Davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Bruno Rodríguez Parrilla ha denunciato il blocco e l’assedio energetico imposti dagli Stati Uniti contro Cuba, definendoli una guerra multidimensionale che colpisce direttamente la popolazione e minaccia la pace internazionale.
di Laura Mercedes Giráldez (Granma) – 7 luglio 2026
Contro Cuba, il governo degli Stati Uniti conduce una guerra multidimensionale, non convenzionale, che dura ormai da quasi sette decenni e che negli ultimi sette mesi è diventata più crudele e spietata. A essa si è ora aggiunto l’assedio energetico, equivalente a un blocco navale, che costituisce un atto di guerra.
Si impedisce a Cuba di accedere alle forniture di combustibile, tanto commerciali quanto umanitarie, mediante minacce dirette, misure coercitive unilaterali e persino azioni di disturbo o intimidazioni contro navi cisterna da parte di mezzi navali militari statunitensi.
Si sono inoltre registrate ripetute minacce di aggressione militare provenienti dai più alti livelli del governo statunitense, mentre fonti pubbliche descrivono scenari e preparativi bellici.
Lo ha denunciato il membro dell’Ufficio Politico e ministro delle Relazioni Estere di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, durante il dibattito supplementare svoltosi martedì all’Assemblea Generale dell’ONU per riaprire il punto 38 dell’ordine del giorno, «Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba».
«Al blocco economico, commerciale e finanziario si aggiungono azioni senza precedenti e di estrema portata extraterritoriale, come il ricorso a sanzioni secondarie che seguono il macabro piano di provocare a Cuba una crisi umanitaria e la totale destabilizzazione del Paese, così da aprire la strada o forzare l’ordine presidenziale per un intervento militare imperialista, che provocherebbe un bagno di sangue e ingenti perdite di vite cubane e statunitensi», ha affermato.
«Alla domanda se sarebbe stata ulteriormente intensificata la pressione economica contro Cuba, lo stesso presidente Donald Trump ha risposto: “Non credo che si possa esercitare molta più pressione, salvo entrare e distruggere tutto”», ha ricordato il ministro degli Esteri.
Rivolgendosi agli Stati membri, ha inoltre affermato: «In questi mesi si è moltiplicato il danno umanitario alla nostra popolazione, con il deterioramento della qualità della vita, la riduzione delle fonti di sostentamento, la limitazione delle potenzialità di sviluppo personale, familiare e sociale, la violazione massiccia, flagrante e sistematica dei diritti umani di un intero popolo in un atto di punizione collettiva».
Ha spiegato inoltre che tutte queste questioni, di grande importanza e urgenza, meritano non solo l’attenzione, ma anche la più chiara presa di posizione delle Nazioni Unite e del loro organo più universale e rappresentativo, l’Assemblea Generale, in virtù del mandato di preservare la pace e la sicurezza internazionali e di garantire il godimento dei diritti umani.
«Le famiglie cubane, in particolare i bambini e i giovani, le madri, soffrono per i blackout o le interruzioni di corrente prolungati e insopportabili. Molte volte, quando manca l’elettricità, manca anche l’acqua potabile. Conoscono l’angoscia della mancanza di un farmaco per una persona malata».
«Sono oppresse dalla scarsità di alimenti o dagli alti prezzi dei beni di prima necessità. Il tasso di mortalità infantile, pari a 4,0 per mille nati vivi, è salito a 9,9», ha indicato. «Ciò significa la morte, evitabile in altre condizioni se si disponesse di apparecchiature, dispositivi e trattamenti adeguati, di 1.780 neonati».
Ha aggiunto che il numero di persone che muoiono di cancro nel Paese è aumentato in modo significativo. «Nel caso dei bambini e dei giovani, la sopravvivenza è scesa dall’85% al 65%. La tendenza coincide con i momenti più duri dell’assedio statunitense. Il blocco soffoca e uccide in silenzio».
Il ministro degli Esteri ha sostenuto che «affrontare questo crimine spietato è anche una responsabilità delle Nazioni Unite. Il governo degli Stati Uniti, e in particolare il suo Dipartimento di Stato, diffondono la menzogna secondo cui il blocco non sarebbe diretto contro il popolo cubano, ma soltanto contro il governo.
«Chiedetelo al popolo di Cuba, se soffre o no il blocco. Chiedetelo perfino ai diplomatici, ai corrispondenti e agli altri stranieri che vivono a Cuba. Abbiamo ascoltato, grazie a un uso abusivo delle procedure, lo sfrontato intervento del delegato degli Stati Uniti».
A questo proposito, ha precisato che il rappresentante statunitense non ha fatto riferimento a nessuno dei temi menzionati dal ministro degli Esteri. «Non sorprende», ha detto, «perché rappresenta il governo autore dei bombardamenti nucleari contro Hiroshima e Nagasaki, responsabile di decine di interventi militari e del sostegno alle più sanguinose dittature militari in America Latina e in altre regioni».
