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I quasi due milioni di euro di fondi che l’Europa ha destinato alla Biennale di Venezia – dai quali l’evento dipende in gran parte – potrebbero essere ufficialmente revocati dopo la riapertura del padiglione della Russia, chiuso nel 2022 dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina. Una decisione, quest’ultima, che non era andata giù nè alla Commissione nè tantomeno ai ministri della Cultura dell’Unione, i quali a marzo avevano inviato una lettera a Bruxelles per chiedere che Mosca e i suoi artisti fossero esclusi dall’evento. Così, l’UE ha inviato ora una comunicazione ufficiale alla Biennale, che avrà 30 giorni di tempo per far pervenire le proprie obiezioni in merito. Non sembra che Bruxelles abbia nulla da obiettare, invece, sulla presenza all’evento di Israele e Stati Uniti, in particolare dopo che questi hanno aggredito l’Iran lo scorso febbraio, facendo esplodere la guerra tutt’ora in corso.

La comunicazione è arrivata dall’EACEA, l’Agenzia esecutiva per l’Istruzione e la Cultura UE. In essa, riferisce la Biennale in una nota diffusa alla stampa, “si informa che – poichè la Biennale ‘permette alla Federazione russa di riaprire il proprio padiglione nazionale alla 61esima Esposizione internazionale di Arte’ – l’EACEA intende ‘sospendere o cancellare’ il finanziamento precedentemente accordato”. L’istituto conferma di aver “agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti” e che si riserverà dunque ora di far pervenire le proprie osservazioni. Poche ore prima, si era diffusa la notizia che il presidente ucraino Zelensky avesse approvato le sanzioni contro cinque rappresentanti del padiglione: Anastasia Karneeva, commissaria del padiglione; Mikhail Shvydkoy, rappresentante per gli scambi culturali per la Russia; e tre artisti: Valeria Oleinik, Artem Nikolaev e Ilya Tatakov.

Ad opporsi alla presenza della Russia era stato anche il ministro per la Cultura italiano Giuli, il quale tuttavia non aveva firmato la lettera recapitata a Bruxelles dai ministri UE. Secondo il ministro, la decisione della Biennale era arrivata contro il parere del governo, motivo per il quale era stato chiesto alla rappresentante del ministero nel Consiglio d’Amministrazione della Fondazione, Tamara Gregoretti, di dimettersi. Dal canto suo, l’ex presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, aveva sostenuto la decisione della Biennale, dichiarando che “si condanna la guerra ma non si censura la cultura”. “La Biennale di Venezia nasce come luogo di libertà artistica e di confronto tra i popoli. Se iniziamo a stabilire chi può esprimersi e chi no sulla base degli equilibri gepolitici del momento rischiamo di negare proprio il principio universale dell’arte” ha dichiarato. Gli fa eco il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, il cui partito cita l’art. 33 della Costituzione per ricordare all’Europa che “la scienza e l’arte sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

Le obiezioni della UE sembrano muoversi in una chiara cornice politica, dal momento che lo stesso ragionamento non è stato applicatoagli Stati Uniti, che hanno scatenato la guerra in Iran, o Israele, coresponsabile del conflitto contro Teheran oltre che autore del genocidio a Gaza e del massacro in corso in Libano. In una nota, la Biennale ha dichiarato che “esprimerà nei tempi e termini dovuti le proprie ragioni, certa di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione in essere con l’EACEA”.

Valeria Casolaro

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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