Nel discorso di chiusura dell’Assemblea Nazionale, Miguel Díaz-Canel denuncia l’assedio economico ed energetico statunitense, illustra le trasformazioni necessarie a difendere il socialismo cubano e richiama il popolo all’unità, alla partecipazione e alla resistenza.
Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, alla chiusura del Settimo periodo ordinario di sessioni della X legislatura dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, presso il Palazzo delle Convenzioni, il 30 luglio 2026, «Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz».
Caro Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, Leader della Rivoluzione Cubana;
Care deputate e cari deputati,
desidero iniziare il mio intervento, in questo Giorno dei Martiri, con il doveroso omaggio dell’Assemblea al Comandante della Rivoluzione Ramiro Valdés Menéndez, deputato di questa legislatura e di tutte le precedenti fin dalla fondazione del Parlamento nel 1976. (Applausi.)
Ramiro, simbolo della Generazione del Centenario, è uno dei grandi esempi della Rivoluzione, insieme a Fidel, Raúl, Che, Almeida, Guillermo e a tanti altri che renderebbero interminabile questo elenco. Essi rappresentano un’inestimabile eredità di valori e qualità etiche, morali e patriottiche, alla quale dobbiamo necessariamente guardare in momenti tanto cruciali per la nostra nazione.
Come i suoi fratelli di quella generazione storica, della quale siamo onorati e impegnati a garantire la continuità, Ramiro ci lascia un’eredità straordinaria: si consacrò anima e corpo alla grande opera della quale fu tra i fondatori, lavorando e combattendo fino all’ultimo respiro. Ci conferma che per un rivoluzionario non esiste riposo, né nell’azione né nei sogni che ispirano l’azione.
Esempio di umiltà, incarnò l’idea di Martí, fatta profondamente propria da Fidel, secondo cui «tutta la gloria del mondo sta in un chicco di mais». Promosse l’unità attorno al Partito, mantenne sempre una fermezza incrollabile di fronte all’imperialismo e fece proprio il grande ammonimento del Che: dell’imperialismo non ci si può fidare neppure un pochino, proprio per niente.
Non parlo di Ramiro al passato, perché per lui non è possibile alcun congedo. Rievoco il suo esempio tra noi, servitori del popolo e difensori della Rivoluzione, per sottolineare la portata della sua opera, ma soprattutto per l’ispirazione che ci lascia davanti alle colossali sfide del presente.
Compagne e compagni,
i mesi trascorsi tra il precedente periodo ordinario di sessioni, nel dicembre 2025, e quello che oggi concludiamo sono stati segnati da uno scenario estremamente complesso e minaccioso, proprio di una fortezza assediata.
Dalla vile aggressione militare contro il Venezuela e dal sequestro del suo legittimo Presidente, avvenuti il 3 gennaio di quest’anno, l’idea di un ordine mondiale fondato sul diritto viene completamente cancellata, con il rischio di trasformare il pianeta in un luogo ancora più anarchico e insicuro di quanto già non fosse per effetto dell’avanzata feroce del capitalismo neoliberale.
Il regime neofascista oggi insediato negli Stati Uniti ripropone senza alcun pudore alcuni degli orrori scatenati nella prima metà del XX secolo dal fascismo tedesco nella sua spinta espansionistica.
I punti di convergenza tra i due regimi diventano sempre più allarmanti e pericolosi per il destino dell’umanità e per la pace mondiale.
La xenofobia, l’eccezionalismo nazionalista, la menzogna come strumento di dominio, il culto della personalità, la messa al bando delle ideologie avversarie, l’aggressione alle culture, la conquista dei territori e la spoliazione delle loro risorse naturali, così come la punizione collettiva di intere popolazioni, non distinguono, ma avvicinano sempre più il fascismo hitleriano a quello che comincia nuovamente a manifestarsi.
