Nel XXIV Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, Miguel Díaz-Canel denuncia l’asfissia economica e la guerra non convenzionale contro Cuba, richiama alla solidarietà internazionalista e indica nel socialismo l’alternativa alla barbarie capitalista e alla rinascita del fascismo.

Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, alla chiusura del XXIV Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, presso il Palazzo delle Convenzioni, l’8 agosto 2026, «Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz».

(Resoconto stenografico della Presidenza della Repubblica)

Compagne e compagni dei partiti comunisti e operai del mondo;

caro compagno Kemal Okuyan;

sorelle e fratelli provenienti da ogni parte del mondo, che oggi ci onorate con la vostra presenza in questa capitale ribelle,

è un onore aver celebrato questo incontro nel contesto del Centenario di Fidel, il cui indiscutibile lascito ci chiama ad affrontare le enormi sfide di un presente tanto convulso e minaccioso come quello che ci è toccato vivere.

Cuba, isola della dignità e della resistenza storica di fronte all’impero, e oggi anche di fronte al fascismo, vi accoglie con il cuore e vi ringrazia per il coraggio e la determinazione dimostrati nel giungere fin qui, nonostante tante pressioni, ricatti e menzogne.

Nel precedente incontro svoltosi all’Avana, nell’ottobre 2022, i rappresentanti dei partiti comunisti e operai di oltre sessanta Paesi riuniti in quella occasione concordarono nel lanciare l’allarme sulla pericolosa congiuntura in cui si trovava l’umanità. Quasi quattro anni dopo possiamo riaffermare, senza alcun dubbio, che il mondo attraversa uno dei momenti più incerti e pericolosi della sua storia.

Viviamo una fase di estrema esasperazione delle contraddizioni del capitalismo: una concentrazione eccessiva della ricchezza nelle mani di pochi, profonde disuguaglianze nella sua distribuzione, distruzione ambientale e guerre per il controllo dei mercati, delle risorse e delle sfere d’influenza.

L’analisi marxista-leninista conserva tutta la propria validità quando afferma che queste crisi non sono incidenti, bensì il risultato delle leggi di sviluppo del capitalismo monopolistico e imperialista.

Il capitalismo, divorato dalle proprie contraddizioni, ha scatenato una tempesta perfetta: guerre di aggressione nell’Europa orientale e in Medio Oriente; un genocidio a Gaza consumato sotto gli occhi del mondo; una crisi climatica che non è più un avvertimento, ma una realtà; una fame strutturale che divora milioni di persone; e un debito estero che i popoli del Sud non potranno mai ripagare, perché è stato concepito per renderci schiavi, non per favorire il nostro sviluppo.

In questo scenario, la rinascita del fascismo costituisce un inequivocabile segnale d’allarme. Fidel ci ha messo in guardia da anni su questo fenomeno, spiegando come il fascismo stesse cambiando volto senza modificare la propria essenza. Oggi denunciamo il ritorno di regimi fascisti nel mondo.

Nazionalismo, egemonismo, suprematismo e discriminazione razziale; xenofobia, sfollamenti ed eliminazione di intere popolazioni; guerre per la conquista di territori e risorse naturali; punizioni inflitte a milioni di esseri umani; messa al bando delle ideologie e delle libertà civili: sono tutti tratti inequivocabili tanto del fascismo contemporaneo quanto del suo predecessore hitleriano.

Non è bastato il genocidio a Gaza, con la sua vergognosa esposizione pubblica: si cerca ora di riprodurlo a Cuba attraverso una politica aggressiva e criminale, che viene contemporaneamente proclamata e negata, mentre continua a essere inasprita senza alcun pudore.

L’asfissia totale alla quale siamo sottoposti costituisce una punizione collettiva che, attraverso la privazione delle risorse e dei servizi più elementari necessari alla sopravvivenza, mira ad alimentare stanchezza, scoraggiamento e fratture sociali, con l’obiettivo di distruggere il progetto socialista cubano.

Non possono essere definiti altrimenti che criminali e fascisti coloro che concepiscono sadicamente un assedio energetico contro un’intera nazione, provocando conseguenze umanitarie di proporzioni allarmanti: bambini cubani che perdono la vita alla nascita, minori prospettive di sopravvivenza per i pazienti oncologici, impossibilità per il nostro popolo di accedere a medicinali, alimenti, energia elettrica, acqua, trasporti e a molte altre risorse necessarie a una vita dignitosa.

