Con la sospensione del rinnovo del memorandum di difesa tra Italia e Israele annunciata ieri, 14 aprile, dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Belpaese ha bloccato fino a data da destinarsi le intese siglate sulla base di esso con Tel Aviv. Come chiarito da una fonte esclusiva a L’Indipendente, il congelamento del rinnovo comporta una sospensione immediata delle attività in essere tra i due Paesi nello stesso settore della difesa; eppure, resta da comprendere un dettaglio fondamentale: di quali attività si tratta? Come rimarcato da giuristi ed esperti di legge internazionale, i dettagli dell’applicazione concreta dell’accordo restano in parte inaccessibili ai cittadini, protetti dal segreto militare. Di esso, tuttavia, si conoscono obiettivi e linee generali, che vanno dalla creazione di programmi di addestramento congiunti allo scambio di servizi, oltre che – naturalmente – al rafforzamento del commercio di armi e componenti militari.
Il memorandum di intesa Italia-Israele è stato siglato il 16 giugno 2003 e ratificato dall’Italia con una legge del 17 maggio 2005, entrata in vigore l’8 giugno dello stesso anno. Esso disciplina le materie di cooperazione tra i due Paesi nel settore della difesa e le relative attività di scambio nel medesimo ambito. Il suo contenuto è pubblico e spiega finalità e modalità di perseguimento degli obiettivi elencati; gli ambiti specifici toccati dal memorandum – come sancito dall’Articolo 2 del testo – sono: l’industria della difesa; la politica di approvvigionamento; l’importazione, l’esportazione e il transito di materiali militari; le operazioni umanitarie; l’organizzazione delle forze Armate; i programmi di formazione e addestramento; le questioni ambientali relative alle strutture militari; i servizi medici militari; la storia militare; lo sport militare.
Per rilanciare la cooperazione nei settori di applicazione del memorandum, il testo promuove diverse attività – elencate nell’Articolo 3; si tratta di: incontri, scambi e contatti di alto profilo istituzionale; organizzazione di visite, discussioni, consultazioni, riunioni e partecipazione a convegni conferenze e corsi; partecipazione di osservatori alle esercitazioni, e visite presso strutture e veicoli militari; scambio di informazioni e pubblicazioni educative; scambio di attività sportive e culturali. L’accordo rilancia inoltre lo scambio di dati tecnici e progetti di ricerca e sviluppo congiunti; i pacchetti sui dati tecnici oggetto di scambio non possono essere trasferiti a terze parti.
La collaborazione tra Italia e Israele è stata duramente messa in discussione nel corso degli ultimi due anni e mezzo, con l’escalation nel genocidio del popolo palestinese portata avanti da Israele dopo il 7 ottobre 2023; lo scorso maggio, un gruppo di dieci esperti di diritto costituzionale e internazionale – tra cui Ugo Mattei, Fabio Marcelli e Domenico Gallo – ha presentato una mozione di diffida alla Presidenza del Consiglio, al Quirinale e ai ministeri della Difesa e degli Esteri per fermare il rinnovo del memorandum. I giuristi contestavano l’inaccessibilità ai cittadini dei dettagli dell’applicazione concreta dell’accordo, che costituirebbe una violazione degli articoli 1, 2, 3, 10, 11, 28, 54, 117 della Costituzione, oltre che dell’articolo 21 sul diritto all’informazione. Essi criticavano inoltre il suo rinnovo nonostante i numerosi casi di violazione del diritto internazionale e umanitario da parte di Israele.
Articolo di Dario Lucisano
Ripreso da L’indipendente
