Proprio nel giorno della dolorosa scomparsa di Luisa Muraro arriva dalla destra un pesante attacco sul punto dove potrebbe sembrare più facile una ulteriore penetrazione del processo di “rivoluzione passiva” che da molti anni si sta sviluppando nella società italiana in un quadro di incattivamento, di non riconoscimento della diversità, di pulsioni distruttive della coesione sociale.

Il punto d’attacco riguarda proprio quel “sapere femminile” su cui Luisa Muraro e le sue compagne avevano lavorato per tanti anni contribuendo a un profondo processo di avanzamento complessivo: non è tanto, infatti, questione di un aspetto piuttosto che di un altro anche se come è stato trattato il tema del femminicidio deve suscitare particolare indignazione ed orrore.

Il punto risiede, infatti, nel sapere e nella coscienza collettiva: si sta cercando di costruire un immaginario diverso, una narrazione utile e funzionale ai concetti autocratici che la destra italiana sta cercando di concretizzare nell’idea di una vera e propria concentrazione del potere.

L’obiettivo di fondo è quello di far arretrare la società italiana sulla frontiera della paura, dell’intolleranza, del predominio della forza (nel caso ovviamente quella maschile): ogni concessione tattica verso queste posizioni in nome di una futuribile disarticolazione del quadro politico appare profondamente sbagliata.

Il frutto di questo attacco scomposto sarà quello di un pericoloso arroccamento da parte della peggiore parte della società e di un acuirsi di contraddizioni molto negative con uno spostamento oltranzista di carattere generale (sta qui la realtà della “rivoluzione passiva”).

Per questo il lascito di Luisa Muraro, la storia e il presente del femminismo italiano ed europeo restano fondamentali per un’identità progressista capace di fronteggiare questo processo e aprire una diversa stagione di critica cosciente alla modernità ( o presunta tale: non scambiando come sta avvenendo la storia pur importante dell’avanzamento tecnologico con la Storia).

Di Franco Astengo

Lunga militanza politico-giornalistica ha collaborato con il Manifesto, l'Unità, il Secolo XIX,. Ha lavorato per molti anni al Comune di Savona occupandosi di statistiche elettorali e successivamente ha collaborato con la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Genova tenendo lezioni nei corsi di "Partiti politici e gruppi di Pressione", "Sistema politico italiano", "Potere locale", "Politiche pubbliche dell'Unione Europea".

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