Vi fornirò alcuni dati sugli effetti del blocco sulla società cubana.

Per quanto riguarda in particolare il settore energetico, negli ultimi anni, attraverso uno sforzo enorme, eravamo riusciti a recuperare oltre 1.400 megawatt di capacità di generazione elettrica in diversi impianti di generazione distribuita. Oggi quelle centrali non producono energia per mancanza di combustibile: funzionano a gasolio e olio combustibile. Se potessimo disporre ogni giorno di quei 1.400 megawatt, i gravosi blackout a Cuba durerebbero soltanto tre ore, e non venti o più come quelli che oggi il nostro popolo è costretto a sopportare.

Nel settore sanitario, una questione particolarmente delicata, conoscete bene tutte le potenzialità del nostro sistema sanitario universale e gratuito, accessibile a tutti, e sapete ciò che siamo in grado di fare. Eppure, 98.500 pazienti sono in lista d’attesa per un intervento chirurgico, tra cui 12.000 bambini. Si tratta di operazioni che possiamo eseguire a Cuba, ma ci mancano le risorse e l’energia necessaria per far funzionare le nostre sale operatorie.

Vi sono 34.000 donne in gravidanza alle quali non possiamo garantire un numero sufficiente di ecografie prenatali.

Vi sono 67.000 bambini di meno di un anno, nati negli ultimi mesi, che non hanno potuto seguire un calendario vaccinale aggiornato, quando a Cuba la vaccinazione e il nostro sistema di immunizzazione erano sempre stati puntuali.

Vi sono 117.000 adulti e 1.200 bambini affetti da cancro che non possono ricevere le terapie adeguate e per i quali dobbiamo ricorrere a trattamenti alternativi di seconda o terza linea.

Vi sono 16.000 pazienti che incontrano difficoltà nell’accesso alla radioterapia, 12.400 alla chemioterapia e 3.000 all’emodialisi.

Soltanto il 30% dei farmaci essenziali previsti dal nostro prontuario nazionale è attualmente disponibile, nonostante Cuba sia in grado di produrre i propri medicinali.

Il tasso di disponibilità operativa delle ambulanze raggiunge appena il 22%. Il trasporto sanitario è al collasso.

Siamo impossibilitati ad acquistare sorgenti di cobalto-60 per i trattamenti oncologici e si registrano ritardi nel rilascio delle autorizzazioni necessarie a sdoganare le forniture mediche nei porti. A ciò si aggiunge il rifiuto delle compagnie di navigazione internazionali, sottoposte alle pressioni dell’imperialismo statunitense affinché non trasportino a Cuba le merci di cui abbiamo bisogno.

E, come se tutto questo non bastasse, avevamo sempre mantenuto un tasso di mortalità infantile compreso tra 4 e 5 per mille, livelli propri dei Paesi più sviluppati. Negli ultimi anni, invece, il tasso è raddoppiato e oggi supera il 9,8 per mille.

Di fronte a questo genocidio calcolato nei minimi dettagli, ogni volta che si intravede o si cerca una possibilità di sollievo, i cerberi di questa ignominiosa politica sono pronti a stringere ancora di più il cappio dell’asfissia, se mai ciò fosse possibile.

Nei loro piani il popolo cubano è concepito soltanto come uno strumento: una società agonizzante che dovrebbe rivoltarsi contro il Governo per consentire loro di realizzare il sinistro obiettivo di rovesciare la Rivoluzione. Non è una nostra supposizione: è scritto e pianificato da oltre sessant’anni nei documenti del Dipartimento di Stato.

Tutto ciò che ho descritto costituisce una flagrante violazione delle norme internazionali e dei diritti umani, condannata dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale, come è accaduto recentemente alle Nazioni Unite, dove 136 Paesi hanno sostenuto Cuba nella sua giusta denuncia.

Eppure, l’ordine internazionale fondato su norme e principi destinati a garantire una convivenza pacifica e civile tra gli Stati viene smantellato per lasciare spazio alla sola volontà dei più forti e potenti, a danno delle nazioni più povere.

