano tra le macerie, le parole cambiano poco.
Sotto le bombe restano soltanto morti, feriti e città distrutte.

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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