Nonostante i dazi dell’Unione Europea, nei primi cinque mesi del 2026 i produttori cinesi hanno conquistato il 14,2 per cento del mercato dei veicoli elettrici nell’Europa occidentale. Gli esperti attribuiscono la crescita alla competitività dei modelli e alla solidità della filiera cinese.

di Qi Xijia (Global Times) – 10 agosto 2026

Nei primi cinque mesi del 2026, i veicoli elettrici prodotti in Cina hanno rappresentato il 14,2 per cento delle vendite nell’Europa occidentale, aumentando la propria quota nonostante i pesanti dazi imposti dall’Unione Europea, secondo una ricerca. Gli esperti cinesi hanno osservato che le barriere commerciali protezionistiche possono costituire soltanto ostacoli di breve durata, poiché le scelte di acquisto dei consumatori dipendono in ultima analisi dalla competitività dei prodotti. I punti di forza dei veicoli elettrici cinesi sosterranno pertanto la crescita di lungo periodo delle case automobilistiche del Paese.

Secondo Schmidt Automotive Research, nei primi cinque mesi dell’anno la quota di veicoli elettrici venduti dalle imprese cinesi sul mercato dell’Europa occidentale è salita al 14,2 per cento. Le 171.800 unità commercializzate corrispondono a un aumento della quota di mercato pari a cinque punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ha riferito domenica The Guardian.

L’incremento delle vendite in Europa si è verificato nonostante i dazi fino al 35,3 per cento imposti dall’Unione Europea sui veicoli elettrici prodotti da alcune case automobilistiche cinesi, ai quali si aggiunge il normale dazio all’importazione del 10 per cento. Il Regno Unito costituisce il maggiore mercato europeo per le automobili cinesi, poiché Londra ha scelto di non seguire l’Unione Europea nell’imposizione di ulteriori tariffe. Secondo il rapporto, il mercato britannico ha rappresentato un quarto delle vendite di veicoli elettrici cinesi nell’Europa occidentale.

Cui Dongshu, segretario generale della China Passenger Car Association, ha dichiarato lunedì al Global Times che questa crescita dimostra il fallimento delle politiche commerciali protezionistiche nel contenere l’espansione internazionale delle case automobilistiche cinesi.

I veicoli elettrici cinesi dispongono di «un vantaggio di un’intera generazione» rispetto alle tradizionali case automobilistiche europee. Secondo Cui, la competitività complessiva dei loro prodotti costituisce la ragione principale della popolarità riscossa tra gli acquirenti europei.

La volatilità dei prezzi mondiali del petrolio ha determinato un aumento dei costi di utilizzo delle automobili in tutta Europa, alimentando la domanda di veicoli elettrici economicamente accessibili, un’esigenza alla quale i modelli cinesi a prezzi contenuti rispondono efficacemente. Parallelamente, il graduale ripristino degli incentivi europei per l’acquisto di veicoli elettrici ha ridotto le barriere economiche per i consumatori e incrementato le vendite complessive, favorendo a loro volta gli esportatori cinesi, ha spiegato Cui Dongshu.

Nel primo semestre del 2026, la quota di mercato dei marchi cinesi è aumentata in Europa grazie agli incentivi locali e all’aumento dei prezzi del petrolio, ha affermato Fitch Ratings in un rapporto trasmesso al Global Times.

La quota di mercato complessiva dei principali marchi cinesi nell’Unione Europea, nei Paesi dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA) e nel Regno Unito ha raggiunto l’11 per cento nel primo semestre, rispetto al 7 per cento registrato un anno prima. I maggiori operatori cinesi, Geely Group, comprendente Volvo Car, e SAIC Motor, hanno continuato a espandersi con regolarità nonostante i dazi. Secondo Fitch Ratings, i principali motori dell’aumento delle quote di mercato sono stati BYD, Chery e Leapmotor.

Cui Dongshu ha osservato che il vantaggio della Cina nel settore dei veicoli elettrici deriva dalla presenza di un ecosistema industriale pienamente sviluppato.

Nel corso di una conferenza stampa tenuta il 28 luglio, alcuni funzionari del Ministero del Commercio cinese hanno spiegato che la Cina dispone di una filiera industriale dei veicoli elettrici completa e altamente efficiente, che comprende materie prime, componenti automobilistici, veicoli finiti e attrezzature per la produzione. I distretti industriali consentono inoltre di rifornire rapidamente le imprese dei componenti necessari. La Cina occupa ormai da undici anni consecutivi il primo posto mondiale nelle vendite di veicoli a nuova energia (NEV).

«Il protezionismo può soltanto innalzare barriere all’ingresso nel breve periodo. Non può cancellare i solidi punti di forza dei veicoli elettrici cinesi né impedire ai marchi del Paese di consolidare una presenza duratura in Europa», ha affermato Cui Dongshu.

Restano tuttavia rischi di natura geopolitica, poiché, secondo alcune indiscrezioni, l’Unione Europea starebbe valutando di estendere i dazi anche ai veicoli ibridi ricaricabili cinesi.

Il 19 giugno la testata tedesca Handelsblatt, citando alti funzionari dell’Unione Europea e fonti dell’industria, ha riferito che Bruxelles sta elaborando nuove misure per proteggere più rigidamente il proprio mercato unico dalle importazioni cinesi nel prossimo futuro. Il piano potrebbe comprendere, nello specifico, l’imposizione di dazi compensativi sui veicoli ibridi ricaricabili prodotti in Cina.

L’aumento della quota dei veicoli elettrici di marca cinese nonostante i dazi dell’Unione Europea dimostra che le barriere commerciali non possono alterare le scelte del mercato. Se l’Unione Europea procederà con i previsti dazi compensativi sui veicoli ibridi ricaricabili cinesi, la misura produrrà soltanto risultati limitati, ha dichiarato lunedì al Global Times Cui Hongjian, professore presso l’Accademia di governance regionale e globale dell’Università di Studi Esteri di Pechino.

I problemi dell’Europa derivano dalla debole competitività e da politiche energetiche inadeguate. L’Unione Europea dovrebbe abbandonare la propria mentalità conflittuale, eliminare le restrizioni inique e perseguire il dialogo e la cooperazione con la Cina. Scaricare all’esterno le contraddizioni del settore industriale non può risolvere le debolezze dell’industria europea dei veicoli elettrici e finirà soltanto per danneggiare la reputazione dell’Unione Europea, indicandola come responsabile della distruzione del libero scambio, ha concluso Cui Hongjian.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog

Di Giulio Chinappi - World Politics Blog

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora. Nel suo blog World Politics Blog si occupa di notizie, informazioni e approfondimenti di politica internazionale e geopolitica.

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