Viviamo il momento più pericoloso dalla Crisi d’Ottobre. Accanto alla guerra economica, Cuba è sottoposta a una guerra non convenzionale ad alta intensità attraverso la sovversione digitale, il finanziamento di mercenari interni, campagne mediatiche diffamatorie e reti d’influenza che cercano di presentare come «aiuto umanitario» quella che è invece un’ingerenza sfacciata.

In questo senso, non ci sorprendono affatto le recenti rivelazioni di importanti organi di stampa statunitensi sull’intensificazione delle operazioni della CIA a Cuba volte a sovvertire l’ordine interno. Non si tratta di fughe di notizie casuali, come vengono presentate, ma di una componente del piano deliberato di guerra psicologica del regime statunitense contro Cuba.

Al culmine del cinismo e della perversità, il Segretario di Stato ha dichiarato recentemente che le sanzioni statunitensi contro il regime cubano non faranno che inasprirsi. «Quello che stiamo cercando di insegnare loro», ha detto, «è che non ci sono vie d’uscita».

È un riconoscimento esplicito del fatto che Cuba sta attraversando una situazione difficile come conseguenza di una guerra economica senza precedenti. Una simile affermazione costituisce una minaccia aperta di annientamento contro un intero popolo qualora non si sottometta ai disegni dell’impero.

Il Governo degli Stati Uniti ha intensificato le minacce militari e aggiornato la propria dottrina del «cambio di regime»; continua a mantenere Cuba nell’infamante lista degli Stati patrocinatori del terrorismo e, per completare l’opera, ha inventato la ridicola accusa secondo cui Cuba sarebbe una «potenza dello spionaggio» o un centro di sovversione della cosiddetta «sinistra radicale terrorista», della quale, a quanto pare, faremmo parte tutti noi che ci troviamo qui. Una definizione patetica e fantasiosa, credibile soltanto nelle loro menti psicotiche, ma che viene utilizzata per confondere, giustificare ulteriori punizioni e legittimare nuove aggressioni.

Su questo tema, esperti delle Nazioni Unite hanno sottolineato che le illegali misure coercitive unilaterali imposte dagli Stati Uniti contro Cuba violano l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite e fanno parte di una più ampia strategia di cambio di regime, che comprende decenni di embargo contro Cuba.

«Il Governo degli Stati Uniti deve porre fine a tutte le minacce e agli atti ostili contro la sovranità di Cuba e revocare tutte le misure imposte al Paese che siano contrarie al diritto internazionale», hanno affermato gli esperti.

E hanno aggiunto: «Il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea Generale devono affrontare urgentemente queste minacce come una questione di pace e sicurezza internazionali».

Non può esservi cinismo maggiore di quello del carnefice che tenta di presentarsi come vittima, quando i suoi misfatti sono pubblici e noti da decenni. Gli Stati Uniti non hanno alcuna autorità morale né alcun diritto di accusare Cuba, che è stata probabilmente una delle nazioni più spiate da Washington e contro la quale sono stati stanziati i maggiori fondi destinati alla sovversione economica e ideologica.

Cuba non deve indottrinare nessuno. Non deve esportare idee. È la storia a impartire lezioni, mostrando fin dove possa spingersi la perversità degli imperi pur di soddisfare l’insaziabile appetito di dominio e di appropriazione delle risorse materiali e umane di altre nazioni.

In questo incontro, davanti a voi, denunciamo la politica criminale degli Stati Uniti contro Cuba e denunciamo anche coloro che tacciono e tollerano gli abusi di un’estrema destra fascista statunitense sempre più arrogante, che mente, ruba, uccide e pretende di ergersi a giudice supremo del destino di tutti.

Il blocco statunitense può funzionare soltanto grazie alla complicità di quanti temono il potere di Washington più del giudizio della storia. Il mondo non può rendersi complice di un altro genocidio.

Ogni volta che una parte del mondo tace davanti all’aggressione contro Cuba, il diritto internazionale viene indebolito. Ogni volta che un governo accetta le sanzioni illegittime degli Stati Uniti, viene eroso il principio di non ingerenza. Ogni volta che un’impresa viene costretta ad abbandonare i propri investimenti a Cuba, o altre rinunciano a investire per paura delle rappresaglie, si rafforza la dittatura economica di un’unica potenza.

