Il conservatore Paz pronto a calpestare i diritti civili: stato di emergenza per militarizzare la repressione contro contadini e sindacati, mentre accusa Morales di narcotraffico senza prove

Il presidente consrvatore e neoliberista boliviano, Rodrigo Paz, sta valutando la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza per ampliare l’impiego delle Forze Armate al fine di contrastare i blocchi stradali attuati da agricoltori e sindacati.

Questa misura si aggiunge alla persecuzione politica che sta conducendo contro i leader sociali che animano la rivolta boliviana contro il neoliberismo selvaggio.

Paz ha supervisionato le operazioni insieme al Ministro della Difesa Ernesto Justiniano e ha ribadito il suo appello alla pace, affermando che “ciò di cui la Bolivia ha bisogno è il dialogo, non lo scontro”. Tuttavia, il presidente sta valutando la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza, una misura già approvata dal Senato e in attesa di ratifica da parte della Camera dei Deputati. Questa circostanza conferirebbe una presunzione di legalità alle azioni militari e trasferirebbe la responsabilità politica al governo.

Paz ha inoltre rivolto un appello ai leader che hanno partecipato alle manifestazioni dall’inizio di maggio, esortandoli a non credere alle parole dell’ex presidente Evo Morales. L’attuale presidente boliviano sta tentando di costruire una falsa narrativa contro Morales, accusandolo di finanziare le proteste con denaro proveniente dal narcotraffico, un’azione volta a screditare e incriminare i suoi oppositori.

Il conflitto si sta intensificando, con quasi cento posti di blocco in tutto il Paese, che interessano anche Cochabamba, Oruro e Potosí. Il presidente Evo Morales ha nuovamente accusato il governo di finanziare le proteste con denaro proveniente dal narcotraffico per eludere i problemi legali, tra cui un mandato di arresto per traffico di esseri umani. “Sta usando il popolo come trampolino di lancio per difendersi dai suoi problemi legali”, ha dichiarato il presidente. L’ex presidente indigeno ha inoltre denunciato di essere a conoscenza di un piano per arrestarlo e successivamente consegnalarlo agli USA.

A livello internazionale, gli Stati Uniti hanno ribadito il loro sostegno a Paz, con il Segretario alla Difesa Pete Hegseth che ha dichiarato sul suo account X che “la Bolivia non deve permettere che venga ripristinato il vecchio status quo del dominio narco-terroristico nella regione”. Allo stesso modo, l’alleanza regionale – asservita agli USA – Scudo delle Americhe ha denunciato i “continui tentativi di rovesciare” il governo boliviano, allineandosi alla posizione di Washington sulla crisi interna.

Questa posizione non è passata inosservata e Morales l’ha criticata per essersi schierata dalla parte del governo mentre la popolazione ne subisce le conseguenze. “Ora ricorrono di nuovo al discorso del ‘narco-terrorismo’ per stigmatizzare la protesta sociale e screditare le legittime rivendicazioni di coloro che difendono la democrazia, la sovranità e le nostre risorse naturali”, ha affermato Evo Morales in un post sul suo account X, denunciando la possibile interferenza straniera.

Venerdì, forze di polizia e militari sono riuscite a sbloccare una via di rifornimento strategica per La Paz ed El Alto, città colpite da oltre un mese di proteste che chiedevano le dimissioni del presidente Rodrigo Paz. L’operazione, supportata da mezzi pesanti e attrezzature antisommossa, ha permesso la ripresa delle consegne di cibo dalle zone agricole di Lipari e Río Abajo

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bolivia_stato_di_emergenza_imminente_proteste_e_accuse_tra_paz_e_morales/45289_67341

Di Red

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