Non dimentichiamo che una parte del mondo ha voltato lo sguardo mentre si scatenavano gli orrori del genocidio a Gaza. La storia conserverà memoria dell’impunità e della crudeltà con cui quel popolo continua a essere massacrato, nel tentativo di cancellarne persino la cultura.
Gli organismi delle Nazioni Unite stimano che tra 75.000 e 90.000 abitanti della Striscia abbiano perso la vita a causa della guerra. Circa il 60% delle vittime è costituito da donne e bambini innocenti, ai quali si aggiungono più di 10.000 dispersi sotto le macerie degli edifici bombardati.
Non soddisfatti della propria perversità, gli autori del crimine hanno provocato lo sfollamento di quasi due milioni di persone verso una stretta fascia di appena 35-40 chilometri quadrati, portando la densità demografica a livelli estremi, compresi tra 30.000 e 40.000 abitanti per chilometro quadrato: una condizione insostenibile per quanto riguarda la disponibilità di ripari, acqua, servizi igienico-sanitari e assistenza.
È necessario e urgente prendere coscienza della gravità dei fatti: ciascuna delle nostre nazioni potrebbe diventare un’altra Gaza.
Prima ancora che quel genocidio sia completamente cessato, si tenta di riproporlo contro più di nove milioni di cubani attraverso un blocco economico e un assedio energetico che hanno portato le sofferenze del popolo cubano a livelli estremi, praticamente incompatibili con le necessità fondamentali della vita moderna.
I cinici e menzogneri artefici di questa politica criminale negano l’esistenza dell’assedio energetico. Non parlano dell’Ordine Esecutivo firmato dal Presidente degli Stati Uniti il 29 gennaio 2026, con il quale si minaccia di punire qualunque nazione fornisca combustibile a Cuba.
Questa misura rientra nella capacità dimostrata dal Governo statunitense di piegare la volontà di Stati sovrani attraverso la coercizione e l’intimidazione, ricorrendo ai dazi commerciali e costringendo praticamente tutti i Paesi a partecipare, volontariamente o meno, all’assedio economico contro Cuba.
A causa di questa arbitrarietà, negli ultimi sette mesi Cuba ha ricevuto una sola nave carica di combustibile.
Le conseguenze economiche e sociali di tale punizione collettiva sono umanamente insopportabili.
Il blocco dell’ingresso di gasolio e olio combustibile ha impedito al Sistema Elettroenergetico Nazionale di disporre ogni giorno di circa 1.400 megawatt provenienti dalla cosiddetta generazione distribuita, che nei mesi precedenti era stata oggetto di importanti investimenti per il recupero e l’ammodernamento.
È vero che questa capacità non avrebbe eliminato completamente gli attuali e gravosissimi blackout, ma ne avrebbe certamente ridotto in misura significativa la durata.
Le interruzioni dell’elettricità nelle case cubane, conseguenza dell’assedio petrolifero, provocano inoltre altri gravi problemi alle famiglie, come l’arresto degli impianti di pompaggio dell’acqua e il conseguente allungamento dei cicli di approvvigionamento di questa risorsa indispensabile.
La carenza di combustibili e lubrificanti ha compromesso ulteriormente i raccolti agricoli e le semine destinate ai prossimi mesi. Anche la maggior parte dei processi produttivi industriali è stata interrotta.
Il turismo, la fonte più dinamica di nuove entrate, è gravemente colpito dalla persecuzione esercitata sui mercati internazionali, dalla mancanza di carburante per l’aviazione internazionale e dalle minacce rivolte alle imprese alberghiere operanti a Cuba.
Il sistema sanitario, le unità di terapia intensiva e gli interventi chirurgici, sempre più limitati, vivono sotto la minaccia permanente di un blackout che può mettere in pericolo la vita dei pazienti.