Di fronte a questa realtà comprovata e innegabile, Cuba si è difesa esercitando il proprio legittimo diritto, come farebbe qualsiasi Paese del mondo. Il popolo cubano ha potuto contare anche sulla solidarietà di uomini e donne dotati di un profondo senso della giustizia e della morale, consapevoli che la ragione e la verità sono dalla nostra parte. Molti di loro vengono oggi perseguitati o minacciati a causa del proprio impegno solidale.

La rinascita del maccartismo nella sua forma peggiore e con una proiezione transnazionale, che pone Cuba al centro della propria irrazionale crociata, mira non soltanto a criminalizzare la solidarietà con Cuba o a costruire un nuovo falso pretesto per aggredirla, ma anche a mettere a tacere le voci che contestano l’ordine mondiale che si tenta di imporre.

Qual è la causa comune che unisce la sinistra e i movimenti progressisti del mondo? Senza dubbio, la giustizia sociale; i diritti dei lavoratori e dell’infanzia; la difesa delle cause femministe, dell’uguaglianza di genere e della lotta contro la discriminazione razziale; la tutela e la salvaguardia dell’ambiente; la partecipazione popolare; la memoria storica e il rispetto dei popoli originari; la pace mondiale e la concordia tra le nazioni; la solidarietà internazionale e molte altre battaglie che, nel loro insieme, mirano alla piena dignità dell’essere umano.

Può davvero qualcuno dotato di raziocinio credere che per questo la sinistra o le forze progressiste rappresentino un pericolo per l’umanità? La risposta è evidentemente no.

Soltanto il fascismo può vedere nella sinistra un simile pericolo, perché cerca di imporre con la forza un’ideologia e un sistema di valori completamente opposti. Per questo, nella fase attuale della propria ascesa, tenta disperatamente di criminalizzarla, neutralizzarla e ridurla al silenzio.

Lo sterminio dei palestinesi a Gaza, l’aggressione contro il Venezuela e la punizione collettiva inflitta al popolo cubano sono avvenimenti troppo gravi perché si possa restare inerti. Domani qualsiasi nazione potrebbe trasformarsi in un’altra Gaza o in un’altra Cuba, se non si oppone resistenza al fascismo. La chiave risiede nei popoli, nella loro presa di coscienza, nella loro mobilitazione e nella loro unità internazionale.

Di fronte a questa asfissia Cuba non ha capitolato. Abbiamo risposte concrete che lo dimostrano: i vaccini contro il COVID-19, la produzione di alimenti mediante tecniche agroecologiche nonostante la scarsità di risorse, l’avanzamento dell’energia pulita, la partecipazione popolare nei quartieri e la difesa dell’intero territorio attraverso un popolo organizzato nelle milizie e pronto a difendere la propria autodeterminazione, indipendenza e sovranità.

Sì, soffriamo molte carenze. Ci pesano i blackout, la mancanza d’acqua, l’inflazione e le code. Ma nessuna privazione materiale ha spento la fiamma della solidarietà alla quale Fidel ci ha educati, né abbiamo rinunciato al principio martiano secondo cui «Patria è umanità». (Applausi.)

A confermarlo vi è un fatto: in questi ultimi giorni dell’anno accademico, tesi e difficili come mai prima, nelle università cubane si sono laureati 30.185 giovani professionisti, 735 dei quali provenienti da 62 Paesi e formatisi a Cuba. E c’è un dato che siamo orgogliosi di poter mostrare: tra loro vi sono 23 nuovi medici palestinesi e cinque medici statunitensi. (Applausi.)

La risposta del popolo, sotto la guida del Partito Comunista di Cuba, è stata una resistenza ferma e creativa, l’unità, la difesa delle proprie conquiste e l’aggiornamento del modello economico e sociale, senza rinunciare mai ai principi del socialismo e senza cedere a pressioni o ricatti. Questa capacità di resistere e trasformarsi affonda le proprie radici, oggi più salde che mai, nel pensiero e nell’azione del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz. (Applausi.)

Fidel comprese, come pochi altri, la necessità di coniugare la fermezza ideologica con la flessibilità tattica. Ci insegnò che «il marxismo-leninismo non è una dottrina morta, non è un catechismo, ma un metodo, una guida, uno strumento per risolvere concretamente i problemi della vita».

