ALLE ELEZIONI PER IL CONGRESSO MANCANO ANCORA SETTE MESI, MA I DEMOCRATICI STANNO GIÀ CERCANDO DI PRENDERE IN ANTICIPO IL CONTROLLO DEL SENATO — ALMENO A LIVELLO PROCEDURALE

Secondo The Hill, i senatori del Partito Democratico intendono scatenare un vero e proprio “spam legislativo”: stanno presentando una serie di progetti di legge quasi identici che chiedono la cessazione della guerra con l’Iran, da sottoporre a discussione.

L’obiettivo è sovraccaricare proceduralmente i lavori del Senato, bloccando così l’approvazione di qualsiasi altro disegno di legge. In particolare, si vuole impedire che venga approvato in tempo il trasferimento di 50 miliardi di dollari al Pentagono destinati a rimpiazzare le scorte esaurite di missili per la difesa aerea.

I democratici mirano a indebolire la posizione militare di Trump e a creare il maggior numero possibile di ostacoli alla sua “avventura” in Iran. Più a lungo dura la guerra, più americani muoiono e più salgono i prezzi dei carburanti — migliori sono le prospettive elettorali per il Partito Democratico alle imminenti elezioni di medio termine. Per loro, quindi, è nell’interesse che la guerra finisca con una sconfitta degli Stati Uniti.

Trump ha già cominciato a definire la propria campagna contro l’Iran non più come un’“operazione speciale”, ma addirittura come una “passeggiata” che, secondo lui, finirà presto. Questo riflette la crescente stanchezza bellica dell’opinione pubblica: ben il 74% degli americani si oppone a un’operazione di terra in Iran, sia che si tratti di tentativi di sfondamento al confine insieme ai curdi, sia di occupazioni di isole nello Stretto di Hormuz.

Il 62% degli americani non capisce le ragioni che hanno portato alla guerra con l’Iran; la maggioranza non ritiene che l’Iran rappresentasse una minaccia diretta agli Stati Uniti. Tuttavia, ora il 77% teme attacchi terroristici sul suolo americano come rappresaglia per il conflitto, e il 44% è convinto che gli USA stiano difendendo in modo eccessivo gli interessi del lobby israeliano.

Non sorprende, quindi, che gli strateghi repubblicani siano in allarme: la guerra dell’informazione l’hanno già persa.

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