A tutto ciò bisogna aggiungere le settimane e i mesi di attesa nei porti internazionali di migliaia di container contenenti forniture mediche, alimenti, apparecchiature fotovoltaiche, pezzi di ricambio e materiali necessari a risolvere i problemi delle centrali elettriche, oltre ad altre risorse indispensabili per garantire il funzionamento del Paese. Tutto questo è conseguenza delle minacce rivolte alle compagnie di navigazione, le stesse che trasportavano anche le importazioni del settore privato, come materie prime e beni di prima necessità commercializzati direttamente sul mercato nazionale.
Ho menzionato soltanto alcuni degli effetti economici e sociali di questo assedio di stampo fascista, che non lascia dubbi sulla perversità e sul disprezzo con cui gli Stati Uniti trattano il popolo cubano, né sull’estrema crudeltà con la quale cercano di piegarlo e utilizzarlo per realizzare il proprio obiettivo di rovesciare la Rivoluzione.
La cooperazione medica cubana viene perseguitata sulla base di ripugnanti falsità, con l’obiettivo di interrompere una rilevante fonte di finanziamento destinata a sostenere il sistema sanitario pubblico, gratuito e universale. Gli effetti di queste misure diventano sempre più gravi a causa della mancanza di forniture e risorse indispensabili per questo settore vitale del Paese.
Ma agli imperialisti non bastano l’assedio energetico e il tentativo di prosciugare le nostre legittime fonti di entrate finanziarie: perseguitano, attaccano e ostacolano qualsiasi forma di investimento e di commercio con l’estero.
L’Ordine Esecutivo del 1º maggio 2026 minaccia persone e imprese straniere, indipendentemente dal Paese di provenienza, con sanzioni secondarie sui conti personali, sui visti per gli Stati Uniti e con altre misure punitive, qualora mantengano qualunque rapporto commerciale con Cuba.
Stiamo assistendo alla manifestazione più ampia e profonda dell’impegno spietato della maggiore potenza del pianeta volto a scollegare l’economia di un piccolo Stato insulare da quella del resto del mondo.
Mentre questo genocidio contro il popolo cubano è in corso, i suoi esecutori mentono spudoratamente al mondo, negando i propri crimini.
Mentono con una sfrontatezza tale da non riuscire nemmeno a giustificare o rendere credibili le proprie falsità davanti ai rappresentanti della loro stessa nazione nel Congresso federale. In questi giorni sono diventate virali sui social network le sincere preoccupazioni di alcuni parlamentari che rifiutano di rendersi complici del crimine e contestano il blocco e le minacce di aggressione contro Cuba con quel senso della dignità che manca agli apprendisti Führer dell’attuale amministrazione.
L’ammirevole atteggiamento di questi legislatori, insieme a quello di The People’s Forum, Pastors for Peace, Code Pink e di altre organizzazioni statunitensi solidali con Cuba da decenni, ci ricorda le commosse riflessioni che il sostegno della parte più nobile del popolo statunitense suscitava sempre in Fidel. Quando conoscerà la verità, il popolo statunitense si schiererà senza dubbio dalla parte giusta.
Secondo i nostri calcoli e quelli degli organismi internazionali, il blocco ha provocato a Cuba perdite complessive superiori a 150 miliardi di dollari. Non è una cifra astratta: si riflette in ogni aspetto della nostra vita quotidiana.
La sessione speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, svoltasi lo scorso 7 luglio, ha dimostrato l’ampio rifiuto della comunità internazionale nei confronti di questa politica aggressiva. Il tentativo statunitense di impedire il dibattito è stato respinto in maniera schiacciante, con 136 voti contro nove.
E mentre l’impero mente e manipola, si vanta degli aiuti offerti al popolo cubano. Non può esistere cinismo o malvagità maggiore del privare un popolo della possibilità di soddisfare i propri bisogni più urgenti, per poi vantarsi di un aiuto che non copre neppure lontanamente l’enorme costo quotidiano provocato dall’assedio genocida contro l’isola.
Qualcuno può davvero credere che questo piano di soffocamento collettivo sia soltanto un intervento chirurgico contro il Governo e i suoi dirigenti? I fatti dimostrano chiaramente che l’obiettivo è provocare un’esplosione sociale, dividere e colpire nel profondo il popolo cubano.