Cuba opera secondo questa concezione nell’inesplorato cammino della costruzione del socialismo, come ebbe a dire in un’occasione anche il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz. Neppure i classici del marxismo avrebbero potuto immaginare come costruirlo in una piccola isola minacciata dal più grande impero della storia dell’umanità e sottoposta a un blocco totale, mentre al suo Stato vengono precluse tutte le fonti di risorse, finanziamento e commercio.

Di fronte a questa situazione è necessario produrre e generare ricchezza per redistribuirla con la maggiore giustizia sociale possibile e preservare le conquiste storiche ed essenziali della Rivoluzione in settori strategici come la sanità, l’istruzione, la cultura, la scienza, l’energia e le comunicazioni.

Sarà un compito di tutti: dell’impresa statale e di quella non statale, insieme alle altre forme di gestione dell’economia che, nel loro complesso, costituiscono il tessuto imprenditoriale cubano, orientate verso un unico obiettivo: costruire il socialismo prospero e sostenibile che l’eroico popolo cubano merita.

So che il tema delle trasformazioni economiche e sociali è stato oggetto di informazione e dibattito. Desidero tuttavia sottolineare alcuni concetti fondamentali: si tratta di un processo volto a dinamizzare l’economia, non a instaurare il capitalismo; non vi sarà alcuna privatizzazione indiscriminata; i principali mezzi di produzione restano nelle mani del popolo e, soprattutto, saranno preservate la sovranità e l’indipendenza nazionale.

In un processo tanto complesso, il Partito Comunista di Cuba, quale forza dirigente superiore dello Stato e della società, assume la responsabilità principale della direzione, del coordinamento e del controllo.

Il Partito continuerà a essere il vigile custode degli interessi del popolo, della classe operaia, delle conquiste sociali e della giustizia sociale che hanno animato la Rivoluzione fin dalle sue origini. Non è e non sarà un partito delle élite né delle lobby. Il suo ruolo di partito unico gli impone di essere sempre più democratico e rappresentativo, come Raúl ci ha ripetutamente esortato a essere, senza perdere mai la propria bussola: il popolo, la Rivoluzione e il socialismo. (Applausi.)

In un mondo nel quale si cerca di convincerci che non esistano alternative, il nostro compito comune è dimostrare concretamente che le alternative esistono e che il socialismo continua a rappresentare l’unica via realmente umana e praticabile di fronte alla barbarie capitalista, come ci ha insegnato il marxismo scientifico.

Cari compagni di lotta,

oggi, nel Centenario della sua nascita, Fidel non è fisicamente tra noi, ma la sua presenza è più forte che mai. Che cosa ci ha lasciato in eredità il Comandante in Capo? Ci ha lasciato la certezza che i sogni si conquistano difendendo le idee; ci ha insegnato che l’internazionalismo non è una semplice formula, ma un atteggiamento che deve contraddistinguerci; ci ha trasmesso la convinzione che il socialismo sia l’unica strada per salvare l’umanità dall’abisso.

Fidel fu tra i primi a denunciare la globalizzazione neoliberale come l’impero della morte e a levare la propria voce in favore di un mondo migliore per tutti.

Ci ha insegnato che la lotta per la salvaguardia dell’ambiente e della specie umana è anch’essa una battaglia socialista; che la scienza deve essere posta al servizio del popolo; che l’unità dei rivoluzionari è più importante di qualsiasi divergenza tattica.

In Fidel troviamo non soltanto un leader storico, ma una scuola di pratica rivoluzionaria: studiare, analizzare, prevedere, ascoltare il popolo e agire con audacia e onestà. Come affermò nel mezzo delle peggiori minacce: «Se ciò che gli imperialisti pretendono, affinché vi sia pace, è che smettiamo di essere rivoluzionari, non smetteremo di essere rivoluzionari, non piegheremo mai la nostra bandiera!». (Applausi.)

Sorelle e fratelli,

possa questo Incontro all’Avana, nella Patria di Fidel, servire a rinnovare il nostro impegno, coordinare l’azione e rafforzare la convinzione che la classe operaia organizzata, guidata dai propri partiti d’avanguardia, possa cambiare la storia.

Il momento esige qualcosa di più delle dichiarazioni di principio. Esige un salto di qualità nel nostro coordinamento e nella nostra azione internazionale. I partiti comunisti e operai hanno il dovere storico di costruire una rete di solidarietà effettiva che non si limiti ai comunicati, ma si traduca in iniziative concrete.

