Nelle acque dell’Oceano Indiano si è consumato un episodio gravissimo: l’affondamento della nave iraniana IRIS Dena da parte di un sottomarino degli Stati Uniti. Un attacco che molti osservatori non esitano a definire vigliacco, per le modalità con cui è avvenuto.
La nave iraniana non era impegnata in combattimento. Pochi giorni prima aveva partecipato a un’esercitazione navale internazionale organizzata dall’India, alla quale avevano preso parte numerosi Paesi, compresi gli stessi Stati Uniti. In quell’occasione le navi avevano sfilato davanti alle autorità indiane e gli equipaggi avevano partecipato alle cerimonie ufficiali.
Poi, improvvisamente, Washington si è ritirata dall’esercitazione.
Il 4 marzo, mentre la IRIS Dena rientrava verso casa al largo dello Sri Lanka, è stata colpita da un siluro lanciato da un sottomarino americano. L’esplosione ha squarciato lo scafo e la nave è affondata rapidamente.
Il bilancio è pesante: decine di marinai iraniani morti, molti dispersi e alcuni superstiti recuperati in mare. Le operazioni di soccorso non sarebbero state effettuate dall’unità statunitense responsabile dell’attacco, ma dalla marina dello Sri Lanka, intervenuta per recuperare superstiti e corpi tra i rottami.
Colpire con un siluro una nave che pochi giorni prima partecipava a un’esercitazione internazionale insieme agli stessi Paesi occidentali è un fatto che lascia sgomenti.
Al di là delle giustificazioni militari, resta l’immagine di una nave affondata lontano da un vero campo di battaglia e di marinai lasciati a morire in mare. Un episodio che rimarrà nella memoria come il vigliacco affondamento della IRIS Dena

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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