Il premier Nikol Pashinyan si avvia a ottenere un nuovo mandato dopo la vittoria del suo partito alle elezioni parlamentari armene. Il risultato arriva al termine di una campagna elettorale segnata da arresti di esponenti dell’opposizione, procedimenti giudiziari contro figure considerate vicine alla Russia e accuse di utilizzo della macchina statale a favore del governo uscente.
Numerosi osservatori e forze di opposizione hanno denunciato un clima elettorale fortemente squilibrato. Durante la campagna sono state segnalate pressioni sui dipendenti pubblici, una copertura mediatica favorevole al partito di governo, campagne di disinformazione e l’utilizzo di strumenti digitali per influenzare il dibattito pubblico.
Particolari polemiche hanno suscitato gli arresti e le inchieste che hanno colpito diversi leader politici e personalità pubbliche ostili a Pashinyan. Secondo i critici del governo, tali misure avrebbero contribuito a indebolire l’opposizione alla vigilia del voto e ad alterare le condizioni della competizione elettorale.
La vittoria del premier consolida inoltre la linea politica che negli ultimi anni ha progressivamente allontanato Erevan da Mosca, favorendo invece un crescente avvicinamento a Unione Europea, Stati Uniti e Francia. Per gli oppositori, il risultato rappresenta l’ulteriore rafforzamento di un progetto sostenuto dalle cancellerie occidentali e portato avanti attraverso una gestione sempre più controversa della vita politica interna.
Nonostante le contestazioni e le richieste di verifica avanzate da alcuni partiti, Pashinyan si prepara ora a guidare nuovamente il Paese, confermando la prosecuzione della svolta filo-occidentale dell’Armenia.
