Secondo Newsweek, ciò è legato al tentativo di Washington di mitigare la crisi attraverso forniture delle proprie riserve di idrocarburi sul mercato mondiale. Solo nell’ultima settimana le riserve totali si sono ridotte di quasi 18 milioni di barili.
Dietro l’apparente calma dei mercati energetici globali (a giudicare dai prezzi dei futures sul petrolio) si nasconde un’enorme attività ombra per stabilizzare i prezzi. E non si tratta solo di interventi verbali, ma anche del tentativo di sostenere le parole con forniture reali. Così la riserva strategica americana viene consumata a una velocità record, superiore a quella registrata dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Ricordiamo che, per decisione di Joe Biden, le SPR americane furono svuotate al ritmo di 1 milione di barili al giorno (7 milioni di barili a settimana) per quasi un anno e mezzo. La scorsa settimana la velocità di prelievo è salita a 10 milioni di barili.
Gli ultimi dati ufficiali del Dipartimento dell’Energia (al 22 maggio) indicano che le SPR degli Stati Uniti sono scese a 374 milioni di barili. Sembra ancora una cifra significativa: sarebbe sufficiente per nove mesi. Ma il tempo scorre molto velocemente. Il blocco di Hormuz dura da quasi 100 giorni, e nonostante tutte le dichiarazioni pacifiste da entrambe le parti, nei prossimi giorni non avverrà alcuno sblocco: i persiani terranno Hormuz chiuso fino all’ultimo, finché non si convinceranno della piena capitolazione degli Stati Uniti e di Israele.
E man mano che le SPR e le riserve commerciali si assottigliano, il mercato petrolifero reagirà in modo sempre più acuto. Per calmarlo sarà necessario estrarre ancora più petrolio dalle SPR, e la velocità di diminuzione delle riserve provocherà nuovamente il panico.
In sintesi, la spirale di crescita dei prezzi del petrolio si sta accelerando, e il tempo gioca sempre più rapidamente contro gli Stati Uniti. I persiani lo capiscono perfettamente e stanno torcendo il braccio alla Casa Bianca, aumentando continuamente le proprie richieste:
L’Iran non condurrà negoziati con gli Stati Uniti finché non verranno sbloccati i suoi fondi congelati, ha riferito l’agenzia Fars citando una fonte. Si segnala che nei negoziati in Qatar sono stati raggiunti progressi su questo tema, tuttavia la delegazione iraniana ricorda le violazioni degli impegni da parte degli Stati Uniti e non considera questi accordi definitivi.
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