Il maggiore dell’aeronautica Jason Watson ha manifestato il primo luglio di fronte al Campidoglio di Washington chiedendo l’impeachment di Trump per aver dichiarato guerra all’Iran senza l’autorizzazione del Parlamento. L’uomo, un decorato militare in uniforme, ha letto il suo giuramento militare alla Costituzione mentre impugnava un cartello con su scritto ““Impeach, Convict, Remove.” (“Metti sotto accusa, condanna e rimuovi” ed è stato arrestato dalla polizia, utilizzando la legge statale in vigore, per i reati di “affollamento, ostruzione e disturbo” (!).
Ci si ricorderà dei veterani del Vietnam che ripresero a combattere in patria, ma contro quella guerra. E assieme alla mobilitazione degli studenti, e via via del popolo statunitense, imposero la fine di quel conflitto che fece 58.000 morti tra i soldati degli USA e più di 2 milioni di civili vietnamiti. Il film “Born on the Fourth of July” di Oliver Stone parlò del ritorno a casa di chi sopravvisse con problemi fisici e mentali dovuti all’esposizione ai gas tossici, alle ferite nelle azioni di guerra, allo stress di uccidere o essere uccisi.
Gli ex militari, i “veterans”, sono oggi il 6,1% degli statunitensi maggiorenni, quasi 16 milioni di persone; la maggior parte delle quali abbastanza anziane, perché la leva obbligatoria è stata abolita nel 1973. Anche se, entro quest’anno, saranno automaticamente registrati tutti gli uomini idonei tra 18 e 26 anni evidentemente per prepararsi a reintrodurla in qualche forma.
La maggior parte dei veterani ha votato per Trump ma ad alcuni gli occhi si sono aperti di fronte ai tagli di personale e di risorse al Dipartimento federale che si occupa di loro, che sono avvenuti nell’ambito di una generale riduzione del ruolo delle Agenzie federali e della spesa sociale per concentrare sempre più il potere nella Presidenza e finanziare le grandi riduzioni delle tasse per i ricchi. Una manovra, iniziata coi tagli ai programmi di trasporti gratuiti per i veterani disabili e ai centralini di assistenza telefonica, e con la cancellazione di numerosi corsi di aiuto per la prevenzione dei suicidi.
Oggi, nuovamente, in un clima guerrafondaio e intriso di reazione e di razzismo, i veterani di guerra statunitensi, che sono una componente importante della società e anche degli assistiti dal mediocre Stato sociale degli USA, sono rientrati in campo, anche per difendere i propri diritti alla salute ma non solo.
Mike Prysner, veterano dell’esercito degli Stati Uniti e direttore esecutivo del Center on Conscience and War, afferma che cresce l’obiezione di coscienza dopo esser stati attori nelle guerre di Trump in giro per il mondo o secondini a Guantanamo (dove oggi ci sono anche detenuti rapiti dalla polizia di frontiera ICE ed etichettati come terroristi).
Il 4 di luglio, il 250esimo anniversario della fondazione degli Stati Uniti, festeggiato da Trump con cerimonie strampalate e divisive, e anche con una grande Fiera sul National Mall della Capitale, anche altri sono scesi in piazza: un’associazione di veterani contro la guerra ha manifestato in Washington Square a Philadelphia. Tale iniziativa è stata organizzata principalmente da Veterans Over Fascism (VOF), un movimento formato da ex militari e famiglie di militari impegnato a contrastare l’estremismo di estrema destra negli Stati Uniti, difendere la democrazia e rivendicare un significato progressista del patriottismo. VOF è articolato in diversi gruppi di base, in particolare il Task Force Butler Institute, fondato dal veterano della guerra in Iraq Kris Goldsmith, dedito alla ricerca on line e allo smascheramento dei gruppi di estrema destra: suprematisti, fanatici del Sud schiavista e neonazisti, alcuni dei quali partecipanti all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2024, che operano negli Stati Uniti.
Ad esempio, quelli che organizzarono la famigerata “Unite the Right” che si svolse a Charlottesville, in Virginia, l’11-12 agosto 2017; durante la quale un’auto lanciata contro la folla di contro-manifestanti uccise la lavoratrice antifascista Heather Heyer.
Alla manifestazione di Philadelphia erano presenti migliaia di persone, guidate da centinaia di veterani con cartelli contro il fascismo, per la resistenza ai tagli ai servizi sociali, per la difesa del diritto di rifiutare ordini illegali e immorali, per il contrasto alle guerre per gli interessi dei ricchi.
Molti veterani fanno dunque parte di quel composito fronte di difesa della democrazia e di opposizione alle politiche trumpiane che ha già organizzato parecchie manifestazioni nazionali. La loro presenza, come quella di gruppi religiosi progressisti all’interno di Chiese spesso conservatrici se non reazionarie, è importante per scardinare il tentativo di trasformare, e di indottrinare, gli appartenenti alle forze armate degli USA, trasformandole in una sorta di pretoriani al servizio dell’autoritarismo presidenziale.
Fonti principali:
M.Persivale, Maxi tagli e licenziamenti Anche i veterani americani sotto la motosega di Musk, Corriere della Sera, 24.3.2025
R.Khalek-Z.Alexandra, Why more US troops are refusing to fight than ever, Break Through, News, 1.7. 2026
https://www.vetsagainstfascism.org