Come hanno osservato storici e analisti, il piano degli Stati Uniti contro Cuba è paragonabile, per obiettivi e perversità, soltanto alla riconcentrazione imposta da Weyler, che decimò la popolazione cubana attraverso la fame. Veniamo da quella storia, ma anche da quella volontà di vincere!
Compatrioti,
davanti al complesso scenario che ho descritto, come possiamo proseguire nella costruzione del socialismo? Come possiamo trovare le risorse materiali e finanziarie necessarie a preservare le conquiste sociali della Rivoluzione?
Come in altre fasi particolarmente difficili, tra cui il Periodo Speciale, quando sotto la guida del Comandante in Capo, e successivamente con la direzione del Generale d’Esercito, il modello economico fu trasformato per adeguarlo alle difficili circostanze esterne, anche nel contesto attuale ci siamo proposti di attuare le trasformazioni richieste dal momento storico. Lo faremo sotto la guida del Partito, attraverso un processo collegiale e democratico e mediante la consultazione del popolo, senza compromettere l’indipendenza, la sovranità nazionale o le conquiste sociali della Rivoluzione.
Le 176 misure approvate per la trasformazione economica e sociale sono pienamente coerenti con le Linee guida della Politica Economica e Sociale adottate nel 2011, a partire dal VI Congresso del Partito.
Esse riflettono inoltre le opinioni della popolazione raccolte nelle migliaia di assemblee svoltesi in tutto il Paese, quando alla fine del 2025 fu sottoposto a consultazione il Programma di Governo, successivamente approvato da questo Parlamento nel mese di dicembre.
Nei giorni successivi all’approvazione abbiamo seguito con attenzione gli orientamenti e le opinioni della popolazione in merito alle misure e abbiamo partecipato a incontri con compagne e compagni appartenenti a diverse istituzioni.
Sappiamo pertanto che esistono preoccupazioni legittime e sincere riguardo ai limiti della crescita del capitale privato, alla concentrazione della ricchezza e dei capitali nelle mani di una singola persona, ai diritti di superficie e di usufrutto, alle operazioni immobiliari, alla possibile privatizzazione delle imprese statali, all’ampliamento e alla normalizzazione delle disuguaglianze, all’eliminazione dei sussidi in servizi particolarmente sensibili per la popolazione, alla trasparenza nelle procedure di gara riguardanti i beni patrimoniali, al ruolo del mercato, al possibile impatto ideologico derivante dalla presenza di rapporti capitalistici e alla mancanza di meccanismi di partecipazione e controllo popolare capaci di contrastare gli effetti negativi e la corruzione. Tutte queste questioni richiedono la massima attenzione, affinché si evitino distorsioni.
Le trasformazioni che oggi stiamo attuando non servono a introdurre più capitalismo, ma a difendere e portare avanti la costruzione socialista: un socialismo che pone l’essere umano al centro della propria opera.
La partecipazione e il controllo popolare non appartengono al passato, ma costituiscono una linea di lavoro permanente e non possono ridursi a una semplice parola d’ordine. Nell’immediato avvieremo, attraverso le strutture del Partito e insieme ai lavoratori, un processo di discussione volto ad argomentare, chiarire, coinvolgere, raccogliere contributi, migliorare e correggere in corso d’opera, in tempo reale.
L’effettiva attuazione di queste trasformazioni rappresenta una priorità strategica per la nazione, e tutti dobbiamo comprenderla assumendo come riferimento l’interesse generale del Paese. Esse comportano cambiamenti che non sono privi di rischi, ma accettare una sfida è la prima condizione per poterla vincere.
La loro attuazione richiede gradualità, capacità di apprendimento e la consapevolezza che qualcosa potrebbe non riuscire al primo tentativo. Tutto, però, potrà trovare soluzione se saremo animati dalla costante disponibilità a rettificare, modificare e adeguare immediatamente quanto necessario, senza burocratizzare il processo.
