Gabriele Germani

Se pensate all’immobilismo geopolitico dimostrato dall’UE, in risposta alla guerra in Ucraina, viene da rabbrividire. Il blocco euroasiatico tra Opec e BRICS stringe i ranghi e si rafforza come unione compatta.

Opec e BRICS, la geopolitica in movimento

La guerra in Ucraina ha innescato un sommovimento globale. Il primo effetto sotto gli occhi di tutti è il salto di qualità avuto da organizzazioni esterne all’Occidente (BRICS e SCO in testa, ma non solo, anche le organizzazioni regionali di Africa a America Latina trovano un nuovo protagonismo).

La Russia non si trova marginalizzata, al contrario le organizzazioni di cui è parte hanno assunto dinamismo e autonomia.

I BRICS hanno lanciato il progetto BRICS+, coinvolgendo anche Argentina e Iran (superando lo scetticismo brasiliano sulla prima) e hanno superato la fase consultiva per passare a un momento organizzativo e di proiezione della propria potenza e influenza (basti pensare all’intervento cinese nel nucleare, nell’aviazione e ora nei treni argentini).

Inoltre un’altra corte di paesi si sta avvicinando al gruppo: Nigeria, Emirati Arabi e Arabia Saudita e più da lontano Indonesia, Pakistan e Messico (tutti paesi ricchi di risorse, estesi territorialmente e in crescita).

L’OPEC+ (in cui oltre ai membri OPEC, siede la Russia) ha di recente cominciato a distaccarsi dalla precedente politica filo-americana.

La rottura che si sta consumando tra USA e Arabia Saudita (difesa in blocco dall’OPEC e dal resto del mondo arabo) è quanto mai indicativa e continua a rafforzare la tendenza in atto di un legame tra Cina e penisola arabica (le petro-monarchie sunnite rimangano ancorate ad alcuni spezzoni di classe dirigente occidentale, al momento minoritarie, ma negli USA si voterà presto…).

Lo SCO assume importanza e la Turchia (in teoria partner di dialogo, non membro) ha avuto un ruolo enorme (gasdotto che Turchia e Russia stanno progettando nel Mediterraneo Sud e che farebbe molto comodo all’Italia, come hub di ingresso del gas russo in Europa).

Se pensate all’immobilismo dimostrato dall’UE, viene da rabbrividire.
Il blocco euroasiatico stringe i ranghi e si rafforza come unione compatta.

I legami economici legano i vecchi Non Allineati (Asia, Africa, America Latina). Un progetto che veniva dato per morto è sopravvissuto al blocco sovietico che, a sua volta, si è diviso tra Occidente (Europa Orientale) e BRICS/Unione Euroasiatica/Nuova Via della Seta (ex repubbliche sovietiche asiatiche e Russia).

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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