«È il governo complice del genocidio in corso a Gaza, della repressione nelle università contro professori e studenti che protestavano contro di esso, il governo della militarizzazione delle città per fini politici. È quello della brutale repressione contro gli immigrati, della loro caccia da parte della polizia, della separazione dei bambini piccoli».
«Non sorprende, perché il signor delegato rappresenta il governo autore di decine di esecuzioni extragiudiziali negli oceani Pacifico e Atlantico e nei Caraibi, con il pretesto di contrastare presunti crimini internazionali mai dimostrati».
«Sono le autorità responsabili della brutalità della polizia contro i manifestanti in questo Paese e del significativo aumento delle morti durante la detenzione».
«Rappresenta il governo responsabile dell’esistenza di un modello di discriminazione razziale che colpisce brutalmente le minoranze, in particolare quelle afroamericana e ispanica».
«Rappresenta il governo del sistema carcerario più vasto e massiccio del pianeta, di un sistema penale e penitenziario fondato su discriminazioni razziali. Rappresenta anche il governo che paga alle donne un salario inferiore a parità di lavoro».
«Curiosamente», ha osservato, «è stato il primo Paese a iscriversi nella lista degli oratori, nonostante abbia appena contestato lo svolgimento di questo dibattito. È fondamentale denunciare il cinismo della delegazione statunitense in questa sala», ha affermato.
A tale riguardo, ha denunciato che il rappresentante degli Stati Uniti «ha cercato di compiere un atto di censura, forse possibile in un campo dei Berretti Verdi, ma non in questa grande assemblea». Si è poi riferito al «logoro argomento del governo statunitense secondo cui l’assedio energetico contro Cuba non esisterebbe, il blocco sarebbe una semplice giustificazione del Governo cubano per i suoi problemi, e gli Stati Uniti eserciterebbero soltanto il diritto di rifiutarsi di commerciare con Cuba e di applicare un semplice embargo (…) È una menzogna a cui non crede nessuno».
Nel suo intervento, Rodríguez Parrilla ha fornito dati sull’impatto del blocco. Nel periodo compreso tra il 1º marzo 2025 e il 28 febbraio 2026, a prezzi correnti, i danni ammontano alla cifra record di oltre 8 miliardi di dollari, il 7% in più rispetto all’anno precedente.
«L’impatto accumulato dall’inizio del blocco raggiunge i 178,7 miliardi di dollari a prezzi correnti». In queste cifre, ha assicurato, non può essere incluso l’impatto estremo dell’assedio, del blocco totale delle forniture di combustibile a Cuba, iniziato proprio nel mese di febbraio.
«Questi impatti sono fondamentalmente il risultato di misure coercitive extraterritoriali che violano le norme del diritto internazionale, del commercio internazionale e della libertà di navigazione, oltre a ledere le prerogative sovrane degli Stati indipendenti che voi rappresentate, nel loro diritto a relazionarsi con Cuba secondo i propri interessi e le proprie leggi».
«Al brutale assedio energetico si sommano altre misure che sono state imposte nel corso dell’anno con identico scopo, con l’obiettivo di costringere governi sovrani a rispettare le illegittime proibizioni che gli Stati Uniti impongono loro nel commercio con Cuba».
«Il governo degli Stati Uniti impone a Stati sovrani, cittadini e imprenditori di abbandonare i propri rapporti con Cuba. Non per interesse proprio, non per svantaggi commerciali, nemmeno per mandato dei loro governi, ma per il diktat di un regime straniero», ha denunciato.
«Cuba, in quanto Stato libero, indipendente e sovrano, respinge la pretesa che da un altro Paese vengano dettati la forma di governo, il modello economico e le relazioni estere che la nostra nazione deve adottare», ha affermato.
«Il governo degli Stati Uniti non consente esportazioni che contribuiscano allo sviluppo del trasporto pubblico, né alla garanzia dei servizi ospedalieri, né al beneficio dell’istruzione, né perfino alla protezione delle forniture alimentari per i settori più vulnerabili della popolazione».
«Il signor delegato non ha menzionato che il governo degli Stati Uniti ha offerto un aiuto umanitario, accettato immediatamente settimane fa dal governo di Cuba, ma poi rinviato e limitato nel suo contenuto per motivi politici».
«Non ha nemmeno ricordato che la delegazione degli Stati Uniti presso il Programma Alimentare Mondiale è rimasta isolata in una votazione, nel tentativo di bloccare un programma di aiuti alimentari per Cuba del valore di 116 milioni di dollari».
«La delegazione statunitense ripete all’infinito, come tentativo di giustificazione, che il Governo cubano sarebbe incapace», ha affermato.