A questo proposito desidero riconoscere il lavoro approfondito e rapido svolto dai diversi gruppi impegnati tanto nella definizione dei contenuti delle trasformazioni quanto nella costruzione del loro fondamento legislativo. Grazie a questo impegno, oggi possiamo affermare che 120 misure sono già pronte per essere applicate.
Abbiamo dato priorità a quelle che favoriscono la liberazione delle forze produttive; a quelle che rafforzano il sistema imprenditoriale statale e non statale, concepito come un unico tessuto produttivo all’interno del nostro modello economico e sociale, con rapporti armonici tra le sue diverse componenti; e a quelle che agevolano l’autonomia dei municipi e dell’impresa statale socialista.
Lavorando bene, potremo riattivare immediatamente una serie di produzioni e servizi che incidono direttamente sulla vita della popolazione, ampliando l’offerta e migliorando il rapporto tra salari e prezzi, oltre ad accrescere le esportazioni e le entrate in valuta estera, di cui abbiamo tanto bisogno.
A questo scopo promuoveremo incentivi agli investimenti, alle associazioni economiche tra il settore statale, privato e cooperativo, nonché alle alleanze che consentano di sfruttare capacità e potenzialità oggi sottoutilizzate.
Si tratta di una costruzione collettiva finalizzata a garantire una maggiore protezione sociale, e ciò richiede la massima disciplina insieme alla massima efficienza.
Questa Assemblea ha compiuto un passo fondamentale approvando cinque disposizioni giuridiche che sostengono più di venti trasformazioni già in corso. L’approvazione e l’immediata applicazione di queste norme rispondono al principio di realizzare ogni cambiamento nella piena certezza del diritto, offrendo garanzie a quanti prenderanno parte ai nuovi processi. È una fase nella quale non possiamo fermarci e dobbiamo continuare ad avanzare.
Molti si chiederanno, nel quartiere, in fila, nei campi o nelle officine: quale contributo possono offrire queste norme davanti alle carenze che affrontiamo? La risposta è chiara: costituiscono la tutela giuridica dell’eroismo quotidiano del nostro popolo.
Non sono norme fredde: sono il motore delle trasformazioni necessarie alla prosperità. Sono lo strumento che trasforma la resistenza creativa in una vittoria concreta, che protegge i diritti conquistati mentre apriamo nuove strade verso il futuro.
Rappresentano l’equilibrio necessario per preservare le conquiste sociali che ci definiscono come Rivoluzione, mentre creiamo spazi per l’iniziativa e la creatività di cui l’economia cubana ha bisogno per prosperare. È, in definitiva, ciò che Fidel chiamò «cambiare tutto ciò che deve essere cambiato». Tutto questo impegno legislativo rimarrebbe lettera morta senza l’eroismo quotidiano del popolo al quale apparteniamo.
Come abbiamo già dichiarato, e come desidero ribadire ancora una volta in modo categorico, le trasformazioni non vengono adottate per compiacere gli Stati Uniti e non rispondono ad alcuna richiesta derivante dal limitato processo di colloqui che abbiamo condotto durante questo periodo. Sono il frutto di una decisione sovrana di Cuba. (Applausi.)
Per la loro attuazione è fondamentale sviluppare il concetto di autentico Potere Popolare, che comprende la rendicontazione, le iniziative comunitarie per risolvere i problemi, la trasparenza, i bilanci partecipativi, l’ampia partecipazione dei lavoratori alla gestione dei propri luoghi di lavoro, il controllo popolare, gli spazi di dibattito pubblico, il coinvolgimento di tutti gli attori economici nelle strategie di sviluppo locale e territoriale e la diffusione delle migliori esperienze di lavoro comunitario.
Non sarà sufficiente disporre di un orientamento generale a livello centrale, né di un coordinamento sul piano provinciale. L’elemento decisivo sarà garantire un’attuazione operativa efficace sul piano territoriale e comunitario.