Dobbiamo spezzare l’assedio mediatico fascista, utilizzando le piattaforme disponibili per diffondere la verità su Cuba, sulla Palestina e su tutti i popoli sottoposti ad aggressione.

Dobbiamo accompagnare il popolo cubano nella sua giusta lotta per la revoca del criminale blocco contro Cuba, mobilitando parlamenti, sindacati e movimenti sociali.

Dobbiamo rafforzare i meccanismi di cooperazione economica e tecnologica tra i nostri Paesi e le nostre organizzazioni.

E, soprattutto, dobbiamo far avanzare il dibattito teorico sul socialismo del XXI secolo, adattando i principi marxisti e leninisti alle nuove condizioni poste dalla rivoluzione digitale, dalla comunicazione e dalla crisi ecologica, senza rinunciare mai all’obiettivo fondamentale: la piena dignità dell’essere umano.

Vi invito inoltre all’autocritica. Non basta condannare l’impero: dobbiamo costruire Potere Popolare dal basso, conquistare le strade, i quartieri, le fabbriche, le scuole. L’unità dei comunisti deve essere solida, ma flessibile quanto l’intelligenza di Fidel nel dialogare con tutti i settori progressisti. L’unità non significa uniformità: l’unità è la volontà di lottare e vincere insieme! (Applausi.)

Di fronte all’offensiva imperialista e alla crisi strutturale del capitalismo, i partiti comunisti e operai sono chiamati a svolgere un ruolo d’avanguardia non soltanto sul piano elettorale o istituzionale, ma soprattutto nell’organizzazione, nella formazione politica e nella mobilitazione della classe lavoratrice nelle complesse condizioni imposte dal capitalismo contemporaneo.

Spetta a noi rafforzare l’unità del movimento comunista internazionale, rispettando la diversità delle esperienze, ma mantenendo assoluta chiarezza strategica di fronte al nemico comune: l’imperialismo, il fascismo e il capitale monopolistico.

Dobbiamo approfondire il lavoro politico e ideologico, contendere al capitalismo l’egemonia culturale e contrastare la macchina della disinformazione che pretende di presentarlo come l’unico orizzonte possibile.

Dobbiamo organizzare la classe operaia e i settori popolari nelle nuove realtà del lavoro, dove la digitalizzazione, l’automazione e l’economia delle piattaforme modificano le forme dello sfruttamento, ma non la sua essenza.

Sorelle e fratelli di lotta,

nonostante la potenza militare degli Stati Uniti, il movimento comunista internazionale non si lascia intimidire: resiste e tiene testa all’offensiva. (Applausi.)

È impossibile prevedere quanto durerà questa offensiva imperialista. Potremmo assistere ad altre aggressioni e ad altri blocchi, ma possediamo una certezza, consegnataci dalla nostra stessa storia: il futuro appartiene a coloro che sognano e costruiscono, non a coloro che distruggono e mentono.

Difendere Cuba con forza e urgenza significa fermare l’avanzata delle idee suprematiste, razziste, xenofobe, elitarie ed escludenti, nemiche della vera libertà e dell’emancipazione umana.

Difendere Cuba significa lottare contro il colonialismo del XXI secolo, contro l’egemonismo, contro la pretesa che un solo Paese possa decidere il destino di tutti.

Compagni, alle soglie del primo Centenario di Fidel, vi invito a raddoppiare il nostro impegno.

Non accontentiamoci di sopravvivere. Aspiriamo a costruire insieme un mondo nel quale la parola «solidarietà» non sia un ornamento, ma il motore di tutto. Un mondo nel quale i bambini non muoiano di fame mentre il cibo viene gettato in mare. Nel quale la scienza curi, non produca profitti. Nel quale la politica sia, come diceva il Che, l’arte di servire gli altri.

Hasta la victoria siempre!
(Esclamazioni: «Sempre!»)

Viva Fidel nel suo Centenario e per sempre!
(Esclamazioni: «Viva!»)

Viva l’unità dei comunisti!
(Esclamazioni: «Viva!»)

Viva la lotta dei nostri popoli!
(Esclamazioni: «Viva!»)

(Ovazione.)

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Giulio Chinappi – World Politics Blog

Di Giulio Chinappi - World Politics Blog

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora. Nel suo blog World Politics Blog si occupa di notizie, informazioni e approfondimenti di politica internazionale e geopolitica.

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