«Chiunque sia presente qui potrebbe chiedersi, a buon diritto, come si possano attribuire i problemi menzionati dal distinto delegato degli Stati Uniti al governo di un Paese al quale il suo governo applica un blocco genocida, e che ha sopportato questa aggressione economica per quasi settant’anni, riuscendo nonostante tutto a sviluppare una grande opera sociale e di sviluppo umano».
«Come si potrebbe incolpare il Governo cubano delle conseguenze della privazione totale di combustibili e di altre forniture essenziali applicata nel corso degli ultimi sette mesi? Come si potrebbe non riconoscere che, nonostante tutto questo, a Cuba si mantiene la stabilità?».
«Non esiste una crisi umanitaria di grandi proporzioni e non abbiamo rinunciato, né rinunceremo, alla difesa del nostro popolo».
«Ci danno sollievo e incoraggiamento la solidarietà collettiva, la partecipazione e lo sforzo di tutti, in particolare delle donne e dei giovani nelle comunità, nella ricerca di soluzioni, nonché l’azione intensa e instancabile del Partito, dello Stato, del Governo, degli organi locali del Potere Popolare, dei delegati eletti dalla popolazione e delle organizzazioni della società civile».
«Generano speranza nel nostro popolo le recenti, profonde e sovrane trasformazioni economiche e sociali adottate dalla nostra Assemblea Nazionale per adattare il modello socialista cubano alle dure realtà attuali, compresa la brutale e crescente aggressione degli Stati Uniti».
Ha inoltre ringraziato per l’ampio sostegno internazionale e per la cooperazione di numerosi governi, parlamenti, forze politiche, organizzazioni, movimenti di solidarietà e associazioni di cubani residenti all’estero.
«L’ostilità e la minaccia che Cuba affronta fanno parte di una preoccupante sequenza di violazioni del diritto internazionale e rappresentano il preludio di ciò che domani potrebbe accadere in qualunque altro Paese. Dobbiamo chiederci, in questa Assemblea, se sia questo il nuovo ordine mondiale verso cui ci stiamo dirigendo», ha sostenuto davanti alla plenaria.
«Dobbiamo riflettere se questo presunto ordine sarebbe coerente con i postulati e con la ragion d’essere di questa organizzazione. Se questo è il cammino che salvaguarderà la pace e la sicurezza internazionali, che promuoverà l’intesa tra Stati ugualmente sovrani e favorirà la cooperazione, il commercio, lo sviluppo e il rispetto dei diritti umani».
«È imprescindibile difendere i valori fondativi delle Nazioni Unite, il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, e far valere la promessa di preservare le generazioni presenti e future dal flagello della guerra».
Esistono colloqui diplomatici bilaterali proposti dal governo degli Stati Uniti e accettati da Cuba, secondo la sua tradizione e i suoi principi di politica estera, con l’intento franco e costruttivo di cercare una soluzione alle divergenze bilaterali, ha informato Rodríguez Parrilla.
«Ma non registrano progressi, ed è difficile che possano farlo se l’aspettativa di chi li conduce a Washington è trattare Cuba come un avversario sconfitto o conquistato, come un possedimento coloniale o un dominio sul quale gli Stati Uniti abbiano giurisdizione e autorità».
«I dati confermano che questa condotta aggressiva non rappresenta l’interesse della maggioranza dei cittadini statunitensi».
«Secondo uno studio concluso ieri, il 98,3% delle pubblicazioni e dei commenti sulle reti digitali negli Stati Uniti non sostiene l’assedio energetico, non sostiene il blocco, non sostiene un’aggressione contro Cuba».
«Questa politica genocida e criminale», ha denunciato, «risponde al capriccio anticubano e revanscista di un segmento minuscolo, ma potente e influente, concentrato soprattutto nel sud dello Stato della Florida, capace però di manipolare il sistema politico degli Stati Uniti e orientare la condotta dell’attuale governo».
Il ministro degli Esteri ha ribadito che Cuba non rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale della maggiore potenza militare e nucleare del pianeta, aggressiva, predatoria e orientata a imporre la pace attraverso la forza.
Non esiste alcuna dichiarazione del Governo cubano, né il minimo indizio, che Cuba si sia proposta di minacciare gli Stati Uniti. Non si può individuare a Cuba alcuna attività che metta a rischio la sicurezza nazionale, il benessere dei cittadini o la competitività dell’economia di quel potente vicino.
«Cuba non è una minaccia. Il blocco, sì. La nazione minacciata è Cuba. Ma siamo una nazione impegnata nella difesa della pace, del diritto internazionale, del multilateralismo, della verità e della giustizia».
«Un popolo che da oltre 150 anni lotta per la propria libertà e indipendenza, e che ha scritto pagine di gloria resistendo in piedi a tutti gli assalti, difenderà fino in fondo la propria indipendenza e sovranità».
«Nell’anno del centenario del leader storico della Rivoluzione Cubana, Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, fedeli al suo lascito, la decisione dei cubani sarà sempre: Patria o morte, vinceremo!».
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Giulio Chinappi – World Politics Blog