Desidero richiamare l’attenzione sull’importanza del decentramento delle competenze economiche attribuite alle province e, in particolare, ai municipi. Nessuno aspetti che una soluzione magica arrivi dall’esterno. Tutto dipende, in primo luogo e in misura sempre maggiore, da noi stessi, dai nostri sforzi e da tutti coloro che desiderano unirsi a questo impegno.
Dobbiamo spezzare l’inerzia, superare gli ostacoli, cambiare mentalità, eliminare le sterili pratiche burocratiche e affrontare con decisione la corruzione nel più breve tempo possibile.
Lo ripeto: il recupero economico e quello sociale devono procedere di pari passo. Per essere ancora più chiaro, la graduale ripresa dell’economia deve tradursi, nella stessa misura, in una ripresa sociale, dando priorità alle persone più vulnerabili e ai settori che presentano le necessità più urgenti.
In altre parole, l’efficienza economica deve essere posta al servizio della giustizia sociale, nella quale si riassume gran parte del significato della Rivoluzione e del suo impegno nei confronti del popolo.
Non instaureremo un capitalismo predatorio, né procederemo a una privatizzazione di massa del patrimonio nazionale, come alcuni temono. Nulla è più lontano dallo spirito di queste trasformazioni.
Non vi sarà — e questo deve essere assolutamente chiaro — alcuna privatizzazione della sanità, dell’istruzione, della scienza, della cultura o dei servizi strategici per la nazione. Esiste invece la volontà politica di recuperarli tutti, generando le entrate e le ricchezze necessarie a portarli a livelli qualitativi più elevati, mantenendoli gratuiti e universali.
In questo complesso processo di rilevanza strategica per la nazione sarà determinante il ruolo d’avanguardia del Partito Comunista di Cuba quale forza dirigente superiore della società e dello Stato.
È necessario aggiornare e innovare tutto ciò che riguarda il ruolo del Partito, degli iscritti e dei singoli militanti nell’impresa statale socialista, nelle imprese private e nelle comunità. Occorre inoltre favorire la creazione di spazi permanenti di dibattito teorico e pratico sui problemi della vita quotidiana e perfezionare e aggiornare le modalità di funzionamento delle organizzazioni di massa e sociali.
A tutti noi che ricopriamo incarichi di direzione è richiesta una condotta etica sempre più elevata, capace di guidare ogni decisione che assumiamo.
Questa Assemblea rappresenta il nostro eroico popolo. È la voce istituzionale di una nazione che non si inginocchia, non si piega e non si arrende. (Applausi.)
Quando Martí scrisse che la Patria è umana oppure non è, non invocava uno Stato che governasse al di sopra del popolo, ma uno Stato che governasse a partire dal popolo. Questa Assemblea deve essere la realizzazione concreta di quel sogno. Lo è già e continuerà a esserlo. (Applausi.)
Colgo l’occasione per mettere in evidenza alcune esperienze che abbiamo potuto conoscere nel corso delle visite e degli incontri svolti nelle comunità, nei municipi e nelle province durante questi mesi e queste settimane.
Nel complesso scenario elettroenergetico che stiamo vivendo è aumentato il numero di enti statali e privati che hanno incorporato fonti rinnovabili di energia nei propri processi produttivi. Molti di essi hanno persino messo i propri servizi a disposizione della popolazione.
Sul piano territoriale si lavora affinché le principali strutture economiche e sociali possano funzionare grazie alle fonti rinnovabili di energia, sulla base di un programma nazionale del Governo, ma anche attraverso la partecipazione e i contributi dei diversi modelli di gestione.
Per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico, particolarmente difficile in questi giorni, meritano un riconoscimento le imprese statali e private che hanno messo i propri mezzi a disposizione di varie comunità per il trasporto dell’acqua. Sono state inoltre avviate iniziative per la costruzione di nuovi bacini e sistemi di accumulo. Esperienze analoghe vengono applicate, sebbene ancora in misura limitata, alla raccolta dei rifiuti solidi in diverse comunità.
