Ci sono momenti in cui una scelta editoriale smette di essere una semplice questione interna e diventa un problema di libertà dell’informazione.
Quanto sta accadendo intorno a Report rischia di essere uno di questi. L’ipotesi di affidare un ruolo centrale nella trasmissione a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi solleva un interrogativo che va oltre i singoli nomi: si vuole davvero garantire alla redazione l’autonomia necessaria per continuare a svolgere il proprio lavoro senza condizionamenti?
Dopo anni di tensioni attorno a una delle trasmissioni d’inchiesta più importanti della Rai, il sospetto è inevitabile: che si stia cercando finalmente di normalizzarla.
Ma il problema non riguarda soltanto Sigfrido Ranucci e Report. Dall’altra parte dell’Atlantico, l’associazione italiana Autistici/Inventati è finita al centro di pesantissime accuse legate alle proprie attività nel campo dei servizi digitali e della tutela della privacy. In Italia la vicenda è stata immediatamente trasformata anche in terreno di scontro politico, coinvolgendo Paolo De Rosa, che in passato aveva contribuito alla nascita dell’associazione e che negli ultimi anni si è occupato anche di sovranità digitale.
Sarebbe però troppo semplice liquidare tutto con la parola “fascismo”. Esiste forse un termine storicamente più preciso: maccartismo.
Non serve abolire formalmente la libertà di espressione. Può bastare creare un clima nel quale alcune voci vengano delegittimate, isolate o rese sospette. Ed è proprio questa la deriva sulla quale una società democratica dovrebbe mantenere alta l’attenzione.