La pressione economica e l’offensiva digitale contro Cuba agiscono in modo coordinato: carenze materiali, disinformazione e intelligenza artificiale vengono impiegate per alimentare sfiducia, esasperazione e caos sociale, colpendo la capacità di resistenza della popolazione.
di Raúl Antonio Capote (Granma) – 11 luglio 2026
Washington cerca a pieno ritmo di sincronizzare il tentativo di provocare il collasso energetico con la disinformazione e la diffusione del dubbio, in uno scenario senza precedenti di pressione multidimensionale.
Nella letteratura dell’intelligence strategica esiste un concetto antico che, nell’era digitale, ha raggiunto un livello di sofisticazione terrificante: generare confusione per instillare il dubbio nelle persone. Oggi questa strategia è diventata il fulcro della politica estera degli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Non si tratta più soltanto di uno degli strumenti classici dello scontro ideologico, ma di una sinfonia dissonante nella quale l’asfissia materiale e l’alterazione della percezione procedono all’unisono.
Una mappa dettagliata di questa nuova geografia del conflitto permette di comprendere come la guerra cognitiva non sia un fenomeno secondario, ma il motore principale di una strategia concepita per spezzare l’anima della nazione. Non si tratta della consueta menzogna grossolana, bensì di un perverso meccanismo di intossicazione sottile, volto ad alimentare il sospetto verso tutto e tutti.
Questa particella di incertezza, ripetuta all’infinito negli ecosistemi digitali, erode la fiducia nelle istituzioni e nella narrazione della resistenza. La saturazione informativa, la costruzione di realtà parallele e l’impiego di bot che riproducono gli stessi messaggi con leggere variazioni perseguono un unico obiettivo: indurre i cittadini a non credere più nemmeno alle proprie percezioni.
Negli ultimi mesi, il salto di qualità è consistito nell’impiego su vasta scala dell’intelligenza artificiale generativa. Washington ha inoltre perfezionato la produzione di deepfake iperrealistici e la microsegmentazione dei destinatari. Non si tratta più di diffondere un unico messaggio rivolto all’intera isola, ma di elaborare narrazioni specifiche per la casalinga dell’Avana, il giovane lavoratore del turismo di Varadero o l’ingegnere di Holguín.
Strumenti come i modelli linguistici avanzati consentono di generare migliaia di versioni della stessa notizia falsa, adattandola al linguaggio, al dolore e alla frustrazione di ogni gruppo demografico. L’intelligenza artificiale riproduce voci, clona i volti dei dirigenti collocandoli in situazioni compromettenti e, aspetto ancora più pericoloso, simula conversazioni su WhatsApp tra «cittadini comuni» che discutono di blackout e carenze di approvvigionamento con un tono di sconfitta costruito a tavolino.
Ma lo strumento più raffinato di questa strategia cognitiva è l’impiego dell’intelligenza artificiale predittiva per anticipare il malcontento. Gli algoritmi analizzano il clima emotivo sui social network e nei forum riservati, individuando i momenti di maggiore stanchezza e vulnerabilità psicologica.
È proprio in questi momenti di massima fragilità, mentre l’assedio energetico colpisce con prolungate interruzioni di corrente e la mancanza di combustibile paralizza i trasporti, che vengono attivate le campagne di amplificazione. L’intelligenza artificiale trasforma allora la situazione in un’esperienza psicologica insopportabile, moltiplicando la percezione del caos.
Ci troviamo di fronte a un’equazione diabolica: mentre la popolazione viene soffocata dalla mancanza di elettricità e di alimenti, nel tentativo di alimentare il malcontento, lo spazio digitale viene contemporaneamente inondato di messaggi che attribuiscono esclusivamente al Governo cubano la responsabilità di tali privazioni, occultando l’origine esterna delle sofferenze.
Sono le munizioni di una narrazione che mira a generare disperazione collettiva. L’intelligenza artificiale si occupa di cucire insieme i diversi elementi: quando un quartiere rimane al buio, i telefoni cellulari — sempre che vi siano ancora batteria e connessione — vengono sommersi da catene di messaggi apocrifi che parlano di «gestione incompetente» e di «privilegi delle autorità», senza mai menzionare la guerra economica dichiarata contro il Paese.
L’obiettivo finale non è soltanto il collasso economico in quanto tale, ma l’esplosione sociale. La Casa Bianca aspira a riprodurre uno schema già applicato in altre regioni e tentato senza successo in passato a Cuba, questa volta però attraverso una tecnologia molto più perfezionata. L’idea è sincronizzare il momento di massima tensione materiale con un’offensiva digitale inarrestabile, capace di travolgere la capacità di risposta dello Stato e di proiettare agli occhi del mondo l’immagine di una nazione ingovernabile.
L’intelligenza umana possiede tuttavia un vantaggio su quella artificiale: la coscienza storica. Di fronte a questa macchina ipertecnologica della disinformazione è necessaria una controffensiva culturale che restituisca valore alla parola verificata, al giornalismo basato sui dati e, soprattutto, all’empatia.
Una guerra cognitiva si vince nelle strade, nel dialogo tra vicini, nella fiducia costruita faccia a faccia, là dove l’intelligenza artificiale non è ancora in grado di arrivare. La sfida per Cuba è immensa: resistere alla pressione di un blocco che soffoca e, allo stesso tempo, disinnescare le bombe a grappolo informatiche che esplodono nelle tasche dei cittadini.
La risposta, dunque, non può essere soltanto istituzionale: deve coinvolgere l’intera società. Si tratta di costruire uno scudo etico contro il dubbio e di comprendere che, in questa nuova guerra, ogni cittadino consapevole e informato è un soldato della verità. Washington ha messo in campo tutte le proprie armi.
La domanda che rimane sospesa nell’aria — e alla quale risponderanno il tempo e la storia — è se la tenacia del popolo cubano, forgiata in oltre sei decenni di resistenza, sarà capace di sconfiggere questa perversa alleanza tra l’asfissia materiale e il miraggio digitale.
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Giulio Chinappi – World Politics Blog
