Le testimonianze sono atroci: stupri perpetrati con oggetti, mutilazioni e torture sistematiche. Il giornalista Nicholas Kristof, due volte premio Pulitzer, ha pubblicato sul New York Times un’inchiesta fondamentale che squarcia il velo di silenzio sugli abusi sessuali subiti dai detenuti palestinesi per mano delle forze di sicurezza israeliane.

Un sistema di “crudeltà calcolata”

Sebbene queste rivelazioni stiano facendo il giro del mondo, non rappresentano una novità assoluta per chi monitora l’area. Già lo scorso mese, Middle East Eye aveva rilanciato un rapporto del West Bank Protection Consortium che documentava 16 casi di reati sessuali commessi da soldati e coloni.

A marzo, anche Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU, aveva descritto il sistema carcerario israeliano come un “laboratorio di crudeltà”, dove le violenze venivano inferte con bottiglie e spranghe di metallo.

La reazione di Israele e le polemiche mediatiche

La decisione del New York Times di dare spazio a queste narrazioni ha scatenato l’immediata reazione del governo israeliano. Su X, il Ministero degli Esteri ha accusato il giornale di diffondere calunnie e propaganda, cercando di ribaltare il ruolo di vittima e carnefice. Israele sostiene che l’articolo faccia parte di una campagna orchestrata per colpire lo Stato ebraico a livello internazionale.

Nonostante le voci diffuse da ex esponenti dei media israeliani su una possibile rimozione dell’articolo, l’ufficio stampa del NYT ha smentito categoricamente, confermando la piena fiducia nel rigore giornalistico di Kristof.

La complicità americana e il tabù del silenzio

Kristof pone un accento politico pesante: poiché l’apparato di sicurezza israeliano è finanziato dagli Stati Uniti, Washington risulterebbe complice di queste violenze. Il giornalista ha intervistato diverse vittime, tra cui Sami al-Sai, che ha descritto torture sessuali filmate dai soldati.

L’inchiesta sottolinea come il numero reale dei casi sia probabilmente molto più alto, soffocato dal profondo tabù che circonda la violenza sessuale nella società conservatrice palestinese, specialmente per gli uomini.

Inchiesta o Opinione?

Sebbene l’articolo sia basato su reportage sul campo e dati di organizzazioni come Euro-Med MonitorSave the Children e B’Tselem, è stato pubblicato nella sezione “Opinioni”. Kristof ha difeso questa scelta, spiegando che come editorialista il suo miglior giornalismo nasce da indagini inedite portate in quello spazio editoriale.

Il giornalista ha infine lanciato una sfida alle autorità israeliane: se le accuse fossero false, perché continuare a vietare alla Croce Rossa di ispezionare le condizioni dei prigionieri?

Mentre il dibattito infuria, resta il monito di Kristof: la violenza sessuale deve essere inaccettabile sempre, indipendentemente dall’identità di chi la subisce e di chi la infligge

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-linchiesta_shock_del_nyt_stupri_e_torture_nelle_carceri_israeliane_scoppia_il_caso_diplomatico/45289_66875/#google_vignette

Di Red

„Per ottenere un cambiamento radicale bisogna avere il coraggio d'inventare l'avvenire. Noi dobbiamo osare inventare l'avvenire.“ — Thomas Sankara

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