Per un’altra questione particolarmente complessa, quella della disponibilità di denaro contante, che incide soprattutto sul pagamento dei lavoratori e, aspetto ancora più delicato, dei pensionati, si stanno mettendo in campo soluzioni con la partecipazione di soggetti statali, attraverso punti aggiuntivi per l’erogazione del contante, e di operatori non statali che si sono offerti di collaborare.
Desidero inoltre sottolineare il miglioramento oggi registrato dal cosiddetto Sistema di Assistenza alla Famiglia, grazie agli interventi di ristrutturazione e al miglioramento del servizio alimentare destinato alle persone più vulnerabili, al quale hanno contribuito anche i diversi attori economici.
Sta producendo risultati positivi il sostegno agli oltre 32 programmi sociali destinati all’assistenza delle persone e delle famiglie in condizioni di vulnerabilità. Ciò contribuisce a creare nelle comunità una coscienza di solidarietà collettiva che dobbiamo riconoscere, incoraggiare e moltiplicare.
Abbiamo molte ragioni di insoddisfazione, che persisteranno fino a quando non riusciremo ad alleviare le difficili condizioni che stiamo attraversando. Esistono tuttavia esperienze positive che stanno fornendo risultati e che abbiamo il dovere di estendere.
È giusto riconoscere l’intensità del lavoro svolto nei quartieri e nei consigli popolari durante questi mesi difficili, con la partecipazione diretta dei quadri del Partito, dello Stato, del Governo, delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero dell’Interno, dell’Unione dei Giovani Comunisti, delle organizzazioni di massa e sociali, delle strutture imprenditoriali e amministrative, spesso fino a tarda notte e alle prime ore del mattino.
Deputate e deputati,
la Rivoluzione è minacciata militarmente dal regime fascista statunitense. Come abbiamo avvertito e continuiamo a sostenere, una simile aggressione provocherebbe soltanto conseguenze terribili e imprevedibili per la pace regionale e un inutile costo in vite umane cubane e statunitensi, cosa che non desideriamo in alcun modo.
Non esiste nulla, assolutamente nulla, che possa giustificare un’aggressione o anche soltanto le minacce. I piani contro Cuba vengono elaborati su presupposti falsi e alimentati dalle menzogne e dalle manipolazioni più grossolane.
Con altrettante, se non maggiori, falsità si cerca di costruire un pretesto per un’aggressione militare contro Cuba, sulla base del ridicolo e patetico racconto secondo cui questa piccola isola sottosviluppata rappresenterebbe una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
È così che agisce l’impero: non si limita a distruggere, ma costruisce anche il dispositivo retorico necessario a far apparire la distruzione meritata e inevitabile.
Di fronte a questo possibile scenario non restiamo passivi. Non desideriamo una guerra con gli Stati Uniti: siamo un popolo di pace.
Il Governo degli Stati Uniti conosce perfettamente la disponibilità di Cuba a trovare, attraverso il dialogo, una soluzione alle divergenze bilaterali e ad avanzare verso un rapporto fondato sulla comprensione reciproca e sul rispetto dei nostri diritti sovrani.
In America Latina e nei Caraibi si osserva una chiara svolta politica verso l’estrema destra. I promettenti progressi raggiunti negli ultimi decenni nella difesa dei diritti sovrani e a favore dell’integrazione e della cooperazione regionale hanno ceduto il passo a manifestazioni di subordinazione sotto la pressione dell’imperialismo statunitense, alla sottomissione agli interessi di una grande potenza e alla disponibilità di governi elitari di destra, consegnatisi al grande capitale transnazionale e completamente distaccati dalle necessità dei propri popoli.
Anche in questo contesto possiamo contare sul sostegno e sulla solidarietà dei popoli dell’America Latina e dei Caraibi e manteniamo rapporti fraterni con diversi governi della regione.
