L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha denunciato lunedì che, dal 7 ottobre 2023, Israele ha avviato un’offensiva su vasta scala contro i palestinesi in Cisgiordania, innescando un aumento senza precedenti delle uccisioni di civili, in particolare di bambini e adolescenti.
Secondo i dati diffusi da B’Tselem, solo nel 2025 le forze israeliane hanno ucciso 54 minori palestinesi in Cisgiordania. Complessivamente, tra il 7 ottobre 2023 e il 28 giugno 2026, il bilancio delle vittime palestinesi nella regione ha raggiunto quota 1.086, tra cui 241 bambini e adolescenti.
I minori rappresentano quasi un quarto del totale dei palestinesi uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania dall’ottobre 2023: si tratta del tasso più alto registrato dall’inizio dell’occupazione del territorio nel 1967.
«L’uccisione diffusa e senza precedenti di bambini e adolescenti palestinesi in Cisgiordania è il risultato di una più ampia strategia israeliana che consente l’omicidio di palestinesi nella quasi totale assenza di responsabilità. Quando il comandante militare della zona [il generale Avi Bluth] si vanta che Israele sta uccidendo palestinesi “come non facevamo dal 1967”, sta confermando esattamente questo: il sistema non solo sostiene chi preme il grilletto, ma di fatto concede loro una licenza di uccidere», ha dichiarato Yuli Novak, direttrice esecutiva di B’Tselem.
Anche un’inchiesta del quotidiano britannico The Guardian ha confermato che, al momento dei fatti, le vittime stavano svolgendo normali attività quotidiane e non vi erano prove che rappresentassero una minaccia.
B’Tselem ha precisato che l’uccisione di minori in Cisgiordania «non è il frutto di errori isolati o di violazioni degli ordini militari», bensì «la conseguenza di una politica che amplia le circostanze in cui ai soldati è consentito sparare e uccidere, compresi i bambini», garantendo di fatto l’impunità ai responsabili. L’organizzazione ha inoltre aggiunto di non essere a conoscenza di alcuna accusa formale mossa in Israele, dall’ottobre 2023 a oggi, per l’uccisione di palestinesi in Cisgiordania.
Il rapporto evidenzia anche un altro dato drammatico: in quasi un quarto dei casi documentati nel 2025, le forze israeliane hanno ritardato o impedito l’accesso ai soccorsi medici e ai residenti locali che cercavano di prestare cure salvavita ai minori feriti. Inoltre, Israele continua a trattenere i corpi di 18 dei 54 bambini e adolescenti uccisi nel 2025.
Secondo l’ONG, le violenze in Cisgiordania non possono essere slegate dall’uccisione di oltre 21.000 bambini nella Striscia di Gaza da parte di Israele, avvertendo che il silenzio internazionale ha alimentato questa escalation: «Permettendo a Israele di uccidere su tale scala a Gaza senza conseguenze, la comunità internazionale ha dato il via libera per applicare la stessa letale politica in Cisgiordania. Finché Israele godrà di un’impunità internazionale pressoché assoluta, la vita dei palestinesi, compresi i bambini, continuerà a essere a rischio».
Negli ultimi anni si è registrato un netto picco di violenze perpetrate dalle forze israeliane e dai coloni nella Cisgiordania occupata, con attacchi sistematici contro comunità palestinesi, terreni agricoli e proprietà private. Secondo fonti locali, dall’ottobre 2023 circa 33.000 persone sono state sfollate in Cisgiordania a causa dell’intensificarsi delle incursioni militari e delle aggressioni dei coloni.
Dall’inizio delle operazioni militari sulla Striscia nell’ottobre 2023, le forze israeliane hanno ucciso 73.058 palestinesi a Gaza, per la maggior parte donne e bambini, provocando il ferimento di altre 173.488 persone