Sul nostro emisfero incombono, alimentate dai settori reazionari e ultraconservatori degli Stati Uniti, le vecchie ombre del maccartismo e della Guerra Fredda. La storia è ben nota, per quanto si tenti di nasconderla. Il costo umano della repressione, degli assassinii, delle sparizioni e delle vite distrutte sotto il giogo delle dittature fasciste e oppressive che prosperarono nella regione in quel periodo dovrebbe servire da lezione alle nuove generazioni.
Recentemente si è manifestato il tentativo di criminalizzare l’autentica tradizione di solidarietà di Cuba con le cause giuste e con i popoli che aspirano a un mondo migliore, così come le sincere espressioni di solidarietà, amicizia e sostegno verso Cuba provenienti da ogni parte del pianeta, compresi gli Stati Uniti.
L’opuscolo propagandistico pubblicato dal Dipartimento di Stato, che definisce Cuba la capitale del comunismo del XXI secolo, rappresenta il più recente tentativo di capovolgere la storia.
Di fronte a questi nuovi piani ribadiamo con fermezza che nulla ci distoglierà dalla nostra vocazione solidale, internazionalista e antimperialista. (Applausi.) Essa fa parte della nostra identità, così come l’impegno a costruire rapporti di amicizia e cooperazione con tutti i Paesi e tutti i popoli.
Compagne e compagni;
amato popolo di Cuba,
il cammino è difficile, la situazione è complessa, ma la volontà di vincere è incrollabile. (Applausi.) Non siamo una nazione contesa né una colonia: siamo un popolo sovrano che ha scelto il proprio destino. (Applausi.)
La storia ci ha insegnato che, nei momenti più bui, quando l’impero stringe l’assedio e le difficoltà sembrano insuperabili, il popolo cubano trova nella propria unità la forza necessaria per rialzarsi.
Questo è ciò che Fidel ci ha lasciato in eredità: la convinzione che non esista situazione, per quanto complessa possa apparire, dalla quale non sia possibile trovare una via d’uscita. E quella via la troviamo quando uniamo l’intelligenza al cuore, quando lavoriamo con dedizione.
Pochi giorni ci separano da una ricorrenza di profondo significato per i rivoluzionari cubani e di tutto il mondo: il centenario del Comandante in Capo.
Mentre preparavo queste parole conclusive di una sessione che potrà diventare davvero storica, se riusciremo a condurre a buon fine le trasformazioni in corso, pensavo alla straordinaria capacità di Fidel di continuare a vivere oltre la propria vita fisica: dieci anni dopo la sua scomparsa, continua a convocarci, a esigere da noi, a spingerci a cambiare tutto ciò che deve essere cambiato, con le nostre forze e attraverso i nostri sforzi.
Ma questo lo sapevamo già. Ciò che è davvero significativo è il modo in cui i suoi nemici — coloro che organizzarono più attentati contro la vita di Fidel che contro qualunque altro leader mondiale — continuano a indicare nel Comandante in Capo la guida di quella sinistra mondiale che, secondo loro, non esisterebbe più. (Applausi.)
Su questo i signori imperialisti non si sbagliano. Le idee di Fidel stanno germogliando con sorprendente vitalità tra persone di tutte le generazioni, di tutti i continenti e delle più diverse tradizioni politiche. Fidel non appartiene più soltanto a noi: cresce e si moltiplica.
Fidel vive e promette di continuare a combattere per un mondo migliore! (Applausi.)
Viva Fidel! Viva Raúl!
(Esclamazioni: «Viva!»)
Gloria eterna ai martiri della Patria!
(Esclamazioni: «Gloria!»)
Viva Cuba libera!
(Esclamazioni: «Viva!»)
Socialismo o morte!
Patria o morte!
Vinceremo!
(Esclamazioni: «Vinceremo!»)
(Ovazione.)
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Giulio Chinappi – World